Biografie con formule #2
Da 25 anni leggo libri illustrati ed è la mia love story.
Le ragioni per cui ho iniziato e non smetterò questa relazione con i libri per l’infanzia sono tre:
1. Non spaventano
2. Non annoiano
3. Dicono tutto (e molto di più)
Qualsiasi argomento, qualsiasi questione esistenziale affrontino, i libri illustrati non smentiscono i tre principi appena elencati. Ieri ho testato il binomio biografie-fisica, ora è il momento di:
BIOGRAFIE-MATEMATICA
The Boy Who Loved Math: The Improbable Life of Paul Erdos. Illustrato da LeUyen Pham e scritto da Deborah Heiligman annotando idee su un bloc-notes appeso dentro alla doccia “perché le migliori ispirazioni capitano sempre lì e se si aspetta di uscire dal bagno ce le si dimentica”, (confessione dell’ autrice in un incontro pubblico alla SISSA di Trieste).

Questa biografia illustrata racconta come il bambino prodigio dei numeri primi sia diventato il mago di Budapest ancora prima di imparare a spalmare il burro sul proprio panino.
Questa è la linea del tempo.
A quattro anni Paul Erdos chiede a un’amica di famiglia quanti anni avesse. Lei risponde. Poi le chiede in che anno fosse nata. Lei risponde. Poi le chiede il giorno e l’ora. Lei risponde. Paul la saluta svelandole da quanti secondi è in vita. Gli piaceva un sacco quel trucco e lo faceva spesso.

A 20 anni Paul è già diventato un matematico famoso grazie a una semplice ed elegante dimostrazione che provava come tra ogni numero intero n, maggiore di 1, e il suo doppio 2n si trovasse almeno un numero primo. Ad esempio tra 3 e 6 si trova 5, tra 8 e 16 si trovano 11 e 13 e così via. È già considerato un genio, ma vive ancora con la mamma che cucina, lava e soprattutto… spalma il burro sulla fetta di pane!

E la faccenda del burro ritorna anche l’anno successivo
“When Paul was 21, some mathematicians invited him to go to England to work on his math. […] They all went to dinner.
Everyone else talked and ate, but Paul stared at his bread. He stared at his butter. He didn’t know how to butter his bread.
Finally he took his knife, put some butter on it, and spread it on his bread. Phew. He did it!”

A 21 anni Paul era il pioniere del CouchSurfing. Partiva sempre con due borse. Una con pochi vestiti, l’altra piena di libri di matematica. Venti dollari in tasca e via, destinazione New York, Indiana, Los Angeles, Toronto e Australia. Bussava alla porta dei suoi colleghi per iniziare a collaborare assieme. Questo implicava essere ospitato e coccolato come avrebbe fatto sua madre. Paul non era l’ospite più facile, si poteva svegliare alle quattro per studiare matematica, ma i suoi colleghi in giro per il mondo lo adoravano per la sua mente brillante e per il suo spirito collaborativo e generoso.

Tutti lo chiamavano zio Paul, e nella comunità dei matematici del tempo si iniziò a parlare di numeri di Erdos per calcolare la distanza di collaborazione in gradi di separazione: quelli che avevano lavorato direttamente con lui si guadagnavano un desideratissimo 1, quelli che lavoravano con qualcuno che aveva lavorato direttamente con Paul 2 e così via.

The Boy Who Loved Math è un libro che dice molto di più perché descrive la generosità, la condivisione, la collaborazione della comunità scientifica.
Hai già letto questi libri e vorresti dire la tua, oppure letture consigliate? Qui sotto c’è posto per te!
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