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Linee Guida — Parte Seconda

#WOHD
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Sep 8, 2017 · 11 min read

Siamo pienamente consapevoli che cambiare il mondo comincia col cambiare sè stessi. Stiamo costruendo uno strumento che ci aiuti a fare proprio questo.

LifeMaker è una nuova applicazione web che ti consente di

“Diventare il cambiamento che vorresti vedere!”

E’ al contempo un’app per la crescita personale e un social network alternativo disegnato per chi vuole cambiare il mondo.

I nostri obiettivi dichiarati sono: 1. di unire l’emergente movimento alternativo mondiale attorno ad una carta di valori condivisa — il WE — e 2. di coordinare gli sforzi dei partecipanti su una nuova piattaforma web distribuita, che faccia buon uso delle più recenti innovazioni nel campo dell’Information Technology e rimetta l’umanità in controllo del proprio destino.

Una vera democrazia richiede la partecipazione attiva di ogni membro, ma storicamente — quando il potere economico si concentra in poche mani — la responsabilità di prendere decisioni difficili viene tolta alla gente comune e diventa il monopolio di un piccolo gruppo di oligarchi.

Ahinoi, la storia insegna anche che questi grandi imperi centralizzati finiscono poi immancabilmente per corrompersi, diventano inefficienti e incapaci di adattarsi al cambiamento, e infine crollano sotto il loro stesso peso: questo è quello che, per l’ennesima volta, sta succedendo oggi.

Il vecchio Buckminster Fuller ci ricorda però che non possiamo cambiare le cose combattendo contro la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, dobbiamo costruire un nuovo modello socio-economico che renda obsoleto quello attuale.

Internet, specialmente nel caso delle reti paritarie (P2P), ci offre un esempio concreto di come questo nuovo modello possa essere disegnato ed utilizzato.

Nelle reti peer-to-peer, il potere e la responsabilità decisionale sono distribuiti in modo equivalente tra tutti i partecipanti (peers), e proprio quest’architettura decentralizzata permette la creazione di sistemi con eccezionali capacità di adattamento (resilienza) e senza vulnerabilità strutturali.

Questa straordinaria innovazione tecnologica che è esplosa negli ultimi vent’anni costituisce, a nostro parere, la miglior opportunità che l’umanità abbia mai avuto per spezzare quel giogo secolare che il capitalismo corporativo ha imposto sulle nostre spalle dai tempi della rivoluzione industriale.

Tutti vogliamo il cambiamento. Tutti vogliamo che la nostra vita abbia di nuovo un senso, e un network di questo tipo potrebbe aiutarci a trovarlo tutti assieme: abbiamo finalmente la possibilità di contribuire in prima persona alla creazione di un futuro migliore, per noi e per le generazioni che verranno!

Iniziando col nostro esempio positivo, possiamo cominciare a propagare i nuovi valori culturali sia a livello locale nelle nostre comunità di appartenenza, sia a livello globale sulla rete.

Assumendoci la responsabilità quotidiana delle nostre scelte e dei nostri giudizi, dicendo “Grazie” alle azioni meritevoli e “No, grazie” a quelle balorde, possiamo finalmente riavviare un sano anello di retroazione che incentivi le pratiche buone e discrediti quelle cattive.

Tenetevi a mente questa frase di Edmund Burke:

“Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione.”

Il nemico principale è dentro di noi: è quell’apatia che ci tiene divisi, quella paura che ci rende prigionieri della nostra zona di comfort, sempre a ripetere gli stessi errori senza mai imparare la lezione, e scaricando poi tutta la colpa sugli altri o sul mondo.

E’ ora di aprire gli occhi! Di rimboccarci le maniche e adoprarci in difesa di ciò che ci è più caro ed importante. Di scegliere il bene, per noi stessi e per il mondo. E di imparare a vivere, come singoli e come gruppo, coerentemente a tali scelte.

La nostra generazione deve diventare finalmente adulta e prendere su di sé l’incombente responsabilità di preservare il futuro della specie.

Per salvare l’umanità da un’estinzione prematura dobbiamo aiutarla ad elevare il proprio livello di consapevolezza, e l’unico modo di farlo è iniziare con noi stessi e offrire così agli altri un esempio pratico da poter seguire.

Ma prima, dobbiamo accordarci su cosa sia il ‘bene’:

LifeMaker richiederà che ogni membro comprenda e condivida appieno un set di direttive etiche fondamentali, che ci insegnano a vivere in pace gli uni con gli altri e in armonia col nostro ambiente naturale. Ogni iscritto dovrà dichiarare personalmente la propria adesione al ‘WE’ e praticare poi al meglio delle proprie possibilità nella vita di tutti i giorni, con la guida ed il supporto motivazionale del nostro chatbot (LifeSpirit) e dell’intera comunità di utenti.

Ciò che i sapienti hanno ripetuto fin dalla notte dei tempi, cioè di “fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”, deve essere integrato una volta per tutte nella nostra psiche e nella nostra vita sociale e culturale. Senza la guida etica della Regola d’Oro, l’umanità non potrà evolvere al nuovo livello di consapevolezza necessario per:

1. Amarsi l’un l’altro senza condizioni

2. Lavorare assieme come fratelli e sorelle

3. Pensare il mondo come uno spazio comune

4. Trattare la natura come nostra madre

1. Amore

“Ama il tuo prossimo come te stesso.” — Gesù Cristo

Iniziando da noi stessi e da chi ci sta intorno, dobbiamo cercare di amarci e condividerci gli uni gli altri senza aspettative d’interesse egoistico o altri motivazioni simili. La vera amicizia e il vero amore sono un regalo che viene dal cuore e non un contratto di affari.

LifeMaker è la casa una grande famiglia, e ciascun membro deve sentirsi il benvenuto. Applicheremo l’etica della reciprocità nel nostro vivere quotidiano, ricordando che “il tuo prossimo” è chiunque abbia bisogno di aiuto. Nell’aiutare la gente in difficoltà intorno a noi, offrendo loro il nostro sostegno ed amore incondizionato, ci sentiremo più felici, pieni di forza e circondati da un karma di gratitudine.

2. Libertà

“Io sono realmente libero solo se tutti gli esseri umani che mi circondano, uomini e donne, sono ugualmente liberi.

La libertà degli altri, lungi dall’essere un limite o una negazione della mia libertà, ne è al contrario la condizione necessaria e la conferma.” — Mikhail Bakunin

Il nostro attuale sistema socio-economico è basato sullo sfruttamento dell’ambiente naturale così come dell’umanità stessa, e considera infatti entrambi come meri mezzi di produzione. Negli ambienti di lavoro, l’accento è tutto spostato sulla competizione interna e l’obiettivo dichiarato di ciascuno diventa di essere più bravo degli altri colleghi.

A LifeMaker abbiamo una visione ed un approccio radicalmente diversi:

  • Crediamo che se compiuti con la giusta intenzione, i nostri sforzi individuali per realizzare noi stessi possano e debbano essere di stimolo per chi ci circonda a crescere ed imparare insieme con noi.
  • Crediamo nel valore universale della cooperazione pur riconoscendo a ciascun individuo la libera autonomia di coltivare ed esprimere i propri talenti personali.

Il consumismo di massa ci vuole convincere che la libertà sia fare quello che ci pare, quando ci pare.

Ma quella è solo stupida pubblicità.

La vera libertà è sempre partecipe della libertà degli altri e, come sapevano bene i vecchi saggi dall’India alla Grecia, si conquista con l’auto-controllo.

La cosa più importante per imparare a collaborare in maniera costruttiva è iniziare a lavorare sul nostro ego. I concetti Giainisti di Aparigraha (non-possessività, non-avidità) e di Anekantavada (non-assolutismo, non-dogmatismo) ci vengono in aiuto: questi principi morali raccomandano da un lato l’astensione e il distacco dalle proprie brame di possesso materiale ed emozionale, dall’altra di mantenersi sempre disponibile a considerare ogni punto di vista e di rispettare con umiltà le eventuali discordanze di opinione. Senza una tale umiltà, nessuna cooperazione è davvero possibile.

3. Verità

“L’uomo saggio appartiene ad ogni paese, perché la casa di una grande anima è l’intero mondo.” — Democrito

Il mondo è uno. Siamo tutti connessi. Ogni barriera artificiale che ci tiene ancora segregati in diverse classi sociali o stati nazione è ormai divenuta obsoleta ed ostacola lo sviluppo, oggi quanto mai necessario, di una consapevolezza condivisa dei temi globali.

Dobbiamo destarci alla dura realtà che la civiltà industriale ci sta portando tutti quanti a schiantarci, in questa folle accelerazione verso la “crescita infinita” dei consumi.

“L’inquinamento non è un problema tecnico. La colpa non è in sé della scienza o della tecnologia, ma del senso dei valori del mondo contemporaneo che ignora i diritti degli altri ed è incurante delle conseguenze a lungo termine.

L’unica vera alternativa è uno sforzo cooperativo su scala globale che affronti l’intero spettro dei nostri problemi, perché la vita è una ed il mondo è uno, e tutte le questioni sono interconnesse.

L’esplosione demografica; la povertà; l’ignoranza e la malattia, l’inquinamento dell’ambiente circostante, la corsa agli armamenti nucleari, chimici e batteriologici di distruzione di massa sono tutti parte dello stesso circolo vizioso.

Ciascuno di questi problemi è importante ed urgente ma affrontarli separatamente uno per uno sarebbe solo uno spreco di energie.”

— Indira Gandhi, Conferenza di Stoccolma, 1972

Per comprendere la complessità dell’attuale sistema-mondo dobbiamo imparare a pensare integralmente. Come scrive Sri Aurobindo nella sua Sintesi dello Yoga:

“L’universo è per sua essenza infinito e le sue manifestazioni sono anch’esse infinite. Esso non può essere compreso identificandolo con una delle sue parti a meno che quella parte non sia considerata come un riflesso dell’universo intero. Il nostro obiettivo nella vita è riuscire ad armonizzare i tanti aspetti dell’infinito, dentro e fuori di noi: una consapevolezza integrale è perciò, assieme ad un’esperienza dinamica e multiforme, necessaria per la completa maturazione della nostra natura umana.”

La verità è che siamo unosiamo tutti parte della stessa rete vitale indivisibile ed in evoluzione, unita ed intrecciata dallo stesso filo universale.

La separazione tra Me e il Mondo è solo un’illusione percettiva ed intellettuale. Solo se abbandoniamo il filtro della separazione riusciremo a cogliere il Sé in ogni creatura vivente. Come disse Krishna,

“Coloro che comprendono l’unità della vita vedono il proprio sé in ogni essere vivente, ed ogni essere vivente nel proprio sé.”

Solo quando la mente si libera dall’illusione della separatezza, può quindi “espandere il proprio cerchio di consapevolezza e compassione ad abbracciare tutte le creature viventi e l’intero mondo naturale nella sua meraviglia.” — come aveva auspicato Einstein quasi un secolo fa.

Il raggiungimento dello stato di illuminazione, chiamato anche moksha nella tradizione induista, è la culminazione del potenziale intellettuale della nostra mente, ed è alla portata di ciascuno di noi alla condizione però di praticare un cosciente e quotidiano lavoro su di sè per tutta la durata della propria vita, adiuvati da potenti tecniche di auto-conoscimento come ad esempio lo yoga e la meditazione.

4. Pace

“La nostra religione è la gentilezza” — 14° Dalai Lama

All’epoca del buddhismo Mahayana, i bodhisattva erano quegli individui illuminati che si ripromettevano di aiutare anche il resto della gente a raggiungere la liberazione interiore. Pur avendo raggiunto il nirvana della mente, essi infatti tornavano volontariamente su questo mondo e mettevano la loro “grande compassione e trascendentale sapienza” al servizio dell’umanità.

Possiamo pensarci come i Bodhisattva del 21° Secolo:
il nostro obiettivo infatti non è altro che facilitare l’evoluzione della coscienza umana!

L’equilibrio naturale è stato distrutto dalla civiltà degli uomini e deve essere recuperato al più presto perché il nostro futuro dipende da esso: dobbiamo ristabilire un rapporto sano e sostenibile con la natura e con la vita.

I nostri guai sono cominciati tanto tempo fa, quando i nostri antenati cacciatori-raccoglitori divennero sedentari e cominciarono a isolarsi dall’ordine naturale, abituandosi piuttosto a stili di vita sempre più artificiali che finirono per sradicare l’umanità dai propri bisogni biologici e dal proprio ambiente circostante.

In questo modo il seme velenoso dell’alienazione di sé fu piantato nella nostra psiche, e generò una cultura basata su tabù repressivi, violenza e paura. Invece di risolvere i nostri problemi, questa cultura non fece altro che scatenare ancora più ferocemente la nostra aggressività inconscia, i nostri comportamenti anti-sociali e i nostri disturbi mentali, rendendo perciò necessarie dosi sempre maggiori di repressione violenta.

Se, come abbiamo spiegato nel Manifesto, la violenza è divenuta oggi eticamente inaccettabile, è proprio perché ci stiamo rendendo conto di quanto essa sia inutile e di come anzi non faccia altro che peggiorare la nostra situazione.

Ma la violenza, come ci ricorda la tradizione giainista, non è solo violenza contro altri esseri umani: Il Tattvartha Sutra definisce la hiṃsā (o violenza) come il “danno provocato alla vita dovuto a qualsiasi attività irresponsabile compiuta da parte di un uomo.” Quindi nel giainismo un’azione è considerata violenta ogni volta che è accompagnata da noncuranza nei confronti della Vita, in tutte le sue forme.

Nel mondo sovrappopolato e iper-consumista di oggi ogni azione/inazione ha il suo peso. Cosa e dove compriamo, come ci sbarazziamo dei nostri rifiuti, quanta acqua utilizziamo e i mezzi di trasporto che scegliamo hanno un impatto che si ripercuote sull’intero pianeta. La noncuranza è una delle piaghe della società del consumo, e può essere sconfitta solo dallo sforzo cosciente di tutti coloro che sono in grado di non adeguarsi al degrado corrente e mostrare agli altri un esempio diverso.

E’ necessaria una nuova cultura portatrice di valori vitali e sostenibili. Nelle parole del co-fondatore Bill Mollison, la Permacultura ci insegna infatti a “lavorare con, invece che contro la natura.”

I suoi tre principi chiave sono:

· Cura della terra, ovvero riconoscere il valore dei sistemi naturali nella loro complessità. Gli interventi umani saranno quindi volti a non danneggiare o ripristinare gli equilibri ambientali.

· Cura degli esseri umani, ovvero soddisfare i nostri bisogni fondamentali quali cibo, abitazione, istruzione, lavoro soddisfacente e rapporti sociali senza ricorso a pratiche distruttive su larga scala.

· Condivisione delle risorse in eccesso in modo equo con tutti, limitando il proprio consumo ai bisogni fondamentali ed eliminando il lusso e lo spreco.

Nel nostro ruolo di leader e pioneri di questa grande transizione, dobbiamo riuscire ad incarnare il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Questo è infatti l’unico modo per inspirare negli altri l’anelito al cambiamento.

La nostra missione è di essere promotori attivi di questa nuova cultura di pace, armonia e sostenibilità. Siamo noi quelli che il mondo stava aspettando!

C’è tanto lavoro da fare.

Per provare il nostro impegno, ciascun membro del LifeMaker network registrerà un breve video di sé stesso che proclama la nostra Dichiarazione di Intenti — una versione aggiornata dell’antico voto dei Bodhisattva.

Se sei ancora confuso riguardo all'intera idea, ti consigliamo di rileggerti il Manifesto con calma, dandoti il tempo di digerirlo. Da lì puoi seguire qualche link su Wikipedia e altri siti, che possono servirti come punti di partenza per il tuo percorso personale di ricerca.

Un percorso di questo tipo è essenziale per sviluppare una coscienza critica ed acquisire le conoscenze necessarie per partecipare alla fase costituente di questa nuova cultura planetaria. Dicci cosa ne pensi lasciando un commento qua sotto o mandandoci un’email a hello@lifemaker.us

<<Part 1 — Manifesto<<

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