Thomas Invidia
Nov 2 · 7 min read

Ho intervistato Dario Stefàno, Senatore della Repubblica e Vicepresidente dei Senatori del Partito Democratico. Tanti i temi affrontati nell’intervista, dalla questione migratoria alla tenuta del Governo, dalle politiche pro-natalità al rapporto Italia-Unione Europea.

Partiamo dalla situazione politica italiana. Recentemente il suo Partito, il PD, ha subito una scissione importante, guidata da Renzi. Lei ha ricevuto la "chiamata" per unirsi al suo gruppo oppure lei crede che l'emorragia abbia coinvolto solo i "renzianissimi"?

Le chiamate che si ricevono a titolo personale è bene che rimangano nell'alveo del personale, è una scissione certamente dolorosa. È stata operata da un ex segretario nazionale del Partito, ex Presidente del Consiglio dei Ministri, un leader forte e autorevole che, certamente, nessuno di noi avrebbe voluto. Io credo non intaccherà, tuttavia, la solidità e la storia di un Partito della Sinistra che, anzi, da questa scissione deve trovare le ragioni per rinnovarsi, trovando una nuova sintonia con i temi attuali e la società attuale. Serve un'opera di innovazione profonda.

Una verifica molto importante è il voto in Umbria. Lei crede che l'apparentamento PD-M5S possa essere replicato a livello nazionale?

Io credo che la maggioranza PD-Movimento 5 Stelle, che sostiene il Governo nazionale, sia una maggioranza nata per scongiurare un'emergenza, che era quella dell'aumento dell'IVA e dell'isolamento in Europa. Bisognava sottrarre il Paese alla recessione, non esiste alcun risultato elettorale territoriale che possa far venir meno queste ragioni di natura istituzionale, abbiamo voluto scongiurare il rischio di una recessione economica e di consegnare il Paese ad una cultura sovranista. Se nel futuro ci saranno occasioni per replicare questa esperienza, ce lo dice non solo il risultato dell'Umbria, considerando che in quella regione siamo partiti da una situazione molto complicata, ma anche i risultati di questo Governo, perché se questo esecutivo farà bene e darà risposte, allora ci saranno delle buone basi per una riflessione in altri assetti territoriali. Immaginare che il Governo possa essere legato al voto in Umbria è surreale e demagogico.

Abbiamo parlato di elezioni regionali. Si dice che lei sia in procinto di candidarsi alla Presidenza della Regione Puglia, anche sfidando Emiliano, l'attuale governatore, alle Primarie. Quanto c'è di vero?

Io sono attualmente in Senato, sono Vicepresidente dei Senatori del Partito Democratico e sono molto impegnato in questa esperienza, tanto più in un momento di difficoltà come quello dell’avvio di un’esperienza di Governo. Sono sollecitato da più parti a prendere parte in prima persona a questo appuntamento elettorale, quasi seimila firme mi chiedono di mettere a disposizione il mio impegno. Rifletterò su questa possibilità, consapevole che il percorso avviato dal Centrosinistra, e dallo stesso mio Partito, per arrivare all’individuazione di una candidatura unitaria è un percorso che non ho condiviso e non ha agevolato la possibilità di rendere l’appuntamento delle Primarie realmente competitivo e libero da lacci e lacciuoli, che hanno l’obiettivo di blindare la candidatura che c’è già piuttosto che renderla realmente contendibile.

Sono tante le criticità emerse a livello regionale in questi anni: disoccupazione, carenza dei servizi pubblici, criminalità, emergenza Xylella. Parlando di Xylella Fastidiosa, come si dovrà comportare il Governo?

Il Governo dovrà necessariamente impegnarsi per mettere in atto ogni meccanismo che agevoli il contenimento della diffusione del contagio, poi rendere operativi una serie di strumenti normativi e finanziari che consentano una rigenerazione del paesaggio. L'Unione Europea ha aperto alla possibilità del reimpianto, dunque bisogna favorire anche finanziariamente l'eradicazione delle piante secche e malate e poi, allo stesso tempo, c'è bisogno di una grande operazione di reimpianto. C'è bisogno di provvedimenti chiari e accessibili, non come è stato fatto dal precedente Governo della Lega, che ha messo in campo strumenti impossibili da attivare.

Fa sorridere che l'attuale maggioranza giallorossa, che in una delle sue componenti prima era protagonista della critica al precedente esecutivo per via della poca stabilità, litighi su tutto. Perché questo esecutivo merita più fiducia rispetto al precedente?

È un Governo nato dall'impegno verso il conseguimento di vari obiettivi in materia economico-finanziaria e istituzionale, è noto che vi era una distanza importante di impostazione tra la nostra forza politica e il Movimento 5 Stelle. È pur vero che abbiamo condiviso una piattaforma di obiettivi che può agevolare il processo, io credo peraltro che questa esperienza di Governo nasca agli esiti di un'esperienza precedente che, in qualche modo, ha fatto maturare nel Movimento 5 Stelle una consapevolezza maggiore rispetto al Governo e alle regole che nell'amministrazione della cosa pubblica devono essere osservate.

La futura manovra, almeno nella forma attuale, interverrà con aumenti mirati di tassazione per alcuni prodotti e il contrasto all'evasione fiscale. Come giudica le proposte e quali misure il Parlamento può adottare per migliorare il testo?

La manovra che noi ci approntiamo a discutere in Parlamento è una manovra che nasce su una proposta del Governo, che era abbastanza condizionata dalle scelte del Governo precedente e ci consegna l'obbligo di evitare l'aumento dell'IVA, con un impegno di circa 24-25 miliardi. Ciò significa che questa manovra, per tenere fede a quella promossa che abbiamo fatto per formare il Governo, toglie già 25 miliardi, poiché l'aumento dell'IVA congela già tante risorse. Il resto della manovra è abbastanza esiguo proprio in ragione di questo impegno molto importante, cosa rimarrà? Rimarrà un segnale nell'abbattimento delle tasse in buste paga per gli operai, un'importante azione verso le famiglie, interventi che si accennano e che abbiamo in mente di implementare nel prosieguo, accelerando una volta che non avremo più l'impegno dell'IVA. La miglioreremo in Parlamento? Vedremo se ci saranno le condizioni. Non vogliamo fuggire, ciò consegnerebbe il Paese alla recessione.

L'opinione pubblica mondiale è stata scossa dall'aggressiome turca in Siria. Perché il Parlamento Italiano non si muove con sanzioni? Anche alla luce di una risoluzione non vincolante del Parlamento Europeo che chiede agli Stati membri di agire in tal senso.

Il Parlamento Italiano non agisce perché la situazione richiede una collegialità europea, un consesso sovranazionale che è l'Unione Europea. All'interno dell'UE dobbiamo essere capaci di spingere per iniziative nei confronti della Turchia, sarebbe impensabile che lo facesse l'Italia da sola, la Germania da sola, il Regno Unito da solo, la Francia da sola. Io credo che l'Italia abbia dato dei segnali molto chiari all'Unione Europea, dobbiamo continuare a farlo con la nostra presenza in Parlamento e con la nostra rappresentanza in seno alla Commissione Europea. Dobbiamo riconoscerci nello schema europeo. L'Italia con l'Europa può incidere di più, anche perché la Turchia ha bisogno dell'Europa.

Questo Governo si sta muovendo, finalmente, verso una politica dal volto umano che sappia incentivare la natalità. Questa è una battaglia tradizionale delle destre, il governo si sta lasciando influenzare dalla componente cattolico-moderata di Italia Viva?

Io credo che il tema della famiglia e dell'incremento demografico non debba essere considerato come un tema da consegnare alla Destra, ma c'è la consapevolezza di agire in quella direzione e ce l'abbiamo tutti. Io credo che il Governo stia facendo benissimo a seguire quella strada, lo facciamo nella dimensione dell'impegno programmatico e già da prima della nomina dei Ministri. È un avvio di una nuova fase, nella quale la famiglia non diventa l'antagonista rispetto ad altre modalità di convivenza, che pure esistono, ma diventa un luogo in cui sviluppare un approccio di crescita demografica e sociale. Non è un tema di Destra, ma un tema della comunità tutta. Il Family Act faceva parte dell'accordo di Governo, l'accordo di Governo è nato prima del Governo e non dopo. Se Renzi sollecita attenzione verso questo tema, va bene. È sbagliato se lui lo contenderà ad altre forze politiche, è un tema che appartiene al Governo e non a singole forze politiche, e apparterrà al Parlamento che, quando lo voterà, lo voterà in tutte le sue componenti e non solo Italia Viva.

Questione migratoria. Gli sbarchi sono aumentati di oltre il 100% rispetto allo stesso periodo del 2018. Il Governo, tramite il Ministro dell'Interno, ha ottenuto l'Accordo di Malta nella speranza di una collegialità nelle ridistribuzioni e nell'aumento dei rimpatri. Qual è la sua opinione in merito all'accordo e crede sia necessario smantellare i Decreti Sicurezza, firmati dall'ex ministro Salvini?

I Decreti Sicurezza vanno rivisti e non ce lo chiede solo il nostro impegno politico, ma anche le sollecitazioni del Capo dello Stato. L'accordo di Malta è un passo importante in avanti, introduce un principio di adesione volontaria, ma impegna gli Stati su quello schema di ragionamento che può portare ad una revisione, seppur graduale, del Trattato di Dublino. L'aumento degli sbarchi è dovuto anche ad una modalità diversa di affrontare il problema da parte di questo Governo, ma credo che il giudizio su un accordo appena siglato debba ancora attendere. Dobbiamo procedere nella direzione di marcia che ci siamo dati con la nomina del Ministro, Lamorgese, al Viminale. Dobbiamo immaginare il modo di porci rispetto all'immigrazione in maniera del tutto diversa, certamente chiamando l'Europa alla sua responsabilità ma anche bisogna lavorare per favorire condizioni positive nei Paesi di partenza dei flussi. Non possiamo sostenere uno sforzo di proporzioni titaniche, dobbiamo lavorare in quei Paesi affinché si scongiurino le partenze. Il Governo lavorerà su questo tema, ha necessità di porre chiarezza sui temi e svincolandoli da un atteggiamento populista e da campagna elettorale, che non ha aiutato l'Italia in Europa.

Secondo lei, questo Governo, se durerà, quanto durerà?

Questi Governo è nato con un orizzonte di legislatura, è nato per arrivare al 2023. Se saremo in grado di mantenere questo impegno, dipenderà dalle cose che faremo. Io sono persuaso che sapremo fare buone cose.

    Thomas Invidia

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    Praticante Giornalista pubblicista. Autore di "150 passi verso la democrazia". Studente liceale.