Immaginate di essere a una cena. Immaginate di chiedere ai commensali: Mi consigliate un bel libro da leggere? E adesso immaginate che tutte le persone attorno al tavolo citino un titolo e poi ammutoliscano. Che non dicano nulla di cosa contiene il libro, del perché lo hanno trovato interessante, del perché potrebbe piacervi, nulla di nulla. Il titolo, e poi silenzio. Non molto utile, vero?
Ora, permettetemi, due parole su di me. Sono un lettore di narrativa piuttosto vorace, da un romanzo a settimana, più o meno. Uso twitter dal 2009 (dal 2011 gestisco anche i profili social di una casa editrice, ma questo accantoniamolo, perché sto scrivendo da lettore, non da addetto ai lavori). Non saprei quantificare, ma negli ultimi cinque anni grazie a twitter ho scoperto parecchi bei libri. Merito di citazioni, link a recensioni o interviste ben fatte, a volte anche solo di una copertina che ha fatto scattare la molla della curiosità. A volte le segnalazioni provenivano direttamente dai profili delle case editrici, altre volte da lettori dei cui gusti ho imparato a fidarmi. Mai, però, mi è capitato di cercare informazioni su un libro solo perché qualcuno ne aveva citato il titolo, nudo e crudo. Eppure — se frequentate twitter e avete interessi simili ai miei lo avrete notato anche voi — da qualche tempo la mia TL è intasata da elenchi di titoli, raggruppati sotto hashtag generici e spesso sovrapponibili tra loro.
Proporre un hashtag “librario” nuovo ogni giorno sembra essere diventato un tic, un riflesso condizionato, un modo — neppure molto velato — di scalare la classifica dei TT e raggranellare follower. Nulla di male, per carità, ma il risultato è molto simile alla cena di cui sopra.
Ora: non voglio fare polemica, non ce l’ho con nessuno in particolare, e lungi da me fare il superiore—io per primo ho scritto qualche tweet legato a questo o quell’hashtag. Quello che mi chiedo qui è semplicemente se namedropping e retweet compulsivi siano davvero il miglior modo di parlare di letteratura su twitter. Se sia utile per i libri, e ancor di più, per i lettori. Se non stiamo, tutti o quasi, usando un mezzo dalle grandi possibilità in modo improprio, disinnescandolo.
Pensiamoci, e magari, nel frattempo:

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