Ambiente Asettico —

ho gli occhiali sporchi, ma non importa.

dovrei sciacquarmi il viso con acqua corrente, ma non m’importa.

sono le dieci del mattino e gravito in uno stato confusionale acuto, ma non t’importa.

ieri sera ho fatto a botte, ma che importa?

ogni tanto passa l’infermiera a controllarmi i punti, evito le sue domande.

domani passeranno a trovarmi i nostri amici, ma non mi aspetto che tu ci sia.

la notte è più cupa del previsto, tanto è che solo la luce del neon in corridoio cattura la mia attenzione.

aporia, apatia, respiro aria asettica e gli odori della città sembrano cosa vecchia.

ormai ci sono dentro, chissà cosa ti passa per la testa.

i miei cannocchiali scorgono una coppia, lei più giovane di lui, ma forse mal concia per le botte ricevute. Ha ormai 40 anni e crede ancora che questa sia la promessa più importante della sua vita. Lui, forse qualche anno in più e troppi capelli in meno, la controlla con lo sguardo manipolatore, fiero e gagliardo sfiora le lividure, facendone un vanto silenzioso.

Lei ha del profumo troppo forte, e quasi mi fa starnutire.

Se ne accorge e mi sorride, come quando avevamo vent’anni e ci prendevamo gioco degli uomini.

L’orario delle visite è quasi finito, di te ancora non c’è traccia.

Le ferite cominciano a svegliarsi, si accorgono del corpo estraneo, un filo metallico indisponente che cerca di riunire i lembi di tessuto, e forse pure di riparare alle mie cazzate.

mi lamento troppo, le infermiere se ne accorgono e tentano di sedarmi.

resto stordita per un po’, fino a sentire la presenza di un’altra persona al mio fianco.

il contatto con la pelle mi riaccende le gote e riprendo colore.

Non mi volto, preferisco rimanere dell’idea che possa essere tu.

Tu, col tuo odore e i tuoi sorrisi di primo mattino, tu e le tue lacrime, tu così rapido a prendere un’altra strada, tu che hai altro a cui pensare, te che non t’importa, te che esiti e non mi urli in faccia quel che pensi, te che resti nell’altra stanza a guardare la tv, te che aspetti il buio per darmi l’ultima carezza.

te, che forse t’importa più di tutti.