Statue coperte e altre stupidaggini

No, non è una nuova avanguardia artistica, anche se…

Ho lasciato che la polemica sulle statue coperte dal governo italiano per non scandalizzare iraniano Hassan Rouhani si posasse come neve sull’asfalto. L’ho fatto per una serie di motivi: il primo è che, sebbene l’immediatezza sia ormai diventata la parola d’ordine, penso che dovremmo tutti prenderci almeno un giorno -più spesso due- prima di esprimere un parere su un argomento d’attualità, dovremmo leggere, informarci, sbollire e riflettere su tutte le possibili implicazioni del caso. Il secondo è che, sul subito, sono stato anch’io travolto dal tam-tam mediatico sullo scandalo delle statue coperte e ho avuto difficoltà a vedere la questione nel complesso; mi sono però reso conto di quanto fosse superficiale e mediaticamente indirizzata la protesta, così ho preferito starmene zitto, al massimo limitarmi a qualche battuta sdrammatizzante, riflettere per conto mio, sbollire e informarmi un poc. Terzo, sapevo che la neve, quando si posa sull’asfalto, non scompare subito, ma lascia quella fastidiosa poltiglia grigiastra che finirà per impiastrarci le ruote della macchina e anche le suole delle scarpe.

Ecco, adesso vorrei parlare della poltiglia grigiastra. La stampa italiana ha montato la protesta perché fa sempre comodo fare polemica sulle scelte del governo, fa vendere più copie e fa sempre comodo (e questo non vuol dire che un governo non se lo meriti, anzi). Diffidiamo continuamente dei media, ma alla fine abbocchiamo sempre all’amo. La prima cosa che personalmente ho notato di tutta la polemica è stato l’assoluto disinteresse per il motivo della visita di Rouhani in Italia, sia da parte dei commentatori da social network, sia da parte di alcuni organi d’informazione, che si sono limitati a parlare di non meglio precisati “accordi commerciali”.

La popolazione iraniana è in costante crescita, mentre Pil, esportazioni e importazioni sono brascamente calate dopo l’embargo di qualche anno fa.

Ad esempio, la Camera di Commercio Italo-Iraniana non nasce in questi giorni, ma esiste dal 1999; l’Italia fu, in quel periodo, il primo paese europeo a riprendere i contatti con la Repubblica Islamica. L’Iran è un paese in costante crescita dal almeno vent’anni, energeticamente indipendente (produce una gran quantità di petrolio e ottiene energia extra dalle centrali nucleari che, nonostante le accuse di Stati Uniti e Israele, finora sono state usate unicamente a scopo civile, cosa che non possono invece dire i due detrattori sopra citati), che conta oltre 77milioni di abitanti, di cui circa due terzi hanno un’età inferiore ai 35 anni. Prima dell’embargo economico deciso da Stati Uniti e Ue nel 2010, l’Italia era il secondo partner europeo dell’Iran dopo la Germania. Quello che sta accadendo in questi giorni -a breve Renzi dovrebbe recarsi a Teheran per proseguire il discoso- è solo la ripresa di quei rapporti che, nel 2015, hanno generato un giro d’affari da 959 milioni di euro (ma prima delle sanzioni si superava tranquillamente il miliardo).

Idreco, azienda con sede a Pavia, ha due contratti attivi in Iran per la costruzione di impianti di desolforazione e depurazione.

L’Iran offre principalmente petrolio, è noto, così com’è noto che l’Italia ha un disperato bisogno di petrolio (pensateci, quando vi lamentate del prezzo della benzina). Per contro, l’Iran ha bisogno di tecnologie e macchinari: stanno puntando molto sullo sviluppo dell’industria automobilistica, ad esempio (sapete, noi siamo il paese dei motori). “Energia, oil and gas, ma anche piccole e medie imprese, investimenti in innovazione, infrastrutturali, nel settore sanitario e in campo sanitario e farmaceutico”, così Matteo Renzi ha spiegato che cosa riguardano gli accordi di questa settimana, tanto trascurati da noialtri; il giro d’affari complessivo, per ora, riguarda 17 miliardi di euro.

Detto questo, voi per 17 miliardi non coprireste qualche statua? Io non lo so, ma almeno mi sono posto la domanda e sono arrivato alla conclusione che non è una situazione in cui avrei voluto ritrovarmi. Ma noi che ci scandalizziamo per le statue coperte che “offendono la nostra storia e la nostra tradizione”, sappiamo che in Iran esiste la pena di morte? Solo nel 2015 sono state eseguite 1.084 condanne a morte, il numero più alto che si sia registrato nel paese negli ultimi 25 anni; tutto ciò conferma la tesi dell’Onu secondo cui l’Iran sarebbe il paese responsabile del più alto numero di pene capitali inflitte pro capite al mondo. L’ultimo caso sarebbe avvenuto, secondo Iran Human Rights, il 24 gennaio scorso, cioè pochi giorni prima della visita di Rouhani in Italia.

Le Femen hanno accolto così Rouhani a Parigi, “per farlo sentire a casa”.

La pena di morte in Iran riguarda non solo reati come omicidio e stupro, ma anche adulterio, uso di droga, prostituzione e blasfemia. Altri reati -come l’omosessualità, il bacio con lussuria in pubblico per quattro volte, e il consumo di alcol per tre volte- sono stati ufficialmente depenalizzati nel 2004, ma la situazione non sembra essere cambiata più di tanto. La pena di morte in Iran viene eseguita o per impiccagione o, se sei fortunato, per fucilazione, e ad essere soggetti alla legge non sono solo gli adulti, ma anche i minori: i maschi dai 15 anni e le femmine dai 9 anni; in totale, negli ultimi dieci anni, sono stati mandati a morte 73 minorenni, mentre pare che altri 160 attendano in carcere l’esecuzione. L’ultimo caso risalirebbe allo scorso 13 gennaio. Il presidente Rouhani, che appartiene all’ala centrista-moderata della politica iraniana -a differenza del suo predecessore Mahmud Ahmadinejad, del movimento ultra-conservatore- ha confermato al Corriere della Sera che la pena di morte non si tocca.

Ecco, questa è grossomodo la poltiglia che vi dicevo all’inizio. C’è chi se n’è accorto e ne ha parlato per tempo, ma la maggior parte di noi non hanno neppure considerato la cosa. Non c’è da farsene una colpa se non tutti seguono la questione globale dei diritti umani, ma abbiamo a disposizione due strumenti molto potenti -internet e un cervello- e dovremmo imparare a usarli per il meglio, a ponderare prima di agire. Poi magari agiamo e scriviamo delle idiozie comunque, ma almeno proviamoci, o ci ritroveremo a dover ripulire le suole delle scarpe dalla fanghiglia grigiastra per il resto della nostra vita.

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