Una modesta proposta per Twitter
Martino Pietropoli
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L’assenza dell’elemento umano nella gestione dei social network.

Splinder Logo

Ringrazio Martino Pietropoli che, con il suo post “Una modesta proposta per Twitter”, mi fornisce una buona occasione per parlare di qualcosa che mi frulla in testa da giorni: l‘assenza dell’elemento umano nella gestione delle piattaforme di social networking. La modesta proposta suggerita da Pietropoli è sintetizzata in queste poche righe:

“La mia idea — che non è nemmeno originale ma che deriva da come funzionano altri modelli, come Steller o Medium — è quella di far evolvere la comunità che naturalmente si crea (gli iscritti sono numericamente una comunità, due singoli individui, estremizzando, sono già una comunità) sino a farla maturare in una forma sociale più complessa: una comunità non è solo un insieme di individui, ma è un insieme di individui che interagiscono.”

In effetti, quella di Martino Pietropoli, per quanto ottima, non è un’idea originale, e neppure quella di Steller e Medium lo è, quest’idea è nata molto prima, e forse non tutti sanno che… è nata in Italia!

La mia esperienza come blogger, è iniziata oltre un decennio fa su Splinder, una piattaforma di blogging tutta italiana di grande successo, che in Europa non aveva eguali, e forse anche nel mondo. Sono approdata su Splinder, dopo varie esperienze di forum e gruppi in rete, oltre a una breve parentesi iniziale come blogger su MSN, una piattaforma semplice da usare, ma che abbandonai presto proprio perché gestita in modo del tutto anonimo, in quello che io chiamo “stile Mc Donald’s”, in altre parole con lo spirito della multinazionale dalla risposta automatica. Avete presente quando vi capita di avere un problema su Facebook e non c’è modo di prendere contatto con una persona umana cui chiedere indicazioni? Puoi solo rivolgerti alle FAQ e buona fortuna in caso qualcosa continuasse a non essere chiara.

Splinder era un po’ più difficile da usare, ti costringeva a masticare il linguaggio html di base per personalizzare il blog, ma questo non era assolutamente un male per due motivi: 1) ti avvicinavi al mondo del web imparando qualcosa di nuovo, cioè il suo linguaggio 2) un livello minimo di difficoltà garantiva una naturale selezione degli utenti. Nonostante ciò, il livello di popolarità di Splinder non ha fatto altro che crescere per cinque anni consecutivi, nel giro di poco tempo era diventata la prima piattaforma italiana di blogging, frequentata da un numero di utenti che si aggirava intorno alle ottocentomila persone. Purtroppo, la parabola ascendente di Splinder si è fermata quando nel 2006 è stata acquistata da Dada, una società del gruppo RCS, che nel giro di pochi anni, invece di svilupparla implementandola ulteriormente, l’ha fatta morire! Splinder, è stato solo uno dei tanti esempi di prodotto italiano all’avanguardia (vedi Olivetti-IBM), che riescono a conquistare un primato sul mercato, per poi finire inghiottiti dal nulla italico, un tratto tipico di questo nostro paese che spesso non sa valorizzare le cose buone.

In mancanza di motivi plausibili che ne giustificassero il decesso, a tutt’oggi conservo l’impressione che sia stata comprata solo per essere eliminata come competitor dal mercato, diversamente si potrebbe pensare che il gruppo Dada fosse gestito da una banda d’idioti incompetenti. Un vero peccato se si pensa che, in pratica, si è trattato del primo esperimento di social network.

Dice il creatore di Splinder Marco Palombi:

“Tanto tempo fa, i social network non c’erano. I blog, in Italia, erano agli albori. E chi si avventurava in rete, poteva trovare solo informazioni, non relazioni. C’era solo un messenger ma senza identità personali. E poi i forum. Io cercavo qualcosa che mi permettesse di conoscere, di comunicare con le altre persone in rete. Nasce così l’idea di una piattaforma che sapesse coniugare le chat (un tipo di comunicazione sincrona) con i post e i blog (che invece sono comunicazione asincrona). Ora sembra una cosa ovvia, ma all’epoca non l’aveva ancora fatto nessuno. Era una rivoluzione, nel 2001.”

Che cosa aveva Splinder di speciale più delle altre piattaforme?

Splinder metteva a disposizione molti strumenti: blog, chat, casella di posta, liste di amici, galleria immagini e altro, ma a fare la differenza rispetto ad altre piattaforme, come ad esempio Blogger e Msn, era sicuramente l’elemento umano!

Splinder, oltre ad avere un blogroll che mostrava gli ultimi post pubblicati, e un altro che segnalava i blog più letti, disponeva di una redazione che si occupava di gestire un blog di aiuto per i naviganti, rispondere alle loro domande, creare contenuti, segnalare post e blog, ma anche di promuovere iniziative, convegni, concorsi e incontri tra i blogger, come, ad esempio, la mitica Splindernight, un evento organizzato due volte l’anno a Milano e a Roma, per dare modo agli utenti di tutta Italia di conoscersi e d’incontrare la redazione. E così, molti di noi sono diventati amici per davvero. Tutto questo ha contribuito a costruire il vero spirito di community splinderiana, qualcosa di prezioso che ormai è andato perduto e non si può più recuperare, anche se molte di queste amicizie continuano ancora oggi nonostante la scomparsa di Splinder.

Medium finalmente ci restituisce un poco di speranza nell’elemento umano: qui c’è una redazione e ambasciatori in ogni paese del mondo (o quasi), ma il fatto che per accedere a Medium si debba transitare obbligatoriamente da Facebook o Twitter, secondo me, è un limite, probabilmente il prezzo da pagare per non avere pubblicità sulla piattaforma. In realtà, credo che l’assenza di pubblicità sia temporanea, prima o poi, anche Medium svelerà la sua strategia commerciale, non appena la piattaforma sarà appetibile per i pubblicitari e gli investitori.

Sogno che nascano in rete nuove testate che ci permettano di andare oltre il perimetro di social network alienanti, come Facebook e Twitter, dove sia possibile scrivere o perdersi a leggere, discutere e aggregare comunità ampie di persone che abbiano sentimenti e qualche idea in comune; nuove piattaforme culturali su cui sia possibile fare transitare progetti come su una rampa di lancio orientata verso un mondo migliore, ma sarà difficile che ciò possa accadere finché a prevalere saranno sempre e solo gli aspetti finanziari e non quelli umani.