Una cura ricostituente per il lavoro flessibile

A più di un anno dai primi provvedimenti sul lavoro, il Governo inaugura una “fase due”, concentrando le proprie attenzioni sui due milioni di autonomi, finora trascurati.

«Una svolta culturale», l’ha definita Maurizio Del Conte — docente della Bocconi ed estensore del disegno di legge che mira a incoraggiare l’autoimprenditorialità e la conciliazione vita/lavoro. Si tratta, a ben vedere, di un tentativo strutturale di rimaneggiare la legislazione tenendo conto delle profonde trasformazioni che attraversano la realtà. Cambia il lavoro, basta guardarsi intorno: la fabbrica non va in pensione, ma il numero di freelance è in costante aumento. Cambiano anche le modalità di articolazione della prestazione in relazione a tempi e luoghi, grazie alla rivoluzione digitale. Così come mutano le esigenze delle imprese, alla ricerca di formule in grado di motivare la forza lavoro, soddisfare l’utenza e accrescere la produttività.

Il nuovo Statuto dei lavoratori autonomi, approvato dal Consiglio dei Ministri, si pone l’obiettivo di accrescere le tutele per i professionisti e le partite IVA, spesso vulnerabili ed esclusi da una serie di protezioni garantite ai dipendenti. Tra le misure spiccano: una difesa, seppur non vigorosa, contro il ritardo nei pagamenti, il diritto di utilizzo economico delle invenzioni “partorite” dal professionista, la possibilità di dedurre le spese per l’aggiornamento formativo fino a massimo di 10mila euro annui, la promozione della partecipazione alle gare di appalto della PA, l’indennità di maternità (anche senza astensione dal lavoro), i congedi parentali di sei mesi fino a tre anni del bambino, la sospensione del rapporto in caso di malattia o infortunio, così come la sospensione del versamento contributivo in caso di malattia grave e l’equiparazione alla degenza ospedaliera della malattia conseguente alle cure oncologiche. Un bel passo in avanti.

Il disegno del Governo sembra coerente con una serie di azioni messe in campo finora. Con il Jobs Act si sono contrastate (convertendole) le false collaborazioni e si è sganciato il rapporto autonomo dalla “gabbia” del progetto. Oggi si interviene anche sulle modalità “agili” della prestazione lavorativa, incoraggiando le forme ibride: stesso trattamento economico e normativo dei colleghi “standard” sarà riservato a chi lavori fuori dall’ufficio, connesso in remoto con la propria sede aziendale. Al subordinato «smart» saranno inoltre riconosciuti diritti al riposo e alla tutela assicurativa INAIL contro infortuni e malattie professionali legate ai rischi esterni. A questo strumento potranno far ricorso anche i dipendenti pubblici.

La mano del legislatore è leggera, non stravolge definizioni codicistiche né inventa nuove tipologie contrattuali. Favorisce una necessaria sincronizzazione col presente: creatività e flessibilità sono la regola dei “nuovi mestieri”.

su Il Giorno — settimanale Lavoro di mercoledì 17 febbraio 2016

— per scaricare clicca qui —