Mad City —

21.41, il treno completa la sua corsa sbuffando svelto sui binari, appena pochi isolati più in là.

Qualcuno ha organizzato una festicciola nel cortile qui sotto, sento i piedi dei bambini battere sull’erba sintetica, le madri pronte a fare le ramanzine e i pianti che verranno dopo. Dall’altro palazzo si sente appena il vociare ingenuo di ragazzine, che forse stanno mettendo su un karaoke arrangiato, magari mostrando il culo allo specchio come fa Nicki Minaj.

La città non dorme mai, ed io non so rinunciare al caos.

La città conosce i miei punti deboli, sa dove trascinarmi.

La città è un covo di vipere che si travestono da angeli per ingannare gli occhi inesperti. Le sue strade sono porte socchiuse, i suoi vicoli lugubri sono abitati da insetti e animali. Stupido io, che in una notte d’inverno assaggiai il loro veleno dal pungiglione.

01.13

La città mi lascia solo, osserva l’erosione lenta del mio corpo.

La città è una madre assente che non riconosce le sue colpe.

La città è una donna che lascia il letto vuoto.

La città è un telefono che squilla, ma non concede il lusso della risposta.

un segnale acustico, un attimo di silenzio.

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