Unforgettable trip ❤

Non ero ancora sazio. Avevo ancora fame, fame di avventura. Avevo ancora sete, sete di libertà. Si, perché quando qualcuno come me riesce ad assaporarle, poi, non può più farne a meno. Diventa una droga, diventa una dipendenza meravigliosa, forse l’unica per la quale vale la pena vivere.

Era l’ultima sera e mi trovavo a Santa Monica, Los Angeles. Tra poche ore il sogno sarebbe svanito. Ero triste. Chissà quante volte avrò chiesto a Dio di farmi tornare al momento del mio arrivo a Chicago. Chissà quante volte ho chiuso gli occhi e sperato che, riaprendoli, mi sarei ritrovato a Joliet. Si, perché ancora oggi, quando mi capita di alzare gli occhi all’insù, mi sembra di vedere quel cielo stellato di Big Water, e di provare quelle emozioni…

La frase che esprime meglio ciò che io ho vissuto lungo quella meravigliosa striscia di asfalto è quella del celebre romanzo di Jack Kerouac, che fa: ‘’Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede. Avevamo ancora molta strada da fare ma non ci importava. La strada, per noi, era la vita’’.

Dopo aver vissuto, purtroppo, un periodo logorante, ero alla ricerca di emozioni intense ,vere, profonde, in grado di smuovere la mia anima. Avevo bisogno di loro, di una scossa, di un qualcosa che mi avesse spronato, di un qualcosa che mi travolgesse come un treno in corsa. Ne sentivo l’esigenza, come dell’aria che respiro. Avevo bisogno che un’esperienza mi aiutasse a togliere quella maledetta pietra poggiata costantemente su quel maledetto freno.

Spesso la vita ci sussurra in anticipo ciò che succederà. Alcune volte lo capiamo, altre no. Io, fin da bambino, ho sempre sognato di andare negli Usa, di percorrere, con gli amici più cari, un coast to coast alla guida di una bella Mustang cabrio o di un enorme Pick-up old style. Io sono un sognatore professionista. Sono uno di quelli che ha sempre la testa fra le nuvole. E’ bellissimo esserlo. Bisogna essere estremamente sensibili e, purtroppo, io lo sono. Si, ho detto purtroppo perché ciò ha anche tanti lati negativi. Del resto, come ogni cosa nella vita. I sogni, noi professionisti del sognare ad occhi aperti, li lasciamo spesso chiusi in polverosi cassetti. Loro sono lì che vogliono prendere forma chissà da quanto tempo. Cercano di uscire da questo maledetto cassetto, di liberarsi da queste paure a forma di gabbia che li imprigiona, cercando di diventare reali. Purtroppo, ahimè, nella maggior parte dei casi li abbandoniamo. Però, ogni tanto, capita una magia. Capita che la vita ti colpisca con un taser carico di emozioni in grado di darti la giusta scossa, di darti la forza di soffiare via quella polvere e aprire, finalmente, quel vecchio cassetto.

Mi trovavo a Civitavecchia, dove io sono nato. Abito in Calabria ma vado lì spesso per rivedere i miei amati parenti. Ho una Zia meravigliosa là, una nonna stupenda e due cugini ai quali voglio molto bene. Era una mattina come tutte le altre. Stavo in un negozio di prodotti per la casa. Giro tra le corsie. Non sapevo come ammazzare il tempo. I miei trascorrerebbero ore ed ore in determinati negozi. Anzi, lo fanno! Tra una cosa e l’altra, vedo una scatola. Era una semplice scatola porta oggetti. Aveva una moto, un motel, un distributore di benzina e un’insegna Route 66 disegnati su ogni lato. Non era niente di che esteticamente ma la desideravo fortemente. Sentivo di volerla a tutti i costi. La guardavo e mi perdevo dentro di lei. Perché? Non lo so, giuro! La volevo e basta! Allora, la mia dolce metà, Maria, la mia piccola, mi guardò con quegli occhioni e, senza dire nulla, con amore mi sorrise e mi fece questo regalo. Eh! Chi se lo immaginava che qualche mese dopo mi sarei ritrovato proprio li, in uno di quei motel simili a quello raffigurato su questa benedetta scatola.

Ricordo bene il giorno in cui, con gli amici, abbiamo acquistato i biglietti aereo. Dentro di me le emozioni si accavallavano una sull’altra come le onde di un mare in tempesta. Sentivo sensazioni contrastanti. Un ciclone di emozioni mi ha travolto. Ero eccitato. Felice. Avevo paura. Ero terrorizzato. Si, lo ero. Perché, come ho detto prima, ho sempre lasciato imprigionati i miei songi. Sognare è bello ma, renderli reali, fa paura. Chissà perché è così. D’altronde sognare è meraviglioso e renderli reali lo è ancora di più. Ora, però, sono qui a scrivere tutto questo e ringrazio la vita per avermi regalato tutto ciò. Ringrazio me stesso per aver dato un calcio in culo alla paura di volare, di aver aperto gli occhi. Ringrazio i miei amici per aver condiviso con me un’esperienza meravigliosa, indimenticabile. Ringrazio Maria per aver condiviso con me, anche se da casa, tutto ciò e per essere stata felice, almeno quanto me, per la realizzazione di questo sogno. Ringrazio la mia famiglia, perché senza di loro nulla sarebbe accaduto. Auguro a tutti voi di avere la forza di mettere da parte paure e di vivere come se non ci fosse un domani. Auguro a tutti voi di poter fare, un giorno, un viaggio/esperienza del genere, perché è in grado di marchiare a fuoco il tuo cuore di emozioni indelebili, emozioni che rimarranno scolpite nella tua anima per sempre. E’ l’investimento migliore che si possa fare.

E’ difficile spiegare a parole cosa si prova a viaggiare sulla Route 66. Questa strada, questa striscia di asfalto ha un’anima. E’ magica. Molti penseranno che ciò sia una banalità ma credetemi, non lo è. Nella Route 66 c’è tutto. C’è romanticismo, tranquillità, vita vissuta. Spazi immensi, sterrati e strade infinite. Metropoli, piccole cittadine, parchi naturali. C’è il sole e la pioggia. C’è il caldo e il freddo. Ci sono le montagne e il mare. Cowboy e Indiani. C’è il verde e il deserto. C’è la strada. Conosci persone meravigliose, tipi bizzarri, turisti. Conosci le loro storie e il loro vissuto. Nove stati, quattromila km, quattro fusi orari. Tutto è magico, sia quando lo sogni prima di partire, sia durante, quando lo vivi, e sia quando lo ricordi una volta tornato a casa.

Sei a Chicago, metropoli meravigliosa. Parti e ti ritrovi a viaggiare tra spazi verdi e romantici dell’Illinois e Missouri. Immense verdi praterie, vecchie Gas Station che ti teletrasportano indietro di 50 anni. Assaggi il Kansas e poi, subito dopo, in Oklahoma, il paesaggio inizia a cambiare. Inizi ad assaporare l’infinito. Si, perché spesso ci si ritrova su strade in mezzo al nulla dove si vedono solo orizzonti. Ti senti libero. Ti senti felice. Arrivi in Texas, capitale mondiale dell’American Barbecue e lì , uno come me con una sfegatata passione per il bbq americano e per i cowboy, sogna ad occhi aperti. Lo Stato della Stella Solitaria, Lone Star State, dove la parola chiave è amicizia. Poi New Mexico, lo Stato delle montagne rocciose, dei deserti e delle cime innevate. E’ stato meraviglioso passare dal deserto alla cima di una montagna in 15 minuti al Sandia Peak di Albuquerque. Sorvolare, in funivia, canyon profondi e, una volta in cima, ammirare in silenzio un paesaggio mozzafiato. Dal deserto alle nuvole in pochi minuti. Arrivi in Arizona e basta solo dire Grand Canyon, Petrified Forest National Park, Meteor Crater. Indipendentemente da quanto io abbia letto o da quante immagini abbia visto, non c’è nulla che mi abbia preparato al Grand Canyon. Mi sentivo davvero una nullità, non riuscivo a dire una parola davanti ad uno spettacolo così imponente, immenso e silenzioso. Dava pace, nonostante la sua imponenza. Ricordo, inoltre, un momento meraviglioso, quello della notte trascorsa a Big Water, Utah, a poche miglia dal confine con l’Arizona. Siamo stati costretti a fare una piccola deviazione, oltre ovviamente a quella fatta per la Monument Valley, Las Vegas ecc., e finire nello Utah. Abbiamo dormito in un motel western, sperduto in mezzo al nulla. Fuori c’era solo buio, panchine e cielo stellato. Il motel non aveva nemmeno la cucina ma solo un distributore di snack e bevande e un piccolo food truck che, ovviamente, era chiuso .Abbiamo mangiato noccioline e patatine seduti ad ammirare quello spettacolo meraviglioso. Quante stelle! Poi Nevada, deserto, dove, guardando all’orizzonte, non capisci dove finisce la terra e inizia il cielo. E Los Angeles, California. Il viaggio si conclude proprio sulle spiagge di Santa Monica, dove trovi il cartello The End. Beh, quello è stato un momento davvero triste perché il mio sogno era finito. Sono seduto sulla spiaggia, davanti l’oceano pacifico, e mi guardo indietro. Vedo i momenti trascorsi a pianificare il viaggio con i miei amici, vedo tutte le miglia percorse, rivivo le risate, le emozioni condivise, le canzoni country cantate in auto a squarciagola con i finestrini abbassati e il vento che dolcemente mi spettina, i momenti silenziosi seduti davanti a un paesaggio, le foto scattate, le telefonate a casa, le persone conosciute, le colazioni pranzi e cene, le discussioni, gli abbracci, i motel e i discorsi fatti durante l’ultima sigaretta della giornata seduti sulle sedioline accanto a piccole piscine, i neon e le insegne luminose, gli enormi pick-up, la strada… Si, perché è proprio sulla strada che provi le sensazioni più belle, più forti. Sulla strada ti senti libero. Guardando avanti e vedendo solo orizzonti, hai la certezza di avere sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Percorri tante miglia, non solo su asfalto, ma anche dentro te stesso. Un viaggio nel viaggio lo definirei. Ma, prima o poi, tutto finisce. Anche la strada e, forse, è proprio questo che rende le cose ancora più belle. Sono tornato da quasi un anno e non passa giorno che non pensi a quei momenti. Mi mancano davvero. Un viaggio del genere ti cambia e non puoi farci niente. A me ha stravolto la vita in modo meraviglioso. Si ritorna alla solita vita ma, anche, dalle persone a te più care. Ritorni dalla tua famiglia, dalla tua ragazza, dai tuoi nipotini. E questa è l’unica cosa che attenuava la mia tristezza nel ritornare perché mi mancavano. Ma ogni giorno, prima di addormentarmi, ripercorro sempre un piccolo pezzetto di Route 66 e, grazie e Lei, mi addormento sempre con il sorriso… E non è magia tutto ciò?

Pierpaolo Bombino

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