Il desiderio e la sua anestetizzazione

L’uomo vive del desiderio.
 Ogni persona nasce, vive e muore cercando qualcosa. E quando la trova ne cerca un altra.Spesso si cerca così tanto a lungo che si perde la concezione di cosa sia cercare e cosa sia sognare.
 Sarà questa la differenza tra uomini e sognatori?
 Come ogni bravo poeta e cantautore anche io mi riempirò la bocca dell’espressione “la vita non è un punto di arrivo, ma il viaggio per arrivarci”.
 Del resto è nella natura del desiderio di non poter essere soddisfatto, e la maggior parte degli uomini vive solo per soddisfarlo.
 Eppure non è tanto il desiderio che mi passa per la testa adesso, quanto il fatto che in rare circostanze riesco a dipanare questa necessità irrequieta di trovar qualcosa per riuscire a vivere un intenso secondo di: “questo era l’istante che cercavo”.
 Niente robe assurde o smielate come ci è stato insegnato, niente che ogni persona reputa vale la pena inseguire o comunque ritenere soddisfatto.
 Eppure in un freddo sabato sera milanese, guardare l’acqua del naviglio che alza una lieve nebbiolina mi da questa sensazione di pace.
 Quando gli istanti sono scanditi dal rumore del tizzone della mia sigaretta rosicchiare sempre più tabacco, fino alla fitta nube che diventa tutt'uno con la nebbia che risale l’aria fino a raggiungere il ponte dove sono fermo a pensare.
 Quando in fondo vedo le luci delle periferie, e intorno a me la desolazione, ripenso a me stesso incastrato in un quadro fatto di luci, pensieri, sguardi distratti e semafori rossi.
 Che sia questa una vita fatta di ricerca, che sia la vita stessa la ricerca della sensazione che ci fa sentire vivi, esiste nelle cose più piccole e stupide un modo universale per anestetizzare completamente quella assurda necessità di ricerca.
 Che sia una sigaretta in solitudine dopo un lungo sabato, o quell'istante di pace prima di crollare sotto le coperte dopo una giornata di sforzo disumano, si smette di essere uomini o sognatori, e si apprezza per un istante la sensazione di: io e questo istante siamo tutto quello di cui ho bisogno.
 Quando poi finisce riparte piano piano dalla colonna vertebrale verso poi tutto il corpo,la frenesia, la necessità di ricominciare a correre a verso le cose che sono da fare e di correre il più lontano dagli incubi che non vogliamo vedere incarnati.
 Eppure nella baraonda mi rassicuro, perché come un minatore abituato a scavare per mesi sotto terra, nei miei occhi ho ancora luminoso l’ultimo sguardo di sole prima dell’inizio del turno nel ventre della montagna.
 O come quando, tornando a casa dopo un pomeriggio tra gli alberi, porti con te un fiore.

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