Un mezzogiorno di sangue: 9 Luglio 1994

Non tutti, specialmente tra i calciatori, sono soliti alle buone maniere. Entrate scomposte, interventi a gamba tesa, colpi più o meno bassi e manate.

Di tutto e di più. Ma è la normalità, fa parte del gioco.

Non tutti entrano nella storia, nella memoria collettiva. Alcuni si perché, forse più di altri, rappresentano di più di un semplice scontro di gioco.

Oggi, il 9 Luglio di 23 anni fa, Mauro Tassotti cambiava i connotati facciali di Luis Enrique.

Luis Enrique si lamenta del torto con l’arbitro Puhl

E’ Italia-Spagna, quarto di finale dei mondiali negli Stati Uniti. Edizione numero 15, correva l’anno 1994. Giusto per anticiparvi il finale, che non ci interessa più di tanto, l’Italia fu sconfitta in finale dal Brasile. Terzo posto alla Svezia e quarto posto alla sorpresa Bulgaria. Più di 130 nazionali, impegnate nelle qualificazioni, e 24 partecipanti al torneo in America.

Il mondiale delle grandi attese, la nostra nazionale è allenata da un certo Arrigo Sacchi. Quel Sacchi che portò il Milan, qualche anno prima, a trionfare a più riprese in Coppa dei Campioni, Coppa Intercontinentali, Supercoppe Europee, e chi più ne ha più ne metta.

Quello stesso anno, il 18 maggio ’94, quindi appena un mese prima, esatto, dell’inizio del mondiale, Mauro Tassotti vinse la Champions League con il Milan. 4–0 al Barcellona, davanti ai 70.000 spettatori di Atene e circa un miliardo di collegati da tutto il globo, resero ancor di più Tassotti, difensore arcigno e scomodo, insieme al Milan delle vere celebrità.

Mauro Tassotti, da capitano, alza la Champions League vinta ad Atene nel ‘94-

La vittoria della Champions League, da parte di un club italiano, fu vista di buon auspicio per un trionfo anche nel mondiale che stava per partire.

Il logo commerciale della competizione

Si comincia il 17 giugno, la fase a gironi procede senza intoppi e così anche l’ottavo di finale vinto 1–2 contro la “rivelazione” Nigeria. La Spagna, prossima avversaria nei quarti di finali, si sbarazza 3–0 della Svizzera con una rete, neanche a dirlo, di Luis Enrique. La tanto attesa battaglia arriva, sono le 12:00 del 9 Luglio. Il sole è cocente, mezzogiorno in punto. Gli spagnoli del Commissario Tecnico, Clemente, sono favoriti.

L’Italia passa in vantaggio con Roberto Baggio, in gol grazie ad un assist del rossonero Donadoni. 1–0 meritato per gli uomini di Sacchi, gli iberici sono arroccati in difesa e non sembrano in grado di reagire. Nel secondo tempo, dopo un tè caldo negli spogliatoi, la Spagna pareggia con un gran tiro, alquanto fortunoso, di Caminero.

Roberto Baggio contro il portiere spagnolo, in azione.

Le “Furie Rosse” iniziano a spingere, consce del possibile successo, e sfiorano il vantaggio con un tiro salvato all’ultimo dal rossonero Costacurta. L’Italia risponde con Berti, interista, ma il tabellino non cambia. Al minuto ’87, Signori segna grazie all’assist di Berti. 2–1 per l’Italia, azzurri autori di un vero colpaccio e con un piede e mezzo in semifinale.

Poi il fattaccio…

Nel recupero, dopo il novantesimo, con ampie porzioni di pubblico che ormai aveva abbandonato lo stadio, Mauro Tassotti si rende protagonista di una gomitata sullo spagnolo Enrique. Enrique si era avventato in aria, alla ricerca del disperato pareggio, ma prontamente stoppato dal milanista in modo irregolare. Vibranti le proteste della panchina ispanica e in campo, ma l’arbitro Puhl non vede nulla e non sanziona Tassotti né assegna il tanto temuto calcio di rigore che, probabilmente ma non lo sapremo mai, avrebbe significato andare ai supplementari.

Tassotti viene punito, e anche severamente. In seguito alla decisione di usare la prova Tv della giustizia sportiva, viene squalificato per otto giornate dalla nazionale. Il pubblico di Boston, a fine partita che si concluderà per 2–1, fischia la squadra arbitrale ed il calciatore azzurro. Lo stesso Tassotti, alcuni dopo, dirà «Ho sentito tirare la maglia, ho allungato il gomito d’istinto, ho sbagliato. Ho chiesto scusa mille volte. Ho pagato».

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