19 Maggio 1991

La gradinata sud

Era una giornata di sole, il giorno in cui diventai una Sampdoriana. Me lo ricordo bene. Avevo quattro anni? Forse ero vicina ai cinque. Ero a casa dei miei nonni, stavo disegnando seduta al tavolo della cucina, dando le spalle al balcone.

Mia nonna mi fece una domanda. ”Perché non sei della Sampdoria?” mi chiese. “Tutti sono della Sampdoria” aggiunse. Quando diceva “tutti” si riferiva alla nostra immediata famiglia. In effetti la parte paterna della mia famiglia ha il sangue blucerchiato, una cosa che ci ha sempre unito. Siamo tutti tifosi sfegatati, tranne mio padre, a cui il calcio non interessa proprio, anche se è comunque dalla parte giusta.

Il ragionamento di mia nonna comunque non faceva una piega e così, in quella giornata di fine primavera, con il sole che brillava e l’aria leggera che entrava dal balcone aperto alle mie spalle, presi una decisione. “Okay, sono Sampdoriana”.

Non mi sono più guardata indietro.

Sebbene non lo dia a vedere, sono una tifosa ardente, ben solida, anche se quieta certe volte. I colori blucerchiati sono dentro di me, come una sorta di promessa fatta alla mia famiglia, alla mia nonna, a quattro, forse cinque, anni. E’ una cosa di famiglia, essere sampdoriana. E’ una questione di fede.

Il 19 Maggio 1991 io c’ero. Io il nostro scudetto l’ho visto, l’ho vissuto.

Da quel giorno in cui decisi di diventare una tifosa blucerchiata, la Sampdoria è stata una costante nella mia vita. Non ho vaccillato quando i miei compagni di classe (juventini) mi prendevano in giro. Ho visto la mia squadra passare dalla famiglia Mantovani ai Garrone prima di arrivare a Ferrero. Ho guardato una beffarda finale di Coppa dei Campioni. Ho affrontato due retrocessioni e ho GODUTO come un riccio per il ritorno in Serie A. Ho visto giocare Mancini, Montella, Flachi e anche Del Vecchio e Conte e Bettarini.

A 25 anni dallo Scudetto era arrivato il momento per me di parlare del mio grande amore, della mia armata e della mia famiglia, perché la Sampdoria fa parte della storia della mia famiglia. E’ la storia di mia nonna. E’ la storia di mio padre, non tifoso, che mi porta a casa una sciarpa della Sampdoria trovata in un bar durante una notte in cui era a lavoro. E’ la storia di mia madre, altra non tifosa, che dopo l’ultimo perso ha condiviso una foto sulle statistiche del dominio cittadino incontrastato della Sampdoria. E’ la storia della foto della squadra dello scudetto appesa nell’ingresso di casa di mia zia. E’ la storia di un braccialetto che non tolgo mai. E’ la storia di un’appartenenza, una storia che ci lega a un filo che ci porta dritto a lei.

Buon anniversario, amore mio.

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