Britannia rule(d) the waves — La Marina di Sua Maestà non è più maestosa

Per la prima volta dagli anni Ottanta, la Royal Navy non distaccherà verso l’Atlantico meridionale alcuna delle sue unità maggiori (cacciatorpediniere o fregate) per riaffermare la sovranità britannica sulle isole Falkland, la Georgia del Sud e le isole Sandwich meridionali.
L’Atlantic Patrol Task (South) ha operato nell’area sin dal conflitto vittorioso contro l’Argentina del 1982 per assicurare la tutela degli interessi locali del Regno Unito. Negli anni, la sua zona di competenza è cresciuta fino a lambire le coste di America del Sud e Africa occidentale, partecipando a missioni antipirateria e portando avanti attività di diplomazia marittima nella regione. La conseguenza è che per il momento la White Ensign potrà garrire a sud dell’equatore solo da un piccolo pattugliatore d’altura che è basato stabilmente alle Falkland (HMS Clyde).
Nel mentre, la Commissione Onu per i limiti della piattaforma continentale si è appena pronunciata a favore delle rivendicazioni argentine per un’estensione della piattaforma continentale di Buenos Aires che riduce quella delle isole Falkland (Malvinas per gli argentini). Anche se il parere della commissione non ha valore legale, questo favorisce le rivendicazioni territoriali dell’Argentina e di riflesso acuisce i timori del pubblico britannico circa la sicurezza delle Falkland in un frangente in cui già spicca l’assenza di proprie unità navali maggiori nel Sud Atlantico.
La scelta di non inviare né un cacciatorpediniere né una fregata alla volta dell’Atlantico meridionale può dipendere da una semplice considerazione strategica (la Marina argentina non costituisce alcuna minaccia) come dalla necessità di mantenere il grosso delle proprie forze nell’Atlantico settentrionale per seguire la crescita dell’attività navale russa. Tuttavia, ciò non basta a nascondere lo stato di profonda debolezza in cui versa la Royal Navy.
Nell’ultimo ventennio la Marina di Sua Maestà è stata letteralmente dimezzata: dalla quarantina di unità maggiori in servizio verso la metà degli anni Novanta si è infatti passati alle 19 attuali, con ripercussioni negative sulla capacità della Flotta di reagire in maniera tempestiva a crisi, emergenze o altri incidenti nonché di assorbire perdite nell’eventualità di un conflitto.
A inizio 2016 la Royal Navy ha perso altre due unità, con il ritiro dal servizio attivo della HMS Lancaster (una vecchia fregata classe-Duke) e della HMS Dauntless (un cacciatorpediniere classe-Daring). Quest’ultima è la notizia più preoccupante: la nave era entrata in servizio solo pochi anni fa e appartiene a una classe di 6 nuove unità antiaeree che per quanto moderne sono attanagliate da gravissimi problemi agli apparati di propulsione. Questi apparati (benché naturalmente più piccoli) sono gli stessi che equipaggiano le portaerei di classe-Queen Elizabeth, navi che avranno l’onore e l’onere di rilanciare le ambizioni di potenza oceanica del Regno Unito. Oggi la HMS Dauntless è ferma in porto dopo essere stata relegata al ruolo di nave scuola, in attesa di una soluzione per i problemi ai sistemi di propulsione. La HMS Lancaster è stata invece riportata nel suo bacino di carenaggio a Portsmouth, ma un giorno potrebbe tornare a solcare le onde.
Ancora più grave è la questione legata al personale. La Royal Navy attraversa una vera e propria crisi in particolare per quanto riguarda il personale tecnico qualificato. Mentre i tagli che si sono abbattuti implacabili sul bilancio della Marina a partire dagli anni Novanta riducevano il numero delle unità disponibili, alle superstiti veniva chiesto di operare per più tempo lontano da casa al fine di soddisfare le esigenze della Flotta. Ciò ha finito per ripercuotersi negativamente sul morale degli equipaggi, alimentando una vera e propria fuga verso gli impieghi meglio remunerati e soprattutto stanziali del mondo civile.
La necessità di arrestare l’emorragia di personale qualificato arriva a influenzare la pianificazione delle campagne: durante le ultime festività pasquali, 10 delle unità maggiori britanniche si trovavano in porto o nelle acque territoriali del Regno, 4 erano sottoposte a manutenzione e solamente 3 disponibili per missioni oltremare (due quelle ritirate dal servizio attivo).
Questo desolante scenario non migliorerà prima di un altro decennio, quando la Flotta inizierà a ricevere nuove unità, benché non in misura sufficiente a riportare la Royal Navy ai fasti di un tempo.