La morte dei propositi: una breve storia triste.

Qualche mese fa ho deciso che era giunto il momento di riprendere a fare regolarmente un po' di attività fisica. A casa dei miei genitori c’era una vecchia cyclette massiccia e pesante che nessuno usava più, anzi, rompeva anche un po' i coglioni, dato che non si poteva piegare. Siccome funzionava, non aveva senso che ne acquistassi una nuova: tanto valeva che prendessi quella.

Ovviamente i miei erano entusiasti che li liberassi da quell’ingombro, ma non abbastanza da aiutarmi a trasportarla a casa mia. Poco male - ho pensato - tanto avevo appena deciso di fare un po' di movimento e quello era un buon modo per iniziare. 
L’ho trascinata giù per 3 rampe di scale, esercitando così braccia, spalle, gambe e corde vocali (principalmente quelle, con 4 serie da 10 di imprecazioni colorite).

Alla fine, al costo di un principio d’ernia, riuscii a caricarla in macchina e portala sotto il mio palazzo.
Qui mi aspettavano 4 rampe di scale, ma almeno c’era l’ascensore! Che ovviamente - mi accorsi con mestizia - era troppo piccola per contenere il trabicolo: facendo affidamento sui (pochi) muscoli ancora non doloranti mi rassegnai a portala nuovamente in spalla. 
Giusto il tempo di sputare mezzo polmone, ed ecco la cyclette finalmente nel suo nuovo posto in studio, pronta all’azione.

Non oggi però - mi sono detto - che per questa giornata mi sono fatto abbastanza il culo.
Da allora non l’ho più toccata.

Fine.

Cordialità, 
Il Triste Mietitore