Chi abita a Genova il ponte Morandi lo conosce. È un ponte dell’A10, ci si passa sopra per andare a ponente, al mare, tipo, o all’aeroporto. Funziona anche nell’altro senso, chiaro.
È lungo 1,200 metri, alto 45, con piloni che arrivano a 90. Chi abita a Genova lo sa, ma chi viene da fuori, di solito, ci resta un attimo, perché il ponte Morandi è grosso. Infatti dicono “è grosso”, ma anche “sembra una di quelle cose americane”. Soprattutto in fondo, dove c’è l’elicoidale.
L’ingegnere che lo ha progettato negli anni ’60, Riccardo Morandi, è famoso per le sue strutture di cemento armato ignudo, come questa. Ne ha fatti altri due simili, da altre parti del mondo. In quello a Maracaibo, sul lago, ci ha picchiato dentro una nave, per dire.
Dicono sia una specie di fallimento ingegneristico: è bello, ma costa troppo mantenerlo, e vent’anni dopo la costruzione ci hanno dovuto aggiungere dei cavi per tenerlo in piedi. Ora dicono che fanno prima a ricostruirlo che a starci dietro. Insomma questo Morandi mi sa che ha fatto qualche casino.

Chi abita a Genova lo conosce, ma chi abita in Val Polcevera, la valle che sovrasta, lo conosce meglio. Strade e ferrovie ci passano sotto, e chi come me ha passato la vita a fare avanti e indietro tra la periferia e il centro ci è passato sotto migliaia di volte. E da sotto quel ponte lì ha tutta un’altra faccia. È pieno di toppe e cicatrici. È veramente un coso malmenato.
Come quando a furia di ripeter parole queste perdono di significato, guardare troppo il ponte ne fa ricordare l’imponenza. Pure i genovesi, a un certo punto, pensano “Ma sai che è grosso davvero”.

Quando si andava a scuola in treno se si passava sotto il ponte bisognava stare zitti. Un rito che non si è mai discusso, e forse se si stava attenti si poteva sentire l’ola di silenzio allungarsi per il treno. Immagino lo facciano anche adesso, ma non so mica. 
Certo è che sotto ci lavora un sacco di gente. Amiu, Ansaldo e altre cose più piccole. Dubito stiano zitti tutto il tempo. E starci sotto, davvero sotto, fa pure più impressione che passarci in treno.

Queste foto le ho fatte tipo un anno fa, e non mi piacevano. Ora un po’ di più. 
Fotografare il ponte è bello, è affascinante, ma poi per gli occhi nostri è sempre la solita grossa cosa, e rivedendolo si prova poco e niente. Il tempo aiuta, diciamo. Non volevo manco scriverci niente, però è una figata, e le figate si condividono.
Morandi è morto nell’89, quando sono nato io. Ci ha lasciato un bel ricordo e pure un bel casino.