Elsa di Frozen è l’erede di Ziggy Stardust?

Raccontiamo le cose come stanno. A noi uomini le principesse Disney piacciono, eccome, da quando eravamo bambini. I primi turbamenti, i vagheggiamenti da uomini audaci. Il bacio del principe ad Aurora, la bella addormentata. Un bigino di educazione sentimentale.

Tralasciamo opportunamente ogni aspetto pruriginoso e concentriamoci sul tema. I racconti delle principesse Disney hanno sempre permesso a noi padri di metterci in luce, interpretando quel modello di eroe che nella quotidianità, sicuramente, figlie e compagne non sarebbero in grado di cogliere. Nel gioco, siamo principi forti e audaci. Fra cucina e soggiorno ci slanciamo contro streghe e draghi, solo per un bacio a fior di labbra delle nostre Biancaneve. Al peggio, può toccare il personaggio introspettivo della Bestia, ma è comunque un bel vincere. Eppure viene un giorno che sentiamo risuonare i versi di All’alba sorgerò — Let it go, nella versione originale — tema portante di Frozen.

Nessun ostacolo per me, perché

d’ora in poi troverò la mia vera identità,

e vivrò, sì, vivrò,

per sempre in libertà.

E guardando come brillano gli occhi, è chiaro che nulla sarà più come prima. Perché con Frozen cambia il paradigma e gli eroi non servono più a nulla. Per noi padri solo ruoli di comprimari incolori. Gli uomini del film, infatti, sono due. Uno è un principe vitellone e infingardo che non sposa principesse e che non cavalca verso il tramonto. Il secondo è Kristoff, commerciante di ghiaccio, di buoni sentimenti, un uomo come tanti. Fa quello che può e tanto basta.

Eppure quando il gioco si fa duro i padri duri cominciano a giocare. Alcuni si improvvisano mezzosoprani e cantano sgangherati con le figlie, altri, i migliori, osano l’impossibile e si travestono da Elsa, l’intoccabile protagonista del film. La maggior parte si adegua al ruolo di spalla, Anna, sorella di Elsa, giovane donna smaniosa di vivere con leggerezza i suoi anni.

Se queste sono le nuove sfide della paternità, noi siamo pronti, anzi siamo nati pronti. Perché noi abbiamo ammirato Pippi Calzelunghe, Lady Oscar e Bia. Poi Chun-Li di Street Fighter, Elektra Assassin e la saga di Fenice Nera. E se le citazioni suonano oscure, basta dire che la cultura pop ha saputo intercettare una sensibilità che stava cambiando, molto meglio di quanto non abbia fatto la cultura dominante.

Frozen, come riportava the Guardian, fu osteggiato per un presunto ammiccamento omosessuale di Elsa. Forse perché lei parlava di una sua vera identità, forse perché anche i bambini uscivano dal cinema incantati da lei. Come quarant’anni prima Ziggy Stardust, l’androgina creatura di Bowie, Elsa sa parlare a entrambi i sessi con uguale forza, attraverso canzoni simbolo, piccoli inni generazionali per giovani donne e uomini.

Siamo davvero nati pronti, basta ricordarlo e sperare che Frozen porti fortuna alle nostre bambine e ai nostri bambini, che sentano risuonare sempre dentro di loro “da oggi il destino appartiene a me”!

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