Pokemon Go: nuovi mestieri.

Mi sono trattenuto dall’esprimere giudizi categorici su Pokemon Go essenzialmente per due motivi:

  1. La volontà di seguire l’atavico insegnamento del farsi i cazzi propri;
  2. L’instabilità del mio pulpito nel caso di una invettiva contro i giovinastri che hanno sempre il cellulare in mano, dato che anche il mio riposa poco in tasca.

L’ho provato alla fine, così per non farmi mancare nulla. Non mi ha appassionato, ma non lo vedo come un fenomeno così da ostracizzare. Andiamo, c’è voluto l’avvento di Pokemon Go perché qualche pirloide poco attento alla strada desse una capocciata contro il classico palo della luce? È colpa di Pikachu se qualche malnato è finito con l’auto nel fosso? Non credo proprio: c’è un’app per questo ed altro già da tempo, parafrasando un celebre spot Apple.

È vero tuttavia che Pokemon Go ha qualcosa di diverso da tutti gli altri sciocchi passatempo da cellulare, un elemento in particolare è fuori dal comune ed in esso risiede probabilmente il suo successo. Di solito uno tira fuori lo smartphone e lancia il classico casual game quando entra in gioco un certo “Fattore Tempo”: ho del tempo da fare passare (sono in coda alle Poste), ho qualche minuto libero (sono in pausa pranzo), ho un’ora da buttare al cesso e via dicendo. In Pokemon Go, invece, non si parla di Quando, bensì di Dove: è il luogo dove ti trovi a spingere l’avvio dell’applicazione. Certo, c’è sempre un fattore di opportunità temporale, ma il gioco ti stuzzica portandoti a farla passare in secondo piano. Siccome ogni luogo può essere propizio alla cattura di un mostriciattolo, anche ogni momento — di conseguenza — tende a diventarlo. Questa caratteristica, a mio avviso, può in effetti creare una dipendenza maggiore di altri passatempi nelle persone che già di loro non sanno regolarsi.

Ho sentito anche parlare dei benefici dell’applicazione per chi fa una vita sedentaria — lo stereotipo tipo del nerd sfigato, tutto divano, console e snack ipercalorici a portata di mano — che finalmente è spinto ad uscire: per me è una cazzata almeno 9 volte su 10. Ammetto che qualcuno possa essere incentivato dal gioco a correre per la campagna alla ricerca di mostri, ma non commetto mai l’errore di sottovalutare la naturale pigrizia umana: secondo me la maggior parte degli utenti alla fine lo usa solo nei percorsi abituali quotidiani (casa — scuola, casa — lavoro etc) e nulla di più.

Ma benefici Pokemon Go ne può portare in effetti, anzi ne sta già portando. E mi riferisco a benefici economici e neppure da poco: questa applicazione sta creando reali opportunità di lavoro e nuovi mestieri. Dovete sapere che c’è gente che, per la modica cifra di 15 euro all’ora, si offre di curarti l’account, accudendo i tuoi mostrini catturati e cacciandone di nuovi. In sostanza tu gli scendi Pikachu e lui te lo piscia. E non solo: ci sono addirittura degli autisti specializzati che mettono a disposizione la loro vettura — dotata di tutti i confort — a cacciatori di Pokemon, guidando per le strade alla velocità di 20 km/h (al di sopra di questa velocità non vengono conteggiati i km necessari per schiudere le uova di mostro) per 40 euro all’ora. Che sono soldini, ma si possono trovare altri 3 amici disadattati e pagare solo 10 sacchi a testa. Ma ne abbiamo anche per i tradizionali esercenti: nel gioco sono importantissimi i punti di ristoro (dove fare rifornimento di pokeball) e le palestre (luoghi in cui sfidare altri concorrenti): prossimamente sarà possibile chiedere alla Nintendo di fare diventare il proprio negozio uno di questi. Immaginate la folla di gente che vi si riverserebbe: un bar o un ristorante minimo quintuplicherebbe le proprie entrate giornaliere. Insisto: si potrebbe fare la stessa cosa con musei e mostre per arricchire un po’ lo stato e, forse, le menti dei videogiocatori.

Insomma, in sintesi non vedo l’avvento di Pokemon Go così malaccio. Appena l’applicazione permetterà lo scambio dei Pokemon catturati tra utenti, forse questi comunicheranno e parleranno anche di più tra di loro, oltre a camminare zitti con il naso negli schermi dei loro smartphone. Si scambieranno consigli, battute e risate oltre che mostriciattoli. E magari qualcuno si innamorerà e prenderà anche un po’ di figa, che a detta dei detrattori di questo videogame è proprio quello che i suoi utenti dovrebbero fare sin dall’inizio.

Cordialità,

Il Triste Mietitore