Tipo Viterbo

di Daniele Capo (grafico e type-designer, socio Aiap Lazio)

Il dettaglio della scrittura esposta da cui è tratto il carattere Spurina.

Il progetto Tipo Viterbo è nato in modo semiserio tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera del 2015. Durante una visita alla Sala Regia del Palazzo dei Priori di Viterbo avevo notato un’iscrizione dipinta realizzata in minuscole: la forma delle lettere non era molto bella, in qualche caso decisamente brutta, ma nell’insieme l’iscrizione era curiosa e particolare, così ho cominciato a pensare che sarebbe stato interessante usarla come spunto per disegnare un carattere tipografico; volevo però evitare che il gioco rimanesse chiuso in un cassetto: la natura del progetto, recuperare una scrittura esposta in un palazzo pubblico, richiedeva che questo fosse pubblico, così è nata l’idea di coinvolgere altre persone con un messaggio su Facebook.

La Sala Regia del Palazzo dei Priori di Viterbo, nel cerchio in evidenza il dettaglio con la scrittura.

La squadra che così si è formata, dopo qualche assestamento, ha cominciato a lavorare sul contesto, sull’iscrizione e sul disegno del carattere tipografico. Nel gruppo, formato da me, Silvia Piscopiello, Stefano Frateiacci e Andrea Noceti, ero l’unico ad avere esperienza tecnica e di disegno dei caratteri, per cui il lavoro ha preso la forma di un laboratorio autogestito in cui, però, ognuno ha cercato di portare degli argomenti di discussione nel modo più aperto e paritario possibile.

Il dettaglio della scrittura esposta da cui è tratto il carattere Spurina.

Il lavoro è iniziato da un sopralluogo nella Sala Regia. L’apparato decorativo di questa sala è pensato per magnificare le origini della città di Viterbo individuando improbabili connessioni tra imperatori, uomini illustri e personaggi mitologici (proprio da uno di questi, Spurina, prende il nome il nostro carattere) e la città, sulla base della storia fantastica di Annio da Viterbo. La scrittura esposta su cui abbiamo basato il lavoro di Tipo Viterbo fa parte di una grande mappa della Tuscia, dipinta su una delle pareti, e parla della storia etrusca presentando Viterbo come il centro spirituale e politico di quel popolo. Gli affreschi, cinquecenteschi, possono essere definiti manieristi mentre, per alcuni tratti, ci è sembrato che l’iscrizione, almeno nella forma attualmente visibile, potesse essere più recente, più barocca.

Uno degli aspetti più interessanti di questa esperienza, che non si è ancora conclusa, è il modo di lavorare: il gruppo si è incontrato una volta a settimana a cena dividendosi i compiti, in modo che ognuno potesse esercitarsi e applicarsi su una parte del carattere, per poi discutere insieme il lavoro fatto. Questo stile di lavoro ha portato a numerosi aggiustamenti nel corso del suo svolgimento e ci ha sollecitato più di una volta a osservare nuovamente il materiale originale e a confrontarlo con altri esempi storici o altri caratteri tipografici di epoche differenti.

Il laboratorio condiviso di Tipo Viterbo. Foto © Simone Carletti

Come ogni progetto di revival ci siamo trovati di fronte alla necessità di decidere tra una riproposizione letterale e una reinterpretazione: abbiamo scelto di seguire questa seconda strada; in questo processo ci siamo spesso interrogati, proprio per questo, sulle scelte da compiere: quanto era possibile tradire? Quanto era necessario rimanere fedeli? E come fare quando non avevamo a disposizione sufficiente materiale nell’esempio storico?

Tutte queste domande hanno di nuovo reso necessario un confronto e una discussione per arrivare a soluzioni condivise.

Non meno importanti sono stati i momenti di discussione sull’organizzazione del lavoro e sulla pianificazione delle fasi del processo che, anche in questo caso, sono state affrontate attraverso la discussione interna al gruppo.

La progettazione esecutiva di Spurina eseguita in FontLab Fontographer. Foto © Simone Carletti

Quali sviluppi?

Il progetto è ancora in corso, con tutte le difficoltà che comporta un lavoro autoassegnato. Al di là dell’opera finale, il carattere tipografico, la cosa davvero importante è quello che si è creato durante il processo: un gruppo che ha cominciato a collaborare, a confrontarsi e ad aprire uno spazio di discussione, tra grafici e con la città, sulla tipografia e sulla grafica che, si spera, possa andare avanti e coinvolgere anche altri, anche oltre il progetto del carattere.

I poster realizzati come fonte di “autofinanziamento” di Tipo Viterbo. Autori (da sinistra a destra) Silvia Piscopiello, Daniele Capo, Andrea Noceti, Stefano Frateiacci

Mentre in molti contesti il disegno di un carattere identificativo dei luoghi è stato commissionato direttamente dalle istituzioni, nel caso di Tipo Viterbo questo è nato dal basso, in forma volontaria e senza finanziamenti, anche come risposta a un principio di discussione interno alla città sulla valorizzazione della sua identità che non ha però trovato risposte adeguate. Questo modo di procedere, pur nelle sue difficoltà, ha consentito l’attenzione necessaria ai dettagli e al contesto e maggiore libertà di quanto un progetto commissionato potesse garantire.


Per saperne di più su Tipo Viterbo:
https://www.facebook.com/TipoViterbo

Il sito di Daniele Capo:
http://www.danielecapo.com