Dei diritti (di chi vuol tutelare i propri contenuti) e delle pene (di chi vuole vedersi in pace la MotoGP)

Angelo Ghigi
Sep 14, 2015 · 4 min read

Ieri ero fuori casa, a godermi una giornata di relax, ma non volendo perdermi la gara di Misano del MotoGP mi sono portato dietro il MacBook e tutto il necessario per poterla vedere on-line.

Pur sapendo dove andare a cercare uno streaming funzionante, a 20 minuti dall’inizio della gara, ho voluto provare il servizio di Sky Online, che faceva pagare l’evento solo €4.99

Sono andato sul sito, ho fatto il test della banda (passato con successo), ho acquistato l’evento (pagando con PayPal, “no! la mia carta di credito non l’avrete mai”) e poi ho tentato di avviare la diretta.

Tentato.

Perché per quante prove abbia fatto, non è stato possibile vedere il programma che avevo regolarmete acquistato.

Avevo anche pensato di usare il tablet, ma l’app di Sky funziona solo su alcuni modelli Samsung, a condizione che non siano stati sbloccati per avere i permessi di root. Il mio Nexus 7 Asus, ovviamente rooted, era quindi escluso a priori.

Per cui, a un paio di minuti dalla partenza, ho ripiegato sul mio affidabilissimo streaming tarocco e mi son guardato la gara, in pace con me stesso e col mondo, avendo regolarmente pagato il mio obolo a Carmelo Ezpeleta, Rupert Murdoch e compagnia cantante.

La sera, tornato a casa, il sacro fuoco del geek si è impossessato di me e ho deciso di rivedermi la gara usufruendo del servizio che avevo comunque pagato.

Vado sul sito di Sky Online, faccio il login, dal mio profilo accedo all’elenco degli eventi acquistati, trovo la gara di MotoGP, la seleziono, e da nessuna parte compare un pulsante “Play”.

Passo allora a consultare la sezione “Supporto”, in cui dopo molti tentativi trovo un post che dice che su Mac, l’unico browser supportato è Firefox. Per Safari, neanche a pensarci; per Chrome bisognerebbe andare a pasticciare nelle impostazioni avanzate, ma le indicazioni che vengono date non coincidono con quanto mi ritrovo a video e quindi decido di lasciar perdere.

Resta il fatto che io normalmente uso Firefox, e quindi dovrei essere in grado di vedere tranquillamente la gara. Passo allora a fare un po’ di “diagnosi differenziale” e inzio a navigare il sito sempre con Firefox, ma da tablet.

Girando per il sito, trovo il link alle trasmissioni di SkyTG24, che solitamente sulle PayTV è gratuito, per cui provo con quello. Finalmente ottengo un qualche indizio! Sullo schermo, in tutto il suo splendore, compare un pop-up che mi intima di installare… Silverlight di Microsoft. Ok, ci vuole un plugin, che non credo sia neanche disponibile per Android, e quindi torno al mio Mac, vado alla pagina di SkyTG24 e ottengo la richiesta di aggiornare il plug-in di Silverlight, perché la versione che avevo installata è obsoleta.
Scarico l’aggiornamento, chiudo il browser, installo l’aggiornamento, riapro il sito di Sky, vado su SkyTG24 e finalmente compare un box grigio, in cui dovrebbe apparire il notiziario di Sky.

Dovrebbe.

Perché invece compare un bel messaggio che mi comunica che si è verificato un imprecisato errore all’avvio del plug-in e quindi niente, puppa.
Riprovo qualche volta, il risultato è sempre lo stesso.

Cocciuto come un mulo, vado nella pagina della gara MotoGP. Ora che il plugin c’è, mi aspetto quanto meno il box grigio con errore di Silverlight.

E invece, niente. Nenache il tasto “Play” per avviare la differita (o far comparire il box grigio con il messaggio d’errore).

Ok, è guerra.

Se il sito non va, allora voglio far andare il tablet. Rapida ricerca su Google per trovare una versione taroccata della app, in grado di funzionare anche sul mio device non omologato. La trovo, la installo, faccio login, vado alla sezione di SkyTG24 e riesco a far partire il TG (alleluja!), cerco nel mio profilo l’evento acquistato, lo seleziono e… niente, manca sempre quel maleddettissimo tasto “Play” per far partire l’evento.

Basta, mi arrendo. È quasi mezzanotte, sono stanco, e ne ho le tasche (per non dire altro) piene.

A questo punto, solo la consueta amara conclusione, da rivolgere a Sky, ma in generale a tutti i venditori di contenuti multimediali protetti da DRM: se vi ostinate a porre vincoli tecnici che rendono la vita complicata anche ad un esperto del settore informatico, ad implementare interfacce utente assolutamente non intuitive (come ©@££ø si fa partire la trasmissione di un evento?), a imporre limitazioni sull’hardware utilizzabile (che indirettamente vi abbassano l’utenza potenziale), il tutto per proteggere i vostri preziosissimi diritti, poi non lamentatevi se la gente con programmi a zero-friction tipo Popcorn Time, con BitTorrent o siti di streaming che si trovano in cinque secondi su Google, si guarda beatamente il vostro evento/film/diretta sportiva a scrocco.

    Angelo Ghigi

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    Informatico bricoleur, cuoco goloso, motociclista sedentario, cinefilo distratto

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