Bauscià vs Casciavit: 0–6

Sandro Mazzola e Gianni Rivera in uno dei derby degli anni ‘70-’80.
0–6 a San Siro, 11 Maggio 2001.

Sandro Mazzola(in nerazzurro) e Gianni Rivera(in rossonero), rispettivamente bandiere di Inter e Milan. Sono stati i giocatori più rappresentativi della sfida infinita tra il Milan dei Casciavit e l’inter dei Bauscià.

Inter-Milan. Un derby, se non IL DERBY, tra i più belli d’Europa. Due squadre di assoluto blasonate, 10 volte Campioni d’Europa(7 volte il Milan e 3 volte l’Inter)e 36 scudetti in due(18 per i rossoneri e 18 per i nerazzurri) oltre ai tanti altri svariati trofei. Oltre alla rivalità sportiva e societaria, fortissimo è anche l’odio fra tifoserie.

Ripercorriamo insieme, attraverso la storia, le radici del dualismo calcistico di Milano. Nel 1899 nasce l’Ac Milan, fondato da Herbert Kilpin. Nove anni più tardi, nel 1908, nasce l’Internazionale Milano(Fc Inter) da alcuni dirigenti fuoriusciti dal Milan. Nelle successive vicende politiche italiane ed europee, con l’avvento del fascismo e la seconda guerra mondiale, Inter e Milan saranno fortemente messe sotto torchio dal regime mussoliniano e, prime su tutti, costrette a cambiare nome alla società. Fc Inter si trasforma in Ambrosiana Inter e Ac Milan in Ac Milano, aggiungendo una “o” e rendendo tutto “più consono” ai “valori” nazionalistici del regime. Terminato il periodo buio in Italia, le due società ritornano al nome con cui le riconosciamo attualmente.

Shevchenko in gol contro l’inter, l’11 maggio 2001

Storicamente, ed anche nella cultura di massa lombarda, il Milan è la squadra dei “casciavit” e l’Inter quella dei “bauscià”. I casciavit erano gli operai, o più generalmente, l’intera classe popolare che simpatizzava per i colori rossoneri e seguiva quella squadra che, da Kilpin in avanti, aveva entusiasmato il popolo milanese. I bauscià, invece, erano indicati come la classe medio-alta di Milano, la borghesia, che notoriamente era simpatizzante per l’Inter e non mancava di sostenerla. Tipiche dei bauscià erano le “vespette” per muoversi e andare allo stadio. Così nasce l’odio tra le due tifoserie di Milan e Inter, disprezzo e odio rappresentate dalla lotta tra operai e padroni, andata sempre più ad acuirsi specie nel periodo della guerra fredda ed il rafforzamento della borghesia italiana. Il Milan è molto più blasonato dell’Inter, ragion per cui i nerazzurri godono di minor sostegno e prestigio internazionale dei cugini rossoneri. Uno dei tanti scontri che alimenta il prestigio del “ Derby della Madonnina” è quello dell’undici maggio 2001. Terminato 0–6 per il Milan, il punteggio più pesante mai visto nei derby di Milano.

Sullo 0–4, un tifoso dell’Inter entra in campo e prega i giocatori del Milan di non continuare a segnare.

A distruggere i nerazzurri, al tempo allenati da Marco Tardelli, ci pensano Comandini prima e ancora lui, fissando il risultato sullo 0–2 nel primo tempo. La difesa dell’Inter e Frey, il portiere in particolare, fa acqua da tutte le parti. Il Milan rientra in campo più grintoso di prima, cominciano i secondi quarantacinque minuti con i rossoneri che dilagano. Giunti e Shevchenko portano il risultato sullo 0–4 ed il bilancio comincia ad essere umiliante per i “bauscià”. Sullo 0–4, un tifoso interista fa invasione di campo e chiede a Costacurta, difensore del Milan, di fermarsi e di non infierire ulteriormente. Cosa che non accadde poiché i rossoneri, allenati da Cesare Maldini, continuarono a segnare con Shevchenko, di nuovo, e Serginho. Inter totalmente umiliata e il Milan entrò nel mito distruggendo la squadra di Tardelli, demolendo anche l’arroganza nel pre-partita della società Interista certa di trionfare facilmente.

Undici maggio duemilauno
e questa data non la scorda più nessuno, 
ma soprattutto, l’azzurronero 
perché quel Derby l’abbiamo vinto sei a zero! “

-Coro dei tifosi del Milan, creato dopo il match.

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