Gli attentati di Bruxelles sono un attacco all’Europa

Vignetta di Baudry, Francia.

Gli attentati del 22 marzo, come quelli di Parigi a novembre, avevano come obiettivo sia il paese colpito che l’Europa e ciò che essa rappresenta. Ecco perché la risposta deve essere collettiva.

Di José Ignacio Torreblanca.

In ogni attentato terrorista perpetrato sul suolo europeo viene seguito con esasperante ripetitività lo stesso identico copione: mentre i terroristi sferrano contro l’Europa un attacco con la A maiuscola, l’Europa dà una risposta con la r minuscola. Sia le rivendicazioni degli attentati che le dichiarazioni e i percorsi di vita dei jihadisti (soprattutto quelli di origine europea) mostrano un odio viscerale verso tutto ciò che l’Europa simboleggia: uno spazio di libertà individuale, valori democratici e tolleranza religiosa senza eguali.

Chiunque condivida quell’Europa, al contempo idea, progetto e stile di vita, è un potenziale obiettivo, anche se è un musulmano: ciò spiega perché gli assalitori del Bataclan di Parigi, lo scorso novembre, non abbiano optato per un’esecuzione selettiva, distinguendo i 1500 spettatori in base alla nazionalità o al credo religioso, ma li abbiano considerati tutti indistintamente obiettivi legittimi.

L’Europa è già stata attaccata lo scorso novembre a Parigi, ma non ha reagito come tale.

Invece di richiedere l’attivazione della clausola di solidarietà prevista dell’articolo 222 del Trattato sull’Unione europea, che avrebbe implicato una risposta collettiva e coordinata da parte dell’Ue, il governo francese ha preferito ricorrere all’articolo 42, che collocava la reazione su un piano intergovernativo e al di fuori delle istituzioni europee.

Dietro il tecnicismo giuridico si nascondeva un messaggio molto chiaro: come ha dimostrato l’immediata decisione di Hollande di bombardare le basi dello Stato islamico in Siria, il governo francese voleva mantenere completa libertà di azione su tutti i fronti della lotta al terrorismo.

Come per la crisi dei rifugiati o per la politica verso la Siria, gli stati membri preferiscono decidere in piena autonomia le azioni che toccano materie sensibili in fatto di sicurezza. Già in occasione degli attentati parigini di novembre, il collegamento con il Belgio aveva dimostrato che rimanere confinati nell’ottica della sovranità nazionale era un grave errore.

Per ricordarcelo, i jihadisti adesso hanno attaccato Bruxelles, la capitale dell’Unione europea. Ma probabilmente molti continueranno a pensare che sia stato un attacco contro il Belgio. L’Europa è un’entità astratta per cui nessuno vuole morire, ma il fatto che ci siano molte persone disposte a uccidere cittadini europei dovrebbe farci riflettere sulla forza dell’identità e del progetto comunitari.

Traduzione di Laura Bortoluzzi

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Originally published at www.voxeurop.eu.

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