Ci sono un tempo e un luogo giusto per ogni cosa.

Ogni tanto tendo a scordarmelo.

C’è la cultura del “cogli l’attimo”, de “i treni che passano una volta sola”, di “ogni lasciata è persa”.

Ma dove sta di casa la cultura del seguire le proprie emozioni, il proprio istinto, ciò che veramente si sente dentro?

In nome di chi o di cosa dovrei sacrificare la mia quiete interiore e forzarmi a mettermi in situazioni che non sento gestibili o mie in un determinato momento?

Ieri ho avuto una certezza riguardo a dubbi e domande che mi hanno attanagliato per lungo tempo. Questa certezza ha portato con sè un’opportunità. Non so quantificare la sua portata ora. Avrebbe potuto essere un’occasione di quelle che un po' ti sconvolgono la vita, o avrebbe potuto essere solo una semplice chiarificazione. Però sarebbe stata comunque una porta che si spalancava. Io ho afferrato la maniglia, l’ho aperta un pochino, ma non me la sono sentita di aprirla bene e guardare cosa ci fosse oltre. Ho avuto paura. Paura di non essere pronta per ciò che avrei visto, di non essere in grado di gestire la situazione, di fare uno sbaglio che mi sarebbe costato caro. Forse sono solo una codarda. Eppure sento di aver fatto bene. Se non so veramente cosa voglio io, come posso mettermi in una situazione che coinvolge molte persone, direttamente e indirettamente? Come posso guardarmi allo specchio e dirmi: “Hai fatto la cosa giusta?”.

Credo si chiami “volersi bene”. Sono anni che lavoro su me stessa per imparare a volermi bene, e forse finalmente ci sono riuscita. Ho seguito ciò che il mio cuore, la mia anima, la mia coscienza in quel momento mi dicevano. Sono in pace con me stessa.

Il pensiero che avrei potuto osare di più però un pochino c’è. Mi è anche stato detto: “Meglio avere rimorsi che rimpianti, e tu ora hai un rimpianto”. Ma è davvero così?

Mi sovviene un’immagine che gira sul web… un muro su cui è scritto: “Volevo dire ai treni che passano una volta sola, che se davvero ci tengo me la faccio anche a piedi!”. Ecco. La porta è comunque aperta. Ed è pur sempre un nuovo inizio. Ora ho nuova consapevolezza e nuove sicurezze. Posso leggere gli eventi passati e immaginare quelli futuri in questa nuova prospettiva. L’occasione credo sia andata perduta momentaneamente, ma di nuovo possibile in futuro, se la vorrò cogliere. Deriva da un lungo percorso costruito pazientemente, mattoncino su mattoncino… mi è difficile pensare che sia sfumata così come se nulla fosse stato. Se davvero lo fosse, non sarebbe stata un’opportunità seria. E io i giochi li lascio ai bambini.

Ci sono un tempo e un luogo giusto per ogni cosa. Questo semplicemente non era nessuno dei due.

Show your support

Clapping shows how much you appreciated Thinksfall’s story.