All’inizio di quest’anno, all’inizio del mio blocco da disegno, ho incollato una piccola piuma. Spesso è capitato che lasciassi la prima pagina dei miei taccuini vuota per un po’, in cerca della cosa giusta da incollarci sopra. La piuma invece è arrivata da me subito, per strada, in un luogo che è sempre stato casa. L’ho incollata credendo fosse un augurio: un anno di leggerezza, di respiri liberi, di planate facili. Non lo è stato. Il 2020 è stato un anno di pesi, di esilii e di assedi senza vie di fuga. Di vittorie, anche, ma a caro prezzo. Di…


Alcuni mesi fa ho piantato dei semi. Fuori stagione, ma qualche forza sconosciuta a noi che non abbiamo foglie li ha fatti nascere. I germogli sono cresciuti forti e veloci, travolgendo il vaso minuscolo che li conteneva.

Poi sono arrivate le larve, enormi, spaventose come brutti sogni, annidate tra le radici ancora deboli. Chissà da quanto se le portava dietro quel vaso, senza che fossero mai venute alla luce. Ho cambiato il terriccio. Ho vigilato sull’acqua, sull’aria, sulla posizione. Le piante crescevano rapide e solide.

Poi però sono arrivati i bruchi, graziosi e verdi ma voraci e incredibilmente resistenti. Ingordi…


Da sempre nella mia famiglia la misura della propria pretesa di indipendenza sta nel rifarsi il letto.

Ricordo i miei primi tentativi, da bambina, quando non arrivavo a rimboccare bene le coperte dall’altro lato, quello contro il muro, lasciando un’accozzaglia picassiana di pieghe improbabili. Il letto poi, magicamente, alla sera era perfetto.

Quando ho iniziato ad accorgermene davvero ho sofferto. Gli sforzi di fare da me ignorati e disconosciuti, e allora il letto non lo rifaccio più. Poi sono arrivati i verbi greci e il sollievo di un riposo pronto dopo aver fatto tardi a studiare, chiusa in bagno con…


C'è un equilibrio molto sottile tra essere liberi di essere se stessi ed essere abbandonati a se stessi.

Credo che in questo un ruolo non indifferente lo giochino le persone che hai intorno: c'è chi, ognuno a suo modo, collabora con te alla creazione della tua versione migliore, quella in cui sarai finalmente nel mondo come un corso d'acqua, come un'apertura d'ala nel vento. È un processo che ha a che fare con la cura: a volte richiede silenzi, a volte discussioni, richiede dei no dichiarati e delle emozioni scoperchiate. …


Camminando verso casa dopo il temporale non incrocio nessuno, se non le case. Fuori da ogni porta gli zerbini, tutti diligentemente arrotolati o spostati contro i muri, perché non si impregnino al prossimo imminente acquazzone. La strada vuota e i piccoli tappeti fuori, sull’asfalto, che chiunque potrebbe portarsi via senza particolare fatica. Eppure sono il primo dei passi dell’ospitalità, accogliente da un lato, perché mette a disposizione e segnala l’ingresso, e rispettosa dall’altro, perché prova a non portare dentro alla casa le cose che si sono attaccate alle nostre scarpe, fuori.

Mi meraviglia la fiducia che sembra abitare le fibre…


Tengo aperte le finestre in queste giornate che anche qui son calde e umide. Le mosche arrivano ogni mattina una dopo l'altra e iniziano la loro giostra attorno al lampadario, come se quel pezzo di legno appeso desse loro una direzione. In cucina invece c'è una vecchia zanzariera. A volte entrano api, più spesso vespe e a volte altri insetti che non riconosco. Stasera è arrivata anche una zanzara: il suo vibrare mi ha colto di sorpresa l'orecchio. …


Credo che camminare sia una forma di speranza. Non mi riferisco ai grandi cammini, a sentieri coreografici per forza, a mete sopra i tremila, di quelle che restano nei manuali di viaggio. Penso a quelli che nemmeno trovano posto nel nostro calendario: ogni giorno ci alziamo e camminiamo. Da una stanza all’altra, e poi fuori. Uscire, la forma altissima della fiducia. Rassegnare i piedi e le caviglie e tutto quanto ci compone a caricarsi di nuovo il nostro peso.

Incontro ogni giorno una ragazza, il suo giro inizia quando il mio, tra il pranzo il caffè e la prossima call…


Stasera c’è rumore di vita. Le persone affollano la piazza, e anche se il verbo non corrisponde al reale, sparuto numero, se ne stanno più o meno a distanza sui tavolini più visi di quanti sia ormai abituata a vedere insieme. Le parole riempiono l’aria, mi arriva il profumo delle pizze sfornate e servite dai ragazzini con la mascherina, i miei anni in due, credo. Uno mi ha pesato la verdura al piccolo negozio più in là, stamattina, e quasi certamente ha lo stesso cognome di tutti i miei vicini di casa. …


Ha appena iniziato a piovere forte, il cielo indaco si distingue a fatica dai profili dei pizzi a ovest. A est solo il presepe perenne della gente ancora sveglia in casa. Forse cenano tardi come me, ma è raro. Il rumore delle posate dalle finestre qui intorno è già sparito da un po’, al punto che d’istinto faccio piano con il piatto. Il padrone del bar se ne sta affacciato alla piazza, seduto sulla soglia del locale buio. La musica di sottofondo affogata dal rumore dell’acqua. Fuma piano, sapendo di non dover aspettare nessuno.

Io che mi son quasi scordata la cena e ho mescolato a caso gli ingredienti provo a capire come si fa, seduti tranquilli sulla porta, a tenere aperto, quando fuori piove e dentro è vuoto.


©Mariachiara Tirinzoni

“Illustrare: corredare di figure un testo per agevolarne e ampliarne la comprensione o per renderlo più attraente” (dal vocabolario Treccani).

Ma il primo risultato del vocabolario è il letterario “Illuminare, rendere chiaro, splendente: un non so che di luminoso appare, Che con raggi d’argento e lampi d’oro La notte illustra e fa l’ombre più rare (T. Tasso)” (sempre dal Treccani).

Illuminare, mettere un fascio di luce, mettere al centro dell’attenzione. In ultima analisi, illustrare significa non spiegare tutto, ma fare sintesi e puntare l’attenzione su un particolare. Un libro è una stanza, ma la luce che entra dalla finestra ne sceglie un angolo, un lato, una parete, un oggetto.

Il primo disegno che facciamo su un libro è una sottolineatura.

Mariachiara Tirinzoni

Appunti di viaggio dal pianeta Terra.

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