Simboli e realtà dell’esercitazione militare sino-russa nel Mar Cinese

Il cacciatorpediniere cinese Zhengzhou (Type 052C) apre le manovre. Fonte: Xinhua News Agency

Fra il 12 e il 19 settembre le Marine di Cina e Russia si sono ritrovate nel Mar Cinese Meridionale per l’edizione 2016 di Joint Sea. La valenza di queste esercitazioni congiunte, che presero il via nel 2012 come semplici operazioni al largo della costa cinese, è cresciuta negli anni.
Ad esempio Joint Sea 2015 I si è svolta a maggio nel Mediterraneo Orientale, dopo che le due fregate cinesi partecipanti avevano mostrato per la prima volta nella loro storia la bandiera della Marina Militare cinese nel Mar Nero, facendo scalo nel porto russo di Novorossijsk. Ad agosto Joint Sea 2015 II si è imposta come la più vasta esercitazione navale di sempre fra i due paesi, raccogliendo nel Mar del Giappone oltre 20 unità da guerra.
Joint Sea 2016 non è stata da meno, soprattutto sul piano simbolico. L’esercitazione è infatti caduta nel ventesimo anniversario dall’avvio della cooperazione strategica russo-cinese e ha fatto il suo esordio nel Mar Cinese Meridionale. Il bacino strategico che Pechino rivendica quasi per intero è al centro di una disputa fra i paesi rivieraschi.
La Russia ha preso parte alle manovre con quattro unità di superficie, due rifornitrici e due unità di fanteria di marina, mentre la Cina ha impiegato una decina di navi fra cacciatorpediniere, fregate, sottomarini, aerei e ancora fanti di marina. La presenza di unità specializzate nelle operazioni anfibie non è casuale: oltre che a fare pratica in fatto di missioni antipirateria, difesa aerea ed esercitazioni di tiro, russi e cinesi hanno inscenato diverse operazioni di sbarco sulle piccole isole che contraddistinguono la geografia del bacino.
 L’annuncio delle manovre è dello scorso luglio, ma il focus sull’assalto anfibio colpisce se si tiene conto che pochi giorni prima i marines Usa si erano esercitati intensamente in operazioni di conquista e difesa di piccole isole nel Pacifico dotate di piste da volo e aeroporti: una caratteristica che richiama alla mente le installazioni artificiali cinesi comparse nel Mar Cinese Meridionale.
Russi e cinesi si sono dedicati anche alle operazioni anti-sottomarino, da sempre il grande tallone d’Achille della Marina militare di Pechino. Negli ultimi anni, nella regione, il numero e soprattutto la qualità di questi battelli ha registrato un’impennata verso l’alto. Il processo non riguarda solo le Marine di punta (statunitense, giapponese o sudcoreana), ma anche quelle di altri paesi.
Per quanto evocative, le sei manovre congiunte fra Russia e Cina svoltesi dal 2012 a oggi vanno messe nel contesto. Ogni anno, ad esempio, solamente nel Pacifico la Marina Usa è impegnata in oltre mille attività fra esercitazioni navali, eventi e altre opportunità di collaborazione con le Forze Armate di paesi stranieri.
A colpire è forse un altro dato. La partecipazione russa a Joint Sea 2016 è coincisa con il lancio di un’altra e ben più impegnativa esercitazione aeronavale nel Mar Nero, attorno alla Crimea, alle manovre di sottomarini e unità di superficie al largo della costa lettone nel Mar Baltico e all’ininterrotto sforzo bellico e logistico in Siria, cui prenderà parte entro la fine dell’anno anche l’unica portaerei della flotta. Lungi dall’esser tornata ai fasti dell’epoca sovietica, la Marina di Mosca sembra essersi lasciata alle spalle una volta per tutte le turbolenze degli anni Novanta e primi Duemila.

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