LA TERZA VIA PER L’ECONOMIA CIRCOLARE

Viviamo un grande conflitto: da una parte sviluppo economico, lavoro e progresso, dall’altra decrescita, ambiente e natura. L’etica pubblica rimane incerta sulla via da intraprendere e incerti sono i limiti da fissare al benessere individuale e alle diseguaglianze. 
Il primo percorso appare come l’unica “bussola” delle politiche industriali in cui strade-cemento-idrocarburi sono gli unici valori da tutelare e difendere per promuovere occupazione e benessere.
Il secondo percorso non è socialmente desiderabile (Alex Langer) e diventa, inconsapevolmente, un ostacolo a ogni azione strutturale di cambiamento. 
Esiste una terza via? 
La terza via è una necessità per superare la grave crisi ambientale, climatica, economica e sociale, prevede:
- la condivisione di obiettivi strategici ambiziosi e radicalmente diversi dal paradigma attuale entro il 2030–2050: economia circolare, divieto di uso di mobilità basata su combustibili fossili, produzione di energia 100% rinnovabile, zero consumo di suolo;
- una transizione sostenibile attraverso politiche fiscali che sostengano la riduzione degli impatti ambientali: incentivi a chi riduce consumi energetici e impatti ambientali, penalizzazioni a chi produce emissioni;
- un’architettura istituzionale che restituisca sovranità territoriale alla comunità locali, il vero presidio per i beni comuni. Le comunità locali con forte identità, usano le risorse comuni e sono interessate a non distruggerle e a tutelarle (Elinor Ostrom).

La tutela del territorio e dell’ambiente sono una nuova frontiera per i progressisti. La redistribuzione e l’equità riguarda anche (o soprattutto?) le risorse naturali, perché la crisi ambientale e climatica colpirà prima i territori e le persone più deboli, aumentando conflitti e diseguaglianze.

“Quando parliamo di ‘ambiente’ facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita. Questo ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati. Le ragioni per le quali un luogo viene inquinato richiedono un’analisi del funzionamento della società, della sua economia, del suo comportamento, dei suoi modi di comprendere la realtà. Data l’ampiezza dei cambiamenti, non è più possibile trovare una risposta specifica e indipendente per ogni singola parte del problema. È fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura. (Papa Francesco, Laudato si’, 139)”.

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