Che ci faceva un sottomarino nucleare russo al largo della Francia?

A gennaio la Marina francese ha individuato un sottomarino russo armato con missili balistici nucleari che operava al largo della costa atlantica della Francia, nella Baia di Biscaglia. 
Una notizia del genere non diventava di dominio pubblico dai tempi della guerra fredda, quando i battelli nucleari sovietici erano soliti avventurarsi in pieno Atlantico fino a lambire le acque territoriali dei paesi Nato (e viceversa). Sul tipo di unità russa aleggia un velo di mistero: è probabile si trattasse di un classe-Delta IV (foto) appartenente alla Flotta del Nord di base a Murmansk, un leviatano da 18 mila tonnellate armato con missili nucleari capaci di colpire fino a 7.500 miglia di distanza. Oppure di un moderno e ancora più letale classe-Borei, equipaggiato con missili balistici e da crociera. 
Al tempo del conflitto Est-Ovest, non era insolito per le forze sottomarine dei due schieramenti spingersi in prossimità delle acque territoriali di una potenza avversaria per testarne i sistemi difensivi e le contromisure pronte a scattare in caso di minaccia. In realtà, l’ultima evoluzione della dottrina d’impiego sovietica per i sottomarini balistici prevedeva lo schieramento delle unità strategiche al massimo entro le acque dell’Artico, da cui avrebbero potuto comunque raggiungere i centri nevralgici del Nord America grazie ai propri missili intercontinentali. Inutile inviarle nell’Atlantico ed esporle all’avversario: il compito d’elezione dei sottomarini balistici è infatti il bombardamento del territorio nemico con armi nucleari e non il confronto con le sue unità da guerra. A questo scopo intervengono i sottomarini d’attacco, battelli a propulsione nucleare oppure diesel-elettrica progettati per il combattimento in mare e per dare la caccia ai sottomarini balistici avversari. L’idea è quella di distruggerli prima che questi possano lanciare i propri ordigni. 
Per questo motivo, non è irrealistico ritenere che l’unità russa individuata al largo della costa atlantica della Francia potesse essere un sottomarino d’attacco, distaccato in zona per monitorare gli spostamenti delle controparti balistiche francesi o britanniche che sfruttano le acque profonde della Baia di Biscaglia per rendersi invisibili ai sistemi di rilevamento stranieri. 
Benché l’alternativa dell’unità balistica resti comunque più solida, la sua presenza nella Baia di Biscaglia è quantomeno singolare: si tratta di una zona di mare troppo ravvicinata all’Europa occidentale per pensare di operare con successo contro bersagli terrestri usando missili intercontinentali, così come troppo distante dalle rotte percorse dai sottomarini russi quando si spostano fra il Mare Artico e il Mare Mediterraneo. 
Il Cremlino potrebbe allora aver voluto mandare un semplice avvertimento alle potenze occidentali, conscio del fatto che inviare un’unità tanto vicino alla costa francese avrebbe portato alla sua inevitabile individuazione. La forze sottomarine russe e, in particolare, la loro componente strategica rappresentano il fiore all’occhiello della Marina della Federazione nonostante il crollo in termini quantitativi rispetto all’età sovietica. 
Di recente, Regno Unito, Svezia e Finlandia hanno lanciato più di una missione per dare la caccia a unità sconosciute che ne avevano violato impunemente le acque territoriali (il sospetto è che si trattasse di sottomarini russi). Dopo un lungo periodo di stasi susseguito al tracollo dell’Unione Sovietica, i battelli russi stanno tornando a ripopolare le acque del Nord Atlantico, avvantaggiati dalle diminuite capacità Nato di rilevazione nel momento in cui varcano il c.d. Giuk gap fra Groenlandia, Islanda e Regno Unito. Questo passaggio venne stabilito al tempo della guerra fredda per dividere il Mare Artico dall’Oceano Atlantico: sulla sua soglia vegliavano le forze Nato per rilevare il passaggio verso sud di battelli sovietici, col compito di dar loro la caccia.
Ma nonostante gli allarmi occidentali, la presenza dei sottomarini russi nelle acque europee non rappresenta alcunché d’insolito bensì il ritorno alla normalità dopo l’eccezione degli anni Novanta e primi Duemila.

Classe-Delta IV