One More Chance — una vita tra i vagoni


Non so davvero quanto sia possibile resistere, prima di un eventuale collasso. Certo, i ragazzi hanno senz’altro più energie a disposizione, hanno più tempo e più vita da sprecare per tutto ciò che provoca loro tempeste interiori.

Forse, se smetti per un attimo di camminare a passo svelto, ti accorgi di quanto questa tua idea risulti una follia bella e buona, ma non te ne frega niente. Proprio niente. E’ come se fosse una molla pronta a scattare dentro di noi, un meccanismo di difesa dal grigiore dei giorni che passano. Così è la follia.

Proprio lei mi ha spinto a partire un sabato mattina di Novembre tendenzialmente uggioso e imbottito di quella strana pigrizia che precede il week-end, quando hai mille cose da fare ma ti lasci avvolgere dal calore di un plaid variopinto. E’ così, il sabato.

Nonostante tutto, i treni sembrano sempre stracolmi di facce nuove — ne avrò viste di diverse ogni volta — che vanno sempre a passo svelto, con lo sguardo rivolto alla strada, come fosse un automatismo, un gesto quotidiano, una forzatura. L’unica cosa che mi consola dal fatto che sono ancora le 9.37 è il paesaggio che traspare tra i vetri color fuliggine della cumana; in effetti, è la prima volta che passo di qui e fa un po’ strano osservare minuziosamente quello che succede al di fuori di questa carrozza, magari la gente penserà che sia pazzo, oppure già fatto di primo mattino. Il rumore assordante delle ruote che limano le rotaie mi fa svegliare, anche se avevo solo chiuso gli occhi per un momento, metto la testa fuori e leggo sul tabellone blu “CAPPUCCINI” e mi capacito che alla prossima devo fermarmi.

Intanto, cercavo invano di rilassarmi con qualche pezzo di Notorious B.I.G.

Rivedersi, osservarsi come cani che devono respirare l’odore, sapere di essere stati esistenze separate per troppo tempo e non conoscersi quasi più. Però, poi mi sorridi e ritorno dal mio stato di amnesia forzata, quindi ti abbraccio cercando di tenerti a me stretto, amico mio, perché il tempo stringe e non so quando riuscirò a tornare per queste strade.

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