“Al popolo della Route 66"

Postfazione di Franco Zefferi al libro “Quel viaggio insieme” di Valentina G. Bazzani, edito da Youfeel (Rizzoli).

“ La Route 66 è una strada ad alto contenuto emozionale. Perfino il nome è straordinariamente evocativo, un richiamo irresistibile a luoghi e tempi carichi di fascino. Molti la associano al senso di libertà che si prova percorrendola ma questo, forse, è solo uno degli aspetti meno importanti della Highway più famosa del mondo. La Route 66 è un intreccio di storie bellissime, romantiche, nelle quali ognuno di noi si può riconoscere; trasuda passione, una passione che l’ha accompagnata fin da quando fu costituita come parte dello US Highway System nel 1926; la stessa che ha ispirato Cyrus Avery, l’imprenditore che con forza l’ha voluta e che le ha attribuito il nome che avrebbe incantato per sempre i viaggiatori di tutto il mondo. Ed è la passione che la tiene viva, che motiva tutti coloro che si adoperano affinché questo mito sopravviva all’inesorabile incedere del tempo. La Route 66 è stata la «Strada Madre, la strada della fuga», come la definì Steinbeck in Furore; un «lungo sentiero d’asfalto» che ha accompagnato negli anni Trenta il viaggio della speranza degli okies, i migliaia di disperati in fuga dalle grandi pianure diretti verso la California e un futuro migliore. I capitoli della sua meravigliosa storia sono numerosi, a partire dalla conquista del suo nome (nacque come US 60 e poi divenne temporaneamente 62 prima di approdare al 66) per poi passare allo splendore degli anni Cinquanta e Sessanta e all’inevitabile declino nei Settanta e Ottanta, accelerato dalla realizzazione del nuovo piano di autostrade interstatali voluto a suo tempo dal presidente Eisenhower. Ciascuno di noi, percorrendo la Route 66, può individuare similitudini tra la sua storia e la propria perché ogni viaggiatore, come Curz e Natalie, vi ripercorre anche la propria vita e le proprie esperienze. E può capitare che, durante il viaggio, ci si innamora come loro, anche solo di un vecchio motel. Un viaggio lungo la Route 66 può essere quindi l’insieme di tanti percorsi. È un cammino introspettivo, un viaggio nello spazio e nel tempo, un tempo che molti di noi non hanno conosciuto ma del quale vorremmo tanto aver fatto parte. La Route 66 è una via di fuga dal presente, dal caos quotidiano, dal consumismo; un modo per rallentare e godersi la vita a una velocità più adatta a quei ritmi naturali che la modernità ha destabilizzato. La Route 66 è nostalgia. Nostalgia per un periodo più semplice della storia americana, quando tutto era «a conduzione familiare», quando i rapporti umani erano importanti, quando la destinazione di un viaggio era la strada stessa e quello che si cercava era solo una casa lontana dalla propria; nostalgia per l’America sorridente, spensierata delle vecchie serie televisive poi appiattita e banalizzata dall’avvento delle corporation. La Route 66 è un incredibile microcosmo, un piccolo paese lungo quattromila chilometri dove tutti si conoscono e condividono l’orgoglio per questa strada; una piccola, grande comunità di persone che si sostiene con amore. Non si è mai stranieri quando si viaggia lungo la Mother Road ma, proprio come Curz e Natalie, si è parte del sogno, parte del popolo della US Route 66.”

Franco Zefferi


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