Brianza velenosa

Alcuni episodi che mi sono tornati alla mente leggendo i fatti di ieri mattina (principalmente, l’arresto del sindaco Mazza):

1. Giugno 2015: nei momenti immediatamente successivi alla vittoria alle comunali della coalizione di centrodestra guidata da Edoardo Mazza, durante una video-intervista l’ex sindaco e futuro vicesindaco Giacinto Mariani se la prende con un “sito anonimo” accusato di diffondere falsità, augurandosi la morte dei giornalisti che vi contribuiscono definendoli “[…] animali, banditi, ladri e schifosi. Perché queste persone devono morire, perché queste persone non sono degne di essere chiamate persone”. Mentre parla, il pubblico si scioglie in un’ovazione, con applausi e cori da stadio. 
Link: http://www.seregno.tv/lo-sfogo-di-giacinto-mariani-dopo-la-vittoria-di-mazza/

2. Marzo 2016: su richiesta della Prefettura, con ordinanza del comune di Seregno vengono revocate “per pericolo di infiltrazioni mafiose” le licenze commerciali relative a due locali del centro cittadino, che vengono quindi chiusi. Il giorno dopo la chiusura compare, sulla facciata di uno dei due bar (di proprietà di una famiglia ben nota alle forze dell’ordine ma che l’ex sindaco Mariani aveva definito “una famiglia come tutte le altre”) uno striscione appeso nottetempo con scritto “Noi vi vogliamo bene”. Nel giro di pochi mesi il locale riaprirà i battenti, a seguito di cambiamenti nella compagine societaria: aperto ancora oggi, è tra i più frequentati del centro.
Link 1: http://www.infonodo.org/content/seregno-ndrangheta-revocata-la-licenza-tripodi-smarrimento-tra-i-tripodisti
Link 2: http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/03/04/news/seregno_ndrangheta_solidarieta_-134736449

3. Marzo 2017: dopo nemmeno un mese dall’entrata in vigore del decreto Minniti, che col nuovo strumento del cd. “Daspo urbano” permette ai sindaci di ordinare l’allontanamento temporaneo di chiunque sia trovato a disturbare la sicurezza e il decoro urbano (spaziando dai writers ai mendicanti), il sindaco di Seregno dichiara di aver firmato un’ordinanza che recepisce detto strumento — risultando fra i primi in Italia a farlo — nello specifico per risolvere il problema degli accattoni, richiedendo contestualmente alla cittadinanza di non dare più soldi a chi chiede l’elemosina.
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/21/seregno-il-sindaco-basta-dare-soldi-a-chi-chiede-elemosina-i-rom-una-piaga-opposizione-da-manforte-alla-lega/3464960/

Credo che ci sia un filo conduttore fra i tre eventi; se più evidente nel legare il primo al secondo, è certamente più sottile riguardo al terzo. Che la nostra terra abbia un problema con la criminalità organizzata è ormai un dato di fatto; che la sua gente se ne sia accorta, non è scontato. E anzi, a seguire le vicende seregnesi — che, sia chiaro, non devono essere ritenute un caso unico nel nostro territorio né tantomeno irripetibile, manifestando al contrario quello che è un sentimento diffuso — sembra proprio che la Brianza non abbia ancora capito con chi ha a che fare, e che gli anticorpi costruiti a fatica negli ultimi anni, da quel 13 luglio 2010, momento clou dell’operazione Infinito e che per molti di noi è stata una vera e propria “epifania”, non sono ancora sufficienti. Certo, non si dice più — come invece era comune fino a una decina d’anni fa — che la mafia da noi non esiste; ma ci si offende se qualcuno si permette di dire che la città in cui si vive è una città mafiosa (citofonare Sabìa, consigliere comunale PD a Seregno: http://www.pagina99.it/2017/09/26/storia-ndrangheta-al-nord-brianza-seregno/); ci si permette di definire una famiglia come le altre quella in cui lui e lei sono rispettivamente un condannato per detenzione illegale di armi clandestine e la nipote del presunto capo di una locale (vedi sopra); si arriva persino a dimostrare pubblicamente con uno striscione l’affetto per un locale chiuso per pericolo di infiltrazioni mafiose (idem). E c’è di più: tutto questo mentre sulla bocca di tutti non c’è il problema della legalità e della correttezza dell’amministrazione, ma il “degrado” della città; il nemico vero, da combattere senza esclusione di colpi (ed ecco il Daspo urbano e l’invito a non fare l’elemosina), non è l’imprenditore criminale o il politico corrotto, ma il mendicante. La forma che domina la sostanza, verrebbe da dire.

Di certo non è tutto qui: qualcosa di buono si muove ed è fondamentale sottolinearlo. Personalmente, per quanto riguarda Seregno, in mezzo ad altre cose sono rimasto colpito da un gruppo di ragazzi, più o meno miei coetanei, che per due anni di seguito sono riusciti in totale autonomia a mettere insieme un cartellone di incontri di studio e di approfondimento di alto livello (https://www.facebook.com/cittadinimondo/); alcuni di loro, fra l’altro, hanno poi dato vita a un sito di approfondimento di tematiche locali che sui fatti di ieri è sicuramente fra i più interessanti da leggere, e che ha detto chiaro ciò che va ricordato a proposito: “[…] innanzitutto è giusto ribadire che Mazza non è stato dichiarato colpevole, ma è solo in stato di fermo, quindi per ora non si può affatto parlare di colpevolezza. La seconda [cosa] è che per troppo tempo, però, la mafia del nostro territorio non è stata affrontata come si deve dai cittadini. Spesso ci siamo mostrasti indifferenti verso questo tema, e adesso non è più possibile farsi da parte” (https://ilbarbarossa.org/2017/09/26/schock-a-seregno-arrestato-il-sindaco-mazza/ e https://ilbarbarossa.org/2017/09/27/il-sindaco-di-seregno-agli-arresti-cosa-succede-ora/).

Io sono convinto che si debba partire da questa presa di coscienza, che ieri sera, in piazza Libertà, è sembrata la presa di coscienza di molti: una folla scottata, delusa e sorpresa dal dover fare i conti con una realtà che nessuno si immaginava si sarebbe concretizzata così, con il sindaco arrestato e il primo servizio in tutti i telegiornali nazionali. Una città che deve rialzare la testa, e in cui le forze che hanno veramente a cuore la democrazia e la lotta alla criminalità devono farsi protagoniste di un processo che porti l’intera cittadinanza ad elaborare quella presa di coscienza e a renderla impegno, partecipazione, dentro e fuori i luoghi della politica, tenendo alta l’attenzione affinché ciò che è accaduto non si ripeta. Altrimenti, il rischio è duplice: da un lato, che la giornata di ieri sia stata solo una parentesi e che da oggi si torni alla vita di tutti i giorni, fatta di disinteresse e di aperitivi in locali “interessanti”; dall’altra, che in questo vuoto politico e “morale” dell’intera città si inseriscano forze altrettanto pericolose e distruttive, cavalcando la sfiducia nella politica con programmi costruiti sull’odio e sul sospetto.

I seregnesi lo hanno visto ieri sera: la Brianza è al loro fianco. Ora la prossima mossa sta a loro: farsi sentire, farsi partecipi, occupare gli spazi del dibattito politico con interesse e il proprio impegno; solo così si potrà evitare di ripetere quanto accaduto, e di essere nuovamente svegliati dal rumore degli elicotteri.