Uomini e macchine, tutti nella stessa infosfera.

Come l’infosfera e la quarta rivoluzione stanno modificando il mondo in cui viviamo?

Per capirlo bisonga fare un’analisi della nostra società-la società dell’informazione-chiarendo fin da subito l’intento di analizzare l’effetto delle ICT(tecnologia della comunicazione e dell’informazione) sulla comprensione della nostra epoca. Il primo aspetto da analizzare è quello relativo all’indagine della nuova dimensione del nostro essere, bisogna considerare il grande mutamento a cui è perpetuamente sottoposto ogni aspetto della nostra società: la rivoluzione informazionale viene identificata come quarta rivoluzione perché provoca un considerevole mutamento nella nostra comprensione sia dal punto di vista estroverso, cioè riferito al mondo, sia dal punto di vista introverso, cioè relativo all’ essere umano. Infatti la rivoluzione dell’informazione si fonda sulla presa in atto che non siamo più entità isolate, ma «inforg», ossia organismi informazionali interconnessi, che condividono con agenti biologici e costrutti tecnici un’ambiente globale in ultima analisi costituito da informazione, ovvero l’infosfera. Secondo Luciano Floridi stiamo quindi modificando la nostra idea della natura ultima della realtà, passando da una metafisica materialista, incentrata sugli oggetti e sui processi fisici, a una che ruota intorno all’informazione. Una metafisica adatta a un’era in cui il progresso e il benessere umano dipendono sempre di più da una gestione efficiente del ciclo di vita dell’informazione. Una rivoluzione che deve moltissimo ad Alan Turing, matematico inglese e uno dei padri dell’informatica.

A lui si devono:

  • la macchina ideale nota come «macchina di Turing», ovvero il modello concettuale alla base del computer moderno;
  • Il «test di Turing», ovvero la riflessione che diede il via agli studi sull’intelligenza artificiale (IA).

Ma Alan Turing, secondo Luciano Floridi, filosofo a Oxford e recentissimo vincitore del premio Weizenbaum, fu uno di quei rari pensatori capaci di rivoluzionare il modo in cui l’umanità concepisce sé stessa, ponendolo dunque al livello dei grandi rivoluzionari del pensiero dall’Umanesimo in avanti, ossia: Copernico, Darwin e Freud. Tre autori che hanno cambiato la nostra comprensione e visione del mondo e concezione che abbiamo di noi stessi: con Copernico la Terra (e quindi l’umanità) non è più al centro dell’universo, con Darwin l’uomo non è più al centro del regno animale e con Freud la mente umana viene riconosciuta come niente affatto trasparente a sé stessa, ma piuttosto caratterizzata da inconscio e dal meccanismo di repressione.

Alan Turing, matematico, 1912–1954.

La rivoluzione dell’informazione che oltre a essere scientifica è, come sappiamo, anche tecnologica, rende senza dubbio possibili evoluzioni potenzialmente molto positive per l’umanità, ma anche seri rischi e problemi. Il primo rischio è che il cambiamento in atto non venga compreso. L’umanità, infatti, ha sempre reagito con difficoltà ai cambiamenti di prospettiva introdotti dai grandi rivoluzionari del pensiero. Basti pensare alla perdurante esistenza di migliaia di testate nucleari e al consumo forsennato delle risorse del pianeta: non dimostrano che, nonostante Copernico e Darwin, l’umanità continua a considerarsi al centro di tutto? Ora si aggiunge la sfida di iniziare a pensare l’uomo come animale informazionale inserito all’interno dell’infosfera.

Luciano Floridi, filosofo, 1964.

‘’Se Dio non gioca a dadi, invece Floridi consiglia agli uomini una mossa di scacchi’’, il cosiddetto gambetto: si accetta una perdita iniziale, con l’obbiettivo di ottenere un considerevole beneficio successivamente, che sia in grado di ripagare anche il danno iniziale, strategicamente accettato. A ciò bisogna ricollegare il concetto di e-nvironmentalism (ambientalismo sintetico o digitale), in un’ottica di riconciliazione tra il naturale e l’artificiale, tenendo conto che l’obiettivo è quello di determinare uno sviluppo sostenibile di questa nuova dimensione derivante dalla rivoluzione informazionale a cui si aggiunge la sfida di iniziare a pensare all’uomo come animale informazionale inserito all’interno dell’infosfera. Non sarà facile. Come rimarca Floridi, dato che la società dell’informazione sta crescendo molto più rapidamente della capacità dell’uomo di sviluppare solide radici concettuali, etiche e culturali. D’altronde, se ancora non abbiamo fatto davvero i conti con Copernico e Darwin, come potremmo pretendere di aver già fatto nostro Turing?