…perché Sanremo è…le canzoni!

Prima serata del 69imo ‘Festival della Canzone Italiana’ archiviata, tutte e 24 le canzoni in gara ascoltate, per cui non rimane che passarle in rassegna ed esprimere il proprio giudizio.

Vado subito al sodo: Arisa mi ha stregato. La sua canzone è bella, vivace, solare, come appare finalmente anche lei, dopo tanti anni a lottare con se stessa. Sembra felice, e la sua canzone e la sua interpretazione lo trasmettono. Anche la scelta dell’outfit dice molto: sa anche lei di non essere bella, ma ha trovato la maniera di sentirsi lo stesso tale, e lo palesa con un look “da figa”, con il quale non pare affatto un pesce fuor d’acqua, come in altre circostanze.
Mi sei stata antipatica per diverso tempo, ma questo giro faccio il super tifo per te, Rosalba Pippa!

Molto bene anche per qualcun altro non esattamente in cima alle mie simpatie, Il Volo: a me la loro vittoria di qualche anno fa era parsa esagerata, la canzone non mi diceva granché. Questa, invece, mi suona come il giusto mix tra pop e lirica, e loro sono davvero bravi.

Sui volti “meno noti” ero piuttosto prevenuto, lo ammetto, invece in molti hanno saputo sorprendermi, primi fra tutti gli Ex-Otago, che mi hanno davvero colpito.
Ma non mi sono dispiaciuti, presi nel loro contesto, nemmeno Ultimo, Ghemon, Enrico Nigiotti, Einar e i Boomdabash.

Tornando alle “vecchie volpi”, pollice alto musicalmente per Nek, peccato per il testo livello terza elementare.

Non mi ha convinto appieno nemmeno la canzone di Loredana Bertè che, sì, merita una certa simpatia di default, ma la sua canzone sa un po’ di vecchiotto. Diciamo che Gaetano Curreri non ha fatto il massimo dello sforzo, ecco…

Non male i Negrita, parecchio interessante Daniele Silvestri, che sa sempre essere innovativo e mai banale, anche e soprattutto a livello di testi.

Veniamo ora a quelli che mi hanno lasciato qualche perplessità, e sui quali servirà forse qualche ulteriore ascolto: Paola Turci a me piace da tempo, ma sono già diversi anni che le manca lo sprint giusto per tornare a certi livelli, e anche stavolta è andata esattamente così.

In questa categoria metto anche il duo composto da Patty Pravo e Briga: è un peccato che sia “la divina” l’anello debole del team…

Finisce in questa sorta di purgatorio anche Mahmood: il suo genere, contaminato, è interessante. Peccato anche in questo caso per il testo, troppo superficiale.

E veniamo, infine, ai miei bocciati, con qualche distinguo.
Il festival si è aperto con Francesco Renga, che non mi è arrivato molto ma, sentendo anche l’esibizione successiva, forse i primi 2–3 artisti hanno sofferto qualche problema tecnico.
Al netto di questo, però, l’ex cantante dei Timoria è sembrato svogliato, come la sua canzone.

Nessuna questione tecnica, invece, per Nino D’Angelo e Livio Cori: semplicemente hanno sbagliato palco.
Idem per Achille Lauro, che pur era arrivato all’Ariston con una certa aurea da predestinato, chissà poi perché.

Ho letto in giro qualche entusiasmo, a livello di critici, per gli Zen Circus: ecco, giusto a quelli possono essere piaciuti, perché magari hanno detto mezza frase “cool” e poco più. Io li ho trovati in ritardo di una quindicina d’anni, a esser buoni…

Tra i più o meno nuovi mi ha colpito davvero poco Motta, mentre l’accoppiata Federica Carta e Shade mi è parsa la versione molto sbiadita dei “magnifici” Fedez e Francesca Michielin.

Pollice verso, infine, anche per Anna Tatangelo e Simone Cristicchi: la prima canta la solita cosetta melodica insipida, il secondo è entrato in modalità nenia e non ne esce più. Se la gente si stufa perché “sono tutte uguali” le canzoni rock di certi artisti (chi ha detto Ligabue?), che almeno ti danno la carica, figurarsi in questo caso.
E comunque di “Minchia, signor tenente”, ne esce una ogni paio di decadi minimo, ma non è questo il caso.

Due parole, infine, per i momenti extra gara: sempre toccante Andrea Bocelli, stratosferica Giorgia. Simpatico Favino (quello con lui è l’unico momento in cui Virginia Raffaele fa…Virginia Raffaele), Santamaria pareva arrivato in Riviera un po’ per caso, ma il tributo al Quartetto Cetra è stato simpatico.

Giù il sipario!