Lettera aperta ad Asia Argento

Cara Asia, la vicenda Weinstein, che da settimane occupa la scena mondiale, è disgustosa ed è un bene che sia venuta alla luce, poiché serve a fare luce sulla violenza e la prevaricazione del sistema contro le donne diffusa in ogni ambito della società.

Ma -perché c’è sempre un ma- in tutta questa storia manca completamente un’analisi autocritica femminile sulla connivenza con il sistema. Di tutte le storie che abbiamo sentito raccontare contro Weinstein, il caso specifico di Asia Argento è l’unico che abbia suscitato polemiche controverse e particolarmente in patria. No signora, non dipende dal fatto che siamo italiani e pertanto retrogradi, dipende dai buchi neri presenti nel tuo racconto che creano spazio sufficiente per accusarti di ipocrisia. Il problema non è solo la denuncia fatta tanti anni dopo, il problema è che i conti non tornano. A nessuno sarebbe mai venuto in mente di andare a cercare le pulci in questa storia, se solo il racconto fosse stato meno vittimistico e più onesto nell’analisi delle proprie responsabilità.

Sono sicura che la maggior parte delle donne non avrebbe avuto alcun problema a sostenere Asia Argento se l’incipit del tuo racconto fosse stato: “Ero giovane e volevo a tutti i costi farmi strada nel cinema internazionale, perciò ho deciso di accettare dei compromessi, che mi hanno costretta a subire degli abusi, di cui oggi mi pento, perché so di avere provocato un danno a me stessa e di non avere fatto un buon servizio a tutte le donne”. E’ il racconto in chiave Santa Maria Goretti, giovane e sprovveduta, che proprio non convince, e particolarmente per una donna nata e cresciuta in quell’ambiente, che ha sempre dimostrato di avere una forte attitudine all’esibizionismo. Oggi, Asia Argento è diventata l’icona del femminismo come evitamento delle responsabilità, come se la donna fosse un manichino senza volontà. Per giustificare i suoi errori, Asia spara proiettili a pallettoni su chiunque senza mai fermarsi un secondo a guardarsi allo specchio.

Weinstein è un porco stupratore, il che è assolutamente vero, però gli hai consentito per cinque anni di fila ad avere rapporti consensuali per avere una carriera hollywoodiana. Quentin Tarantino è un vile che ha vissuto una vita di compromessi, ma non lo sei anche tu? Terry Richardson è il maiale dei fotografi di moda da cui però ti sei fatta fotografare volentieri seminuda in atteggiamenti provocanti. Alec Baldwin si dovrebbe vergognare per essersi fatto fotografare con Roman Polanski, tu però non devi vergognarti per esserti fatta fotografare sorridente con Weinstein e per avere firmato nel 2009 una petizione in difesa di Polanski, lo stesso Polanski che oggi invece metti al palo.

Nel 1998 il regista Michael Caton-Jones era stato chiamato dalla Miramax a dirigere il film B. Monkey. In fase di casting per il ruolo di attrice protagonista, il regista scelse un’attrice di colore, che però fu rifiutata da Weinstein con la motivazione che non era “scopabile”, e al suo posto voleva a tutti i costi Asia Argento. Il regista si ribellò, perché per lui la Argento non era adatta al ruolo, ci fu una brutta lite tra il regista e il produttore. Fu così che Caton-Jones fu licenziato e al posto suo fu assunto un altro regista che realizzò il film con Asia Argento nella parte di attrice protagonista. Chi ha subito violenza e discriminazione in questa storia? A occhio direi il regista e l’attrice penalizzata, certo non una violenza fisica, ma una violenza etica, morale e professionale, di cui però pare non importare niente a nessuno.

Hai dichiarato di essere stata molestata da Weinstein proprio durante la promozione di questo film, ma i famosi fax inviati alla giornalista italiana in cui dici di essere stata aggredita da Weinstein sono datati 1997, questo suggerisce che la prima aggressione sia avvenuta molto tempo prima e che tu sia stata scelta per la parte perché già intrattenevi rapporti con il produttore. Forse non ne eri al corrente, ma negare di avere avuto una contropartita dal rapporto con il produttore non ti fa onore. Nessuno si è preso la briga di farti qualche domanda al proposito. A dire il vero nessun giornale italiano ha minimamente parlato di questa vicenda. Qualunque tipo di obiezione potrebbe essere scambiata di connivenza con l’orco! A nessuno interesserebbe minimamente farti un processo mediatico se non fossi stata tu per prima a mettere in piazza questa storia con una versione da martire, che purtroppo non convince per la totale mancanza di autocritica. I risvolti di questa storia hanno preso una piega da caccia alle streghe che inizia a dare il voltastomaco per la violenza con cui colpisce rovinosamente il privato di tanti uomini senza introdurre minimamente l’elemento dell’autocritica sull’uso del potere di seduzione per fare carriera nel comportamento delle donne.

Il vero punto debole di questa pseudo rivoluzione neo puritana, è quello di avere preso il via in un ambiente femminile connivente con il sistema di potere ma totalmente impermeabile all’autocritica.

Nella vicenda Weinstein, rimane ancora lo stupore generale per il modo in cui tante donne abusate siano potute restare in silenzio per così tanto tempo. In sostanza il loro silenzio condonava l’abuso su larga scala condotto da un solo uomo. La ragione di tutto ciò sembra molto debole ora che l’incantesimo si è rotto. Tuttavia, è facile capire che gli uomini come Weinstein hanno un enorme potere. Si potrebbe dire che sono psicopatici di grande successo e davanti al loro potenziale per la costruzione e la distruzione delle carriere, la gente capitolava. Questa storia riflette un profondo scisma nel modo in cui ci siamo addestrati a trattenerci nella vita — di fronte al bullismo siamo istruiti per capitolare, piuttosto che mantenere la nostra integrità personale e i nostri diritti sul nostro stesso corpo più prezioso di qualsiasi minaccia.

Se abbassiamo il dito della colpa solo a Weinstein, o lo facciamo di Hollywood o dell’industria cinematografica, ci manca il punto che ci sono Weinstein ovunque in questo mondo. Non tutti sono ampiamente conosciuti. La maggior parte sono piccoli giocatori, ma il loro modus operandi è lo stesso: abusare di qualsiasi potere che detengono su persone vulnerabili. Se rimaniamo persi nel dramma della caccia al cattivo, persi nella pietà o disprezzo per le vittime, non riusciremo (come abbiamo ripetutamente fatto finora) a fermare un ciclo di abusi molto più anziani di Hollywood.

E’ importante capire che le giovani donne, intossicate dalla promessa di fama, sono state così accecate dalle stelle ai loro occhi, da finire per andare contro i loro istinti auto-protettivi e si sono rese vulnerabili alla rapacità del potere. Donne che nella fiction sono state portate avanti come modelli di società, rappresentando nei film gli ideali dell’indipendenza femminile, del potere e della bellezza, mentre per tutto il tempo stavano aggrappate alla paura della ripercussione senza mostrare assolutamente alcun valore per se stesse e per i loro corpi. Sono state silenziate dalla vergogna e dalla minaccia per le loro carriere, ma chi glie lo ha chiesto? E questa carriera vale davvero la pena?

Se questo racconto dimostra qualcosa, è che noi donne abbiamo perso più di quanto possiamo immaginare quando abbiamo smesso di attribuire valore alla nostra capacità di leggere profondamente le persone e le situazioni e conoscere le loro intenzioni. La nostra capacità di conoscere chi è sicuro, onesto, decente e vero, e chi non lo è, è stato sacrificato sull’altare del successo di carriera, mantenendo lo status quo abusivo, cercando la fama o la convinzione che non possiamo parlare se non abbiamo incontrovertibili “prove”.

La capacità di essere consapevoli e di conoscere la verità è innata. La capacità di leggere l’energia dietro tutto ciò che accade nella vita. Il fatto è che in questo scenario tutti sapevano cosa stava succedendo — la consapevolezza era lì, la gente conosceva le intenzioni di Weinstein — hanno scelto semplicemente la comodità della loro sicurezza sul lavoro. In questa storia tutti hanno fallito, vittime e carnefici, in nome del proprio tornaconto, senza preoccuparsi che ciò non accadesse a nessun altro.

Ciò che serve ora non è fomentare una campagna d’odio e di vendetta contro gli uomini, è solo attraverso la luce dell’anima e la sua profonda saggezza vivente che questa situazione può essere pienamente capita e quindi in definitiva guarita. Ci viene offerta la possibilità di leggere la situazione attraverso la prospettiva dell’inesplicabile abusività, la cecità, l’abbandono e la fame per il riconoscimento che sono al nucleo della questione — l’essere danneggiati sotto il peso delle proprie azioni.

Se riusciremo a riconoscere che è ancora più profonda la capacità in noi tutti per il rispetto, la cura e l’amore per sé e per tutti gli altri, potremo noi tutti, donne e uomini, voltare pagina e iniziare un nuovo percorso comune, ma senza un’analisi autocritica approfondita, nessuna vera rivoluzione sarà mai possibile.