Lupo: perché difenderlo. Ancora. Insieme.

Gennaio 2016.

In Conferenza Stato-Regioni, il Ministro dell’Ambiente Galletti presenta il Piano di Gestione e Conservazione del lupo in Italia, che disciplina la possibilità di abbattere legalmente i lupi, entro una soglia del 5% di esemplari.

Per noi del WWF leggere di quella misura di “tutela” all’interno di un Piano che doveva difendere il lupo è stato un colpo durissimo.

Come poteva mai essere possibile che un Ministro dell’Ambiente proponesse di derogare alla difesa del lupo, la specie forse più emblematica e rappresentativa del nostro Paese e del nostro patrimonio naturale?

Davvero, una popolazione di circa 1600 individui poteva essere considerata una minaccia tale da richiederne gli abbattimenti?

Non si poteva, infatti.

Non c’erano -allora come oggi- studi scientifici che dimostravano l’effettiva capacità degli abbattimenti di mitigare i conflitti con l’uomo, per i quali, invece, l’unica soluzione efficace documentata è la prevenzione

C’erano, invece, interessi economici e istanze di carattere politico da parte di chi, piuttosto che imparare a convivere con il lupo, voleva scegliere la strada più semplice per quanto inefficace, quella degli abbattimenti, appunto.

È trascorso esattamente un anno e mezzo da quella prima proposta: il Piano è stato più volte presentato in Conferenza e più volte Galletti ha provato a farlo approvare con la misura degli abbattimenti, senza successo.

Perché nel frattempo noi non siamo rimasti a guardare: abbiamo raccolto quasi 200.000 firme per dire no agli abbattimenti, abbiamo mobilitato la rete virtuale con twitterstorm e siamo scesi in piazza con eventi e sit-in, convinti che la difesa del lupo dovesse la nostra priorità e che la convivenza pacifica è sempre possibile.

Oggi, il Piano è ancora in discussione nella Conferenza Stato-Regioni e anche grazie alla nostra azione quasi tutte le Regioni si sono dichiarate contrarie all’opzione degli abbattimenti.

È un primo risultato, sappiamo bene che la partita non è ancora chiusa, ma siamo pronti a lottare ancora e a mobilitarci, ancora e di più, per il lupo.

Fine della storia? Non proprio.

Perché le minacce principali per il lupo, nonostante tutto, non sono arrivate dalla politica.

Ogni anno, si stima che 300 lupi in Italia muoiano a causa dell’uomo e di questi quasi la metà muore per bracconaggio.

Si tratta di lupi impallinati, avvelenati, strozzati con lacci e uccisi con trappole di ogni specie. E come se non bastasse, a volte, vengono anche esposti in bella mostra, impiccati o scuoiati -com’è accaduto a Suvereto, dove abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica per chiedere che vengano accertati i responsabili.

È contro questo bracconaggio spietato e criminale che stiamo combattendo.
È una battaglia di civiltà, oltre che di tutela della specie, per tutto quello che il lupo rappresenta per il nostro Paese e per la nostra natura.

Una battaglia che stiamo portando avanti dotando le nostre guardie volontarie degli strumenti di assistenza necessarie, come i droni, per sorvegliare le zone a più alto tasso di bracconaggio, fornendo ai Centri di Recupero di collari GPS per monitorare gli animali che vengono poi rilasciati, dopo le cure, e contribuendo al mantenimento dei cani da guardiania, fondamentali per difendere le greggi da possibili attacchi, di quegli allevatori che si impegnano ogni giorno nella prevenzione…

Una battaglia che stiamo portando avanti però soprattutto grazie a chi ha deciso e decide ogni giorno di sostenerci. Grazie!
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