Quando è ora di cambiare

Nuove intuizioni e buoni propositi

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Questa mattina mi è capitato di leggere una frase di Antonio Tabucchi, tratta dal suo romanzo Sostiene Pereira:

«La smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro».

Non ho mai letto quel libro, ma la citazione mi ha colpita, sembrava rivolta a me, in questo preciso periodo della mia vita e le parole di Tabucchi, rimbalzando nella mia testa, mi hanno aiutata a dare un nome a tanti pensieri confusi e a un mucchio di sentimenti ingarbugliati nel mio cuore.

C’è un momento in cui qualcosa dentro di te ti dice che devi chiudere col passato. Ma chiudere sul serio, sbattere quella porta che hai alle spalle e smettere di continuare a girarti indietro. Ti sei abituata a dare un’occhiata indietro e una sbirciata al futuro, un po’ indietro e un po’ avanti, avanti e indietro, e tu dove stai? Non ti gira la testa? Sì, in effetti la testa ti gira e spesso. E dove ti porta tutto questo? Stai andando da qualche parte? No. E ci credo, usi tutte le energie per cercare di controllare entrambe le direzioni. Il tuo passato e il tuo futuro. Continui a guardare indietro perché hai paura del futuro. Hai paura di lasciare la strada vecchia per la nuova. In fondo quel detto non lo avevano creato apposta per te? Ogni tanto dai una controllata al tuo futuro, sì ti ispira, ma sì dai perché no, non è male, magari può succedere qualcosa di bello, ma se non succede? Io che ne so di cosa sarà? Quindi ti fermi, stai lì, a metà strada, con la tua ombra ancora poggiata sulla tua sicurezza passata, dove in realtà ti accorgi che non stai più bene ma da cui non riesci a staccarti. Un po’ qui e un po’ lì, così non scontenti nessuno, sì ma tu?

Ora ho capito che quello che pensavo fosse un modo di vivere la mia vita, un proposito che mi imponevo ogni settembre (quello di mantenere un equilibrio in due posti) non era altro che paura. Paura di andare, paura di crescere, paura del cambiamento, paura che nulla sia mai come prima (ti sei mai chiesta se questo prima fosse davvero così bello? E se il dopo potesse essere migliore?), paura della solitudine, paura di non poter tornare, paura di lasciare qualcosa (cosa? cosa?). Non ci sono mai riuscita a rispettare il mio “proposito”, mi sentivo sempre sbagliata, inadatta, in affanno, fuori tempo, fuori luogo. Me lo sono riproposta ogni settembre, ogni anno nuovo, ogni inizio semestre. Ma niente. Ogni volta mi ci sono incastrata, solo adesso mi sono accorta che per me non era un “proposito buono”, era una bugia, che raccontavo a me stessa, tutte le volte, per questo non mi faceva stare bene, per questo mi sentivo sbagliata, perché era/è una cosa sbagliata, sbagliata per me. Ma perché siamo sempre, o per lo meno io, così sordi con noi stessi? Perché è così difficile fare la cosa più semplice? Ossia ascoltare il nostro cuore, la voce che soffochiamo di giorno, ma che di notte non ci fa dormire. Credo che se ascoltassi di più la mia voce, soffrirei meno d’insonnia. Credo che potrei essere più felice.

Il mio nuovo proposito è ascoltare la mia voce, darle un suono e uno spazio, farla venire fuori e chiudere quella porta; è ora di svoltare.