NY Dreamers — Ogni dieci passi, dimenticare.


L’inverno soffia forte per le strade, produce rumori che mai prima d’ora ero riuscito a carpire, nonostante vivessi lì da ormai sei mesi. In lontananza, un vetro frantumava in mille pezzi, e a me sembrava essere così vicino,quasi come se le schegge potessero trafiggermi la pallida carnagione. L’avevo ereditata dalla famiglia di mia madre, e in fondo non mi dispiaceva; c’era un qualcosa di nordico in me, ma non potevo esserne certo. Il sibilo deciso del vento gelido attraversava le chiome degli alberi e gli arbusti dai colori ormai sbiaditi, producendo un alfabeto a me del tutto sconosciuto. Rimasi per ore ad osservare quei semplici e impercettibili movimenti, solo e immobile.
————————————————————————————————-

Avrò lasciato una miriade di messaggi in segreteria, tua madre sarà andata dalla polizia a denunciarmi — il tono era inquietante, lo ammetto — ma avevo bisogno di vederti, anche se è troppo presto perché il sole sorga, e troppo tardi perché una fiammella arda ancora in ogni casa dell’isolato. Lascio uscire un pacchetto di sigarette dalla tasca, lo scroscio continuo della pioggia rende tutto fradicio, tuttavia, l’odore del tabacco sembra impregnato nell’aria. Ne accendo una — dopo svariati tentativi, purtroppo vani — e inspiro il fumo caldo, le gote s’accendono di un colore rossiccio, il cuore riprende a correre veloce, la paura di non sopravvivere svanisce, oramai. Se fossi qui, probabilmente riverserei tutte le mie ansie su di te, come un rigurgito in piena notte, parole che premono in gola per uscire dalle mie labbra unte di saliva. Il medico non ha saputo dirmi i tempi precisi, solo che avrei dovuto aspettarmelo, che tra qualche anno la mia testa e il mio corpo andranno a puttane, ci credi?
Ho l’Huntington, amore mio.
La Corea di Huntington.”

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.