Un’immersione nell’hub di Milano che ha accolto 114.000 profughi in tre anni

Siamo arrivati al finale del nostro reportage immersivo sull’hub di via Sammartini a Milano, e ho pensato di riunire qui le quattro parti in cui è stato pubblicato. Quando abbiamo cominciato, avevo questa idea: che se mi fossi messa abbastanza a lungo su questa frontiera metaforica, avrei attraversato tanti aspetti dell’esperienza di chi migra e di quella di chi accoglie, di cosa vuol dire cercare e trovare e dare rifugio, di cosa può fare la politica per guidare la solidarietà e inaugurare modelli sostenibili. Fra ruvidezze, imperfezioni e sofferenza, ho trovato tutto questo e di più, e in fondo a tutto ho trovato la mia città, e l’ho sentita più casa che mai.

Voglio ringraziare tanto Open Migration per lo spazio raro, le risorse e la fiducia che ci ha messo, e in particolare Antonella Napolitano che ha seguito tutto il progetto — e le decine di persone che ho incontrato, che mi hanno raccontato, che mi hanno aiutato con grande gentilezza, a cominciare da Silvia Panzarin.

Nella prima parte racconto la storia dell’hub, dalla sua nascita sull’ammezzato della Stazione Centrale di Milano nell’ottobre del 2013 che tutti i volontari e i protagonisti di questa storia ricordano bene, fino alla sua quarta incarnazione in una serie di magazzini ferroviari in disuso in fondo a via Sammartini.

Nella seconda parte, un’operatrice siriana dell’hub racconta come l’incontro con i profughi abbia trasformato completamente la sua vita, mentre la maggior parte delle donne che arrivano all’hub sono state violentate in Libia, e alcune sono incinte dei loro stupratori.

Nella terza parte, entriamo nel magazzino dove i milanesi continuano a mandare donazioni, e parliamo con il dottor Mohamed Boustani, milanese siriano che da tre anni cura i profughi in transito, e con Omar, eritreo, che per arrivare qui ha attraversato il Sudan, l’Egitto e il mare.

Nella quarta e ultima parte, tutti i protagonisti del reportage guardano al futuro, e per questo entriamo nella situazione dei bambini e dei minori non accompagnati, e chiediamo all’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino cosa si vede dalla cabina di regia dell’accoglienza a Milano.

Il reportage è uscito anche in traduzione inglese.