L’anima nera della sinistra e il Renzismo

Matteo Renzi vince le primarie del PD, ricoprirà nuovamente il ruolo di segretario

«Grazie a tutti gli uomini che hanno permesso questa straordinaria festa della democrazia», ha esordito Renzi nel suo primo discorso dopo la vittoria delle primarie Pd. «Il secondo grazie — prosegue — è per Orlando e Emiliano a cui va il nostro abbraccio affettuoso. Terremo conto della loro battaglia».

Matteo Renzi, il rottamatore della sinistra,trionfa con il 70,01% alle primarie di partito. L’elettorato Dem lo conferma segretario, offrendogli l’opportunità di candidarsi alla guida del paese alle politiche. Ormai, con la linea giovane che continua ad imporsi nel PD, i rappresentanti di quella che può considerarsi il vecchio modo di far politica, Emiliano in testa, trovano sempre meno spazio.

La beffa per alcuni potrebbe essere che, nel giorno della festa dei Lavoratori, altri festeggiano per la vittoria di chi ha eliminato una pietra miliare dello Statuto dei Lavoratori, rendendosi responsabile di uno scempio organizzativo — sociale, e rendendo ancora più acuta la crisi del mercato del lavoro.

Renzi al 70%, Orlando quasi al 20% ed Emiliano, fanalino di coda, con il 10,49%. Una maggioranza bulgara, per rimanere in tema, si potrebbe definire questa vittoria per l’ex premier. Per Orlando e Emiliano resta solo la dignità di aver lottato fino all’ultimo, l’elettorato ha parlato, questo è il verdetto.

Elettorato. Alle primarie del centrosinistra, per una logica comprensibile a chiunque, dovrebbero votare solo coloro che si riconoscono nei valori della sinistra, eppure non è andata proprio così.

Il caso più eclatante a Nardò, in Puglia, roccaforte elettorale di Emiliano. Pippi Melone, sindaco di Nardò(Lecce) ed esponente dell’estrema destra, si era reso protagonista di un forte endorsement a vantaggio del candidato Emiliano, con quest’ultimo che ha accettato di buon grado “l’aiuto”. Ovviamente, come giusto che fosse, è scoppiato il putiferio. Voto sospeso nella sezione PD della città, con le schede già contrassegnate spedite alla commissione elettorale PD di Lecce, e con la richiesta della “mozione Orlando”, l’area a sostegno di Andrea Orlando, di annullare il voto. C’è da chiedersi come mai un sindaco apertamente di destra, e non certamente con simpatie verso la sinistra, si sprema tanto per favorire un candidato alle primarie di partito, c’è un qualche interesse, “inciucio” politico o semplice beneficenza?

Fantasticando, Mellone potrebbe rappresentare l’anima nera di un partito, il PD, che con la parola “sinistra” non ha mai avuto un gran feeling.

Logiche alternative a parte, adesso bisogna fermarsi un attimo a riflettere. La sconfitta delle alternative al renzismo, Orlando e Emiliano, non sono state certamente casuali. Emiliano ha reso il massimo che poteva, non avendo una forte base elettorale a livello nazionale e vincendo solo nelle sue roccaforti. Orlando invece, più “radicato” di Emiliano, ha attirato a sé i delusi di Renzi, del Jobs Act e da riforme inconcludenti se non dannose, a tratti.

Renzismo: termine coniato dai media, ad indicare quelle ricette politico — economiche per favorire la crescita e la ripresa dei consumi, incentivando le imprese ad assumere ed investire nel paese a scapito della classe lavoratrice. In soldoni: meno tutele sui lavoratori e meno oneri per i datori di lavoro, più incentivi ad assunzioni ed investimenti. Un modo di amministrare simile, se non uguale, a quello dei governi Berlusconi. Politiche e ricette usate e riusate dai precedenti governi di centrodestra e che, seppur in una salsa diversa, riproposte nei “mille giorni” di Renzi. Il renzismo ha quasi egemonizzato il partito, assorbendo alcune correnti e decimando le rimanenti.

Matteo Renzi, segretario PD, a sinistra; l’attuale premier Paolo Gentiloni, al centro; Maurizio Martina, ministro della repubblica, a destra. Insieme al leader della “corrente”, gli altri due rappresentano l’elitè del gruppo renziano.

Capitolo riforme volute dai renziani. Riforme a vantaggio delle imprese e della classe medio — alta, l’abolizione dell’articolo 18 invece, oggettivamente, un vantaggio per Confindustria. Il salvataggio delle quattro banche popolari, a danno dei risparmiatori e con il coinvolgimento del padre dell’ex ministro Boschi, un forte danno di immagine per un governo di rottamatori, più nelle parole che nei fatti, con l’obiettivo di eliminare gli illeciti e gli abusi della classe politica al potere.

La corrente renziana, sparsa a macchia d’olio nel partito e nei 6000 circoli PD italiani, dapprima ha resistito al tentativo di rivalsa dei Bersaniani e D’Alemiani e adesso si guarda bene dagli eredi di chi, come molti a sinistra, non vede di buon grado lo spostamento del PD verso il Berlusconismo-Renzismo. Alle prossime elezioni politiche, dunque, sarà Matteo Renzi a sfidare il candidato/i di Centrodestra e del movimento, ovvero i 5 stelle di Beppe Grillo.