“Papà, da grande farò il contabile”

Quando non sono ancora sopite le discussioni che precedono la decisione del nome della nascitura o del nascituro, ci si trova irrimediabilmente persi nella progettazione del futuro dei figli. Consapevolmente o inconsapevolmente la scelta dell’asilo nido o della tata prendono da subito il connotato della formazione, peggio ancora della costruzione del vantaggio competitivo. Credo che sia una novità generazionale, i nostri cari genitori baby boomer li ricordo più dediti ad aspetti sostanziali come “il bagno sì, ma quattro ore dopo i pasti” oppure l’imperituro “non correre, che sudi”.

Noi generazione X o millenial, induriti dalla situazione occupazionale, pensiamo a ben altro. Ognuno ha un sogno per il futuro professionale dei figli, fatto di certezze e denaro e realizzazione e prestigio. A volte se ne parla in famiglia, fra genitori, e può capitare che la persona che hai amato per anni ti si riveli per quello che è in verità, un babbeo, come quando discutendo con la madre di mia figlia, che sognava per lei un futuro da medico, da cardiologa, confessai che avrei desiderato per lei tutt’altra strada, “pianista classica, che capisco che non ci sia moltissimo lavoro e che forse sarebbe più intelligente il violino così può suonare anche nelle filarmoniche, ma il piano è un’altra cosa. Poi magari, per compensare, un’attività professionale più concreta, di supporto, non guasterebbe, la tatuatrice, ad esempio, lavoro ce n’è e c’è il vantaggio della libera professione“.

Ebbene sì, tatuatrice e pianista, continuo a pensarlo, ma the harris pool, prestigioso istituto statistico statunitense, pare darmi torto. Pochi giorni fa ha stilato la lista delle prime 30 professioni per prestigio sociale e, neanche a farlo apposta, la professione medica stravince con un 90% dei consensi, seguita dallo scienziato, dal vigile del fuoco, dall’ufficiale militare e dall’ingegnere. A scorrere la classifica mi rincuoro a vedere la voce “musicista” al sedicesimo posto con il 61% dei consensi, prima di manager e giornalisti. In particolare, questi ultimi portano a casa solo il 47% dei consensi. A chiudere la classifica i pr consultant con un misero 31%. La mia professione, e non dico altro.

Le cose cambiano, e si fanno più interessanti, osservando la classifica delle professioni che i genitori sceglierebbero per i loro figli. I medici stravincono anche in questo caso, ancorati a quel 90% di consensi, eppure sono tallonati da ingegneri, infermieri, scienziati e architetti. Nella top ten si trovano anche i contabili, che recuperano 30 punti percentuali. La bellezza della partita doppia, come avrebbe detto mio nonno che era contadino, ma aveva studiato da ragioniere.

Insomma, il prestigio è una cosa, ma se si tratta di incoraggiare i propri figli alla scelta di una professione le cose cambiano e prevale il pragmatismo. Per mera cronaca, i musicisti tengono bene e si attestano al diciannovesimo posto, crollano militari e vigili del fuoco, schizzano verso l’alto informatici e web designer, saldamente al fondo classifica giornalisti e pr consultant.

Per fortuna i desideri dei bambini sono sempre gli stessi, ballerine e poliziotti, per lo più, e le scelte dei giovani adulti che diventeranno saranno ciò che non ci saremmo mai aspettati. E’ il libero arbitrio, bellezza.

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