Davanti allo specchio

di Amneris R.

Sono davanti ad uno specchio, non descrivo come sono ma come mi sento.
Io ero la locomotiva di un treno a vapore. Un treno, prima con tre vagoni, poi con sei. Accanto a me c’era il fochista.
Lui era attento che il fuoco non diminuisse il mio calore, altrimenti, la locomotiva si sarebbe fermata. Formavamo una coppia in simbiosi.
Io trainavo il treno, ero attenta agli scambi, mi fermavo alle stazioni, facevo in modo che i vagoni viaggiassero senza scossoni.
Ogni tanto ci fermavano alle piccole o grandi stazioni.
Ci consultavamo e si ripartiva.
Durante il viaggio capitava che il panorama fosse bello, allora avrei voluto rallentare la corsa.
Altre volte invece, avrei voluto andare più in fretta, perchè la strada ferrata in quel tratto, non era come avrei voluto che fosse.
Qualche vagone voleva andare per conto suo, non riusciva a capire che per staccarsi doveva arrivare alla sua stazione.
Il fochista caricava con palate d’amore la caldaia perchè tutto fosse meno carico di tensione, forse non capiva...
Così abbiamo viaggiato per tanti anni.
Anche quando i nostri vagoni hanno preso ciascuno la loro direzione, ho sempre avuto la forza di ripartire, sapendo che il fochista si aspettava questo da me.
Noi ci siamo più trovati fermi in stazione, ma sempre in simbiosi: io locomotiva lui fochista.
Ora il fochista mi ha lasciato.
Io locomotiva, senza fuoco non posso viaggiare.
Mi sono fermata alla stazione.
Vagoni e vagoncini con altre locomotive mi brulicano intorno. Gettano palate d’amore nella caldaia, si intiepidisce ma non riesce più ad accendersi.
I carboni non guizzano di rosso fiamma, ora sono neri.
Solo alcuni tizzoni, rimasti sotto la cenere, sono ancora accesi, ma non danno il calore per ripartire.
Manca il fochista, andando via ha lasciato la locomotiva senza alimento.
L’allegria, la serenità, l’amore, i battibecchi, le piccole e grandi divergenze, i sorrisi, i lunghi silenzi, gli abbracci, le strette di mano prima di addormentarci , il fochista che ha lasciato la locomotiva nel vuoto.
Il vuoto improvviso mi ha avvolto lasciandomi frastornata.
Mi guardo allo specchio e non mi riconosco.
So che devo andare e non so dove, anche se so che devo reinventarmi la vita.
Mi aggrappo ad ogni cosa sperando che riesca a colmare, almeno in parte, il vuoto.
Devo viver, devo sorridere, il pianto non calmerà il vuoto.
Ho la certezza di non essere sola, ma quanto siamo stati per tanti anni, fa soffrire sentirsi vagone.
Una locomotiva che non è mai riuscita a pensare a se stessa senza sentirsi in colpa. Per me pensare a me stessa era togliere agli altri.
Ora la locomotiva è sola, è libera, ora è tutto suo il tempo.
Perché si sente viva solo quando qualcuno ha bisogno di lei?
 Il tempo suo non sa goderlo a pieno, c’è sempre un tarlo che bisbiglia dentro di lei: - Sei contenta ora? I tempo è tutto tuo. Prendilo fai ciò che vuoi! -
Lei sa che non è così che voleva il suo tempo.
Avrebbe voluto che lei stessa fosse stata capace di prenderselo senza sentirsi in colpa.
Ora so solo che devo essere capace di essere locomotiva di me stessa.

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