Come sopravvivere al liceo artistico quando non si è per niente artistici

Avete presente nei film l’ immagine di quelle classi di arte dove tutti gli alunni dipingono una statua al centro e nelle loro tavolozze magicamente, con qualche semplice pennellata, prendono vita vere e proprie opera d’ arte? Ecco, io durante gli anni del liceo ero più che altro quel tipo di persona che dopo sette ore di lavoro realizzava una specie di disegno informe, sbavato che assomigliava a i primi disegni di una bambina alle elementari.

In poche parole non avevo una vero e proprio “talento artistico”, anzi ero una vera schiappa in qualsiasi attività che veniva svolta al mio liceo. Mi sono chiesta più volte il perchè della mia bizzarra scelta, ma dopo i mesi e mesi passati a convincere i miei genitori ad iscrivermi non mi andava di sentirmi dire “te l’ avevo detto”.

Un giorno dopo l’ ennesima giornata di rimproveri da parte della mia perfida professoressa Graziella Rosselletti, pluripremiata pittrice di paesaggi noiosissimi, ho deciso che se volevo sopravvivere altri 4 anni in quella scuola mi sarei dovuta inventare qualcosa. Imparare a disegnare era fuori discussione, solo l’ idea di carbonici, colori ad olio, tempere mi faceva venire la pelle d’ oca e per non parlare della scultura. La soluzione ai miei problemi si è presentò quando trovai nella libreria del soggiorno un libro sull’ arte contemporanea.

Ecco cosa mi poteva salvare “ Inventarmi un mucchio di cazzate”:

Dal giorno seguente cominciai a creare opere completamente astratte con segni a casaccio, linee, punti addirittura con qualche pezzo di carta preso in giro e conclusa la mia fantastica opera iniziai ad attribugli i significati più profondi “ Questa rappresenta la morte interiore del mio Io..” oppure “ In questa mia opera si può notare il difficile rapporto con mia madre”

Non ci crederete ma se la sono bevuta tutti e in breve tempo sono diventata una delle più brave artiste del mio corso.

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