Le radici filosofiche dell’informatica

L’informatica trae le sue origini dal mondo della filosofia, più precisamente dalla considerazione che l’universo può essere presentato come una macchina che processa informazioni.

Sin dalla sua nascita, la filosofia si è sempre interrogata sui modi per acquisire e gestire le informazioni.

La matematica fu la prima disciplina a dare dei risultati in questo senso: i Pitagorici della Scuola italica di matematica furono i primi a credere che i principi della matematica potessero essere applicati a tutti gli esseri e che tutto era riconducibile a semplici proporzioni.

La matematica diveniva così l’elemento unificante di varie discipline quali musica, filosofia, religione e cosmologia.

Ippaso di Metaponto (fonte: Wikimedia Commons)

Tuttavia Ippaso di Metaponto mise in discussione tutto ciò in quanto capì che applicando il teorema di Pitagora al calcolo della diagonale del quadrato non si arrivava a un risultato preciso, ma a una grandezza sfuggente.

Questa scoperta, ovviamente, mise in crisi la certezza della matematica dato che ora si doveva ammettere l’esistenza di grandezze incommensurabili, i famosi numeri irrazionali.

I Pitagorici, invece di affrontare la questione, preferirono radiare Ippaso dalla scuola e lasciare il problema della risoluzione degli irrazionali e del problema dell’infinito a Cantor e Dedekind 2300 anni dopo.

Tracce simili di pensiero si ritrovano in diversi pensatori latini dell’età tardoantica e altomedievale, da Agostino fino a Severino Boezio che scrive il famoso “De arithmetica”.

L’opera boeziana inaugura una rinascita degli studi matematici, la messa a punto di una filosofia del numero e una visione ordinata del mondo che integra il sogno dell’armonia pitagorica con l’orizzonte trascendente cristiano.

Altri contributi furono offerti da Abbone di Fleury, che con il suo “Calculus” voleva fornire un ponte introduttivo all’aritmetica nella forma di un’esposizione ad uso scolastico, e da Gerberto di Aurillac.

Raimondo Lullo (fonte: Wikimedia Commons)

Però l’opera che più di tutte anticipa alcuni dei principi della scienza informatica è l’”Ars generalis” di Raimondo Lullo che ci offre un sistema generale di interpretazione della realtà visibile e invisibile e un metodo di ragionamento e catalogazione unico per tutti i campi del sapere.

Gottfried Wilhelm von Leibniz (fonte: Wikimedia Commons)

Una delle più famose idee di Lullo, quella di un alfabeto del pensiero umano che funzioni in modo automatico, fu sviluppata da Gottfried Leibniz che la mise in relazione con la sua idea di una mathesis universalis, ossia di una logica concepita come matematica generalizzata.

Il sogno di Leibniz era quello di creare una compilazione enciclopedica in cui fosse possibile esprimere ogni aspetto delle nostre conoscenze.

Il filosofo divise il suo progetto in tre parti: la creazione dell’enciclopedia, la scelta delle nozioni fondamentali e dei relativi simboli e la riduzione delle regole deduttive a manipolazioni di quei simboli, ovvero al calculus ratiocinator.

Nel 1673 presentò a Londra un modello di macchina calcolatrice capace di eseguire le quattro operazioni aritmetiche fondamentali e, con l’intento di ridurre ogni ragionamento a una sorta di calcolo, paragonò il ragionamento logico a un meccanismo.

Nei due anni successivi fece degli enormi passi avanti fino a giungere all’invenzione del calcolo infinitesimale e alla comprensione della necessità di scegliere simboli adatti a rappresentare tutti i concetti fondamentali e di trovare le regole che ne governassero la manipolazione.

Nella sua terminologia, un simbolo del genere si chiama “caratteristica”, ma lo scopo del filosofo era quello di trovare una caratteristica universale dato che solo così sarebbe stato possibile, attraverso anche la manipolazione dei caratteri primitivi, ottenere tutte le nozioni possibili.

Con queste scoperte Leibniz anticipa ricerche di logica simbolica, algebra, combinatoria, probabilistica, binaria e persino il dibattito sull’Intelligenza Artificiale.