L’Italia con gli stivali

Nella storia di un grande Paese viene il momento in cui si guarda in faccia la realtà, si fa tesoro degli errori del passato, errori di tutti, e si scrive la pagina del futuro. Arriva un momento in cui si mettono da parte le polemiche e ci si infila gli stivali di gomma per iniziare a spalare il fango. C’è stata un’Italia che non ha mai voluto sapere, non ha mai voluto ricordare, non ha mai voluto affrontare seriamente il problema del dissesto idrogeologico: emergenze una dopo l’altra, sempre gestite con «poteri straordinari» e con un’infinità di «deroghe» alle normali procedure, a volte anche con il malaffare incorporato, e mai attraverso una ordinata e ordinaria programmazione, con disciplina, controlli veri e rigorosi. E poi c’è stata un’Italia che ha saputo solo lamentarsi o sbraitare, magari sperando che andasse sempre tutto male. Ne siamo consapevoli, il territorio del nostro Paese presenta diversi rischi ambientali. Forse qualcuno in più degli altri […]
L’Italia non può più essere assuefatta ai dissesti colposi, dolosi e dolorosi, non può più essere il Paese che li attende come un giudizio universale permanente. Il nostro destino non è aspettare la prossima alluvione, l’ennesima frana o le macerie di un terremoto, il crollo di strade o viadotti della vergogna, ma è prevenire il disastro, presidiare la sicurezza del territorio, la qualità dei progetti e la serietà della loro messa in opera.
Matteo Renzi, prefazione al libro di Erasmo D’Angelis

Un Paese nel fango

Ph. Civitella Casanova, Novembre 2014 – pochi mesi prima del grave dissesto idrologico che ha colpito Vestea, Valle del Giardino

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