Il plurale della parola limbo #2

Io oggi non mi sento bene.
È successo solo perché ieri ho fatto un po’ la spavalda in bici, credo.
È successo perché ho quasi 35 anni ma mi ostino a vivere come se ne avessi 15.
È successo perché sono stata un mese fuori casa e non ho vissuto come ero solita vivere: in bici. Così quando l’ho ripresa è successo il fattaccio.

Mia sorella ha deciso di sposarsi mentre era nel limbo dell’attesa in una camera d’ospedale, pochi giorni fa, e aveva paura perché stava aspettando che la chiamassero per portarle via la cistifellea. Lo ha deciso nei giorni del dibattito sulle unioni civili, l’ultimo (che ne abbiamo avuti tanti), quello del 2016, quello della scritta “Family Day” sul Pirellone a Milano. Quello che ci ricorda che l’Italia è ancora nel limbo dell’illegalità su questo tema e l’Europa non se l’è dimenticato.
Lo ha deciso perché si è sentita in dovere di non lasciare nessuno nel limbo in cui inevitabilmente ti ritrovi nel momento in cui la tua compagna o il tuo compagno è in ospedale e tu per la legge non sei nulla.

Io oggi non mi sento bene e a coccolarmi c’è solo la mia coinquilina. Lo fa in un modo tutto suo: insultandomi se non prendo le medicine. Lei in questi momenti è tutta la famiglia che ho, e per lei è lo stesso, dato che viviamo in quel limbo di italiani all’estero non registrati come tali, in una casa in affitto, gli amici lontani, la famiglia su Skype (se la connessione lo permette, vedi post #1). Il nostro limbo è fatto di proroghe su un futuro che sembra non arrivare mai, di litigate con i medici di qui che ci credono turisti della sanità e di valigie che si fanno ad ogni volo più leggere. È un limbo che non ci permette di avere un partner perché di solito se lo troviamo qui non sappiamo per quanto tempo ci fermeremo ancora, oppure non lo vogliamo per il semplice motivo che ci rovina la piazza (e, appunto, noi qui viviamo ancora come le quindicenni di cui sopra), e se lo troviamo lontano ovviamente rosichiamo perché vorremmo vederlo più spesso, per costruire con quella persona una quotidianità che ci permetterebbe di capire se è il caso di continuare a vedersi oppure no. Non l’abbiamo anche perché con le persone di qui in realtà non ci troviamo mai del tutto a nostro agio, perché noi si è di quelle persone che per stare bene con qualcuno devono poterci parlare in slang universitario, e soprattutto di argomenti come “Boris” o i post di Salvini. Non l’abbiamo anche perché la maggior parte dei ragazzi di qui ci sembrano stupidi, e questo ci fa calare la libido.

Io oggi non mi sento bene e questo mi ricorda che quando sarò vecchia e sola e malandata so già cosa farò. Ripenserò a tutto questo e mi farò due risate.