La cruciale importanza delle pause per lavorare e vivere meglio

Se penso ai documentari di quando ero piccolo, penso ai leoni nella savana. E se penso ai leoni nella savana, l’immagine è quella di un gruppetto di leoni all’ombra di un albero spelacchiato e solitario, che guardano in camera. Poi ad un tratto spalancano le loro fauci minacciose e… sbadigliano.

Dovessi basarmi su questi documentari, i leoni sarebbero gli animali più pigri del mondo. Altrochè i bradipi!

Poi però mi ricordo che invece la parte più spettacolare del documentario riprendeva sempre un inseguimento. Il leone (o forse la leonessa) spinto dalla fame (o forse voglia di qualcosa di buono? ;-)) decide che è il momento di rompere le scatole a qualche altro mammifero.

Cerca l’immancabile gazzella, si acquatta, si avvicina il più possibile e poi esplode in uno scatto memorabile. Dopo pochi minuti la storia finisce. Il finale è scontato.

Ora i leoni possono accomodarsi e sbranare il povero erbivoro. Poi, finalmente, potranno tornare a sonnecchiare e sbadigliare.

Veniamo a me. Vivo nel nord-est dell’Italia. Qui vige la ferrea la disciplina del duro lavoro. Durissimo lavoro. Non è un valore è un vero e proprio comandamento. E io ho obbedito dalla più tenera età.

A scuola era un continuo, indefesso studiare: mattina, pomeriggio, sera e dopo cena. Fine settimana inclusi. All’università ovviamente non ho smesso, forse è stato ancora peggio perché non avevo più attività extrascolastiche.

Poi è venuto il dottorato e il mio capo era assolutamente drogato di lavoro. Non potevo tirarmi indietro. Quindi ancora orari di lavoro incontrollati.

Ora sono un imprenditore, da diversi anni. Posso gestire il mio tempo e le mie energie come voglio.

E così, tanto per cambiare, la sera non riesco a formulare una frase di senso compiuto. A tal punto è fritto il mio cervello.

I leoni hanno capito tutto, da loro dovrei imparare. Quando lavori (ovvero, quando insegui la preda), spingi al massimo delle tue possibilità. Poi però ti prendi il meritato riposo all’ombra di un albero e non fai assolutamente niente (o fai qualcosa che ti rigenera).

Mi sento stupido ad aver trascorso tutti questi anni senza mai imparare come fare pausa. Di recente però sono diventato più bravo voglio condividere con te le cose che ho imparato.

In questo articolo ti racconterò come diventare un maestro delle pause. Finalmente lavorare meno e lavorare meglio non sarà più solo un modo di dire.

Perché lavorare meno ti permette di lavorare meglio

Sembra un concetto da baci Perugina, ma prenderlo sottogamba è un grave errore. I periodi di riposo aiutano a ottenere risultati migliori nei periodi di lavoro.

Lavorare ininterrottamente per tutto il tempo possibile o addirittura allungare il tempo possibile grazie a stimolanti vari come caffè o Red Bull non vuol dire che effettivamente produci più risultati o risultati migliori.

Ogni giorno hai un limite piuttosto rigido di ore in cui puoi produrre risultati di qualità. Superato il limite produrrai schifezze.

Quindi, probabilmente ti ritroverai a dover rifare parte del lavoro. Oppure, se non ne hai il tempo, dovrai consegnare un prodotto di qualità inferiore.

Se invece ti riposi adeguatamente, il tuo lavoro è sempre della massima qualità possibile. In questo modo non butti via niente. Nel lungo termine lavori di meno e produci risultati migliori.

Ecco un esempio dal mio lavoro. Mi trovo spesso a creare contenuti di vario tipo. Se scrivo per un’ora e mezza la qualità media rimane buona.

Quando vado oltre, sto ancora mettendo parole nero su bianco. Anche la velocità di scrittura (quindi la quantità) rimane circa la stessa. Poi, però, quando rileggo mi vergogno: ma chi ha scritto questa roba?

Mi ritrovo a dover rifare intere parti. Ero troppo stanco, avrei dovuto fermarmi e fare una pausa. Anzi, avrei dovuto smettere completamente e riprendere il giorno dopo.

Sicuramente ti sei trovato anche tu in situazioni simili in passato. Forse non te ne sei accorto perché eri troppo concentrato.

Nei prossimi giorni prova a:

  • registare il livello di energia nei vari momenti della giornata,
  • valutare la qualità delle cose che produci,
  • mettere in relazione come ti senti con ciò che hai ottenuto.

Ti accorgerai probabilmente che nei momenti di maggiore stanchezza avrai prodotto i risultati peggiori.

Non lavorare tutto d’un fiato

Prova a ricordare qualche seminario o lezioni che hai seguito in passato. Sicuramente ci saranno diversi episodi in cui ad un certo punto proprio non ce la facevi più: avresti voluto alzarti, muoverti un po’, forse bere un caffè. Rimanere seduto ti faceva veramente calare la palpebra.

Certo, spesso il docente non aiutava: era decisamente noioso. Ma non era completamente colpa sua.

È stato dimostrato che è quasi impossibile rimanere sul pezzo per più di 90 minuti di seguito. Spesso questo limite è decisamente più corto, a seconda del tuo allenamento e del tipo di attività che stai facendo.

Quindi, non dovresti mai lavorare continuativamente per più di 90 minuti. Superata questa soglia la stanchezza probabilmente la qualità del tuo lavoro ne risentirà.

Quindi, cerca di fare in modo di staccare dopo al massimo un’ora e mezza e forse prima.

E inoltre: non pensare di poter lavorare a progetti intensi per più di 4 ore. In uno studio ormai famoso, è stato dimostrato che i più grandi musicisti del mondo si esercitano intensamente per 4 ore e poi riposano o fanno attività molto meno esigenti. E anche i più famosi creativi della storia hanno sempre lavorato solo una manciata di ore, per poi prendersi luuunghe pause.

Fai pause di qualità

Staccare però vuol dire staccare. Se, come molti, lavori al computer, la pausa deve essere lontana dal computer. E attenzione: smartphone e tablet valgono come il computer.

Se vuoi che la tua pausa serva veramente a staccare e rigenerarti devi alzarti, muoverti, magari cambiare ambiente (ancora meglio se vai all’aperto), non continuare a pensare al lavoro che stai facendo.

Inoltre, le pause lunghe, quelle che vengono dopo un’ora e mezza di lavoro, devono essere anche piuttosto lunghe. Sicuramente più di 10 minuti, ma anche fino a mezz’ora.

Si, lo so, sembra assurdo. Chi può staccare mezz’ora durante la giornata lavorativa?

Ricordati però che l’obiettivo è migliorare la qualità anche se si diminuisce la quantità. Forse non ti serve mezz’ora intera, però magari 20 minuti sì. Essendo disciplinato nelle pause tornerai al lavoro rinfrescato e riuscirai a lavorare meglio, a produrre risultati migliori e anche più velocemente.

Una spolverata di brevi interruzioni

Le pause lunghe sono fondamentali, anche se richiedono molto coraggio. Ma c’è un’altra tipologia di pause che farai bene a considerare.

È importante inserire all’interno dell’intervallo di lavoro delle piccole interruzioni. Per piccole intendo della durata di circa cinque minuti.

Usa la “tecnica del pomodoro”. L’ha inventata un tizio di nome Franscesco Cirillo e funziona così:

  • lavora per 25 minuti,
  • fermati cinque minuti,
  • iipeti due passaggi precedenti per quattro volte,
  • fai una pausa lunga,
  • ripeti i passaggi precedenti quante volte vuoi.

Si chiama tecnica del pomodoro, perché il suo inventore usava un timer da cucina a forma di pomodoro (!).

Ho scoperto questo metodo parecchi anni fa. L’ho provato e abbandonato più volte.

Effettivamente ho capito che quando non lo uso lavoro peggio. Mi butto a capofitto in un’attività, perdo traccia del tempo e ad un certo punto la situazione comincia a precipitare.

La schiena mi si irrigidisce, il cervello continua a mandarmi verso facebook in cerca di una distrazione, gli occhi mi bruciano. Semplicemente sto chiedendo troppo al mio organismo.

Quando invece uso regolarmente la tecnica del pomodoro, sono un po’ infastidito dal timer che mi ferma sempre sul più bello. Però poi lo ringrazio perché le micro pause che faccio mi permettono di riposare a sufficienza da garantirmi 25 minuti di concentrazione assoluta.

Durante le pause mi distendo con la schiena per terra o faccio qualche piccolo esercizio per sgranchirmi. Il computer è molto pesante per la mia postura e i muscoli. In questo modo riesco ad arrivare alla fine della giornata più sciolto.

Le pause più belle: le vacanze

Riassumiamo. Ti ho detto di lavorare al massimo un’ora e mezza di seguito, di interromperla con brevi pause di qualche minuto, di fare una pausa più lunga dopo ogni ora e mezzo di lavoro.

Ora parliamo della regina delle pause. È una pausa che interrompe l’anno lavorativo: è la vacanza.

Andare in vacanza non è solo una moda, non è solo una cosa che fai per la tua famiglia. Prenderti alcuni giorni per staccare dal lavoro, dalla routine quotidiana, dagli obblighi vari verso te stesso, la famiglia, la comunità, la casa, serve a riposare veramente e a rimetterti in carreggiata per ripartire con la massima intensità.

I veri professionisti delle pause fanno così:

  • all’inizio dell’anno fissano sul calendario i giorni di vacanza,
  • possibilmente fanno più di una vacanza lunga all’anno (compatibilmente con le loro disponibilità),
  • distribuiscono lungo l’anno piccole uscite, una giornata, weekend, che permettano di staccare completamente,
  • quando sono in vacanza non fanno niente di lontanamente simile al lavoro, nemmeno per rispondere a una breve e-mail.

Lo so, mettere insieme tutte queste cose è difficile. Dipende dal tuo datore di lavoro, dagli impegni del tuo partner, dai figli, dal resto della famiglia. Però, è importante sapere come dovrebbero essere le vacanze ben fatte e come dovresti distribuirle durante l’anno.

Questo è l’obiettivo ottimale: cerca di avvicinartici il più possibile. Non ha senso stressarsi per ottenere il rapporto perfetto tra lavoro e vacanza: sarebbe decisamente un controsenso!

Ribadisco però: se vai in vacanza fallo sul serio. Non fare un viaggio estenuante, cerca di tenere soprattutto la testa impegnata in cose che non c’entrano con il lavoro.

Conosci te stesso

Ciò che mi sta aiutando più di tutto a usare bene le pause, non sono però le tecniche che ho scritto qui sopra. Le uso tutte, ma non funzionerebbero se non avessi una buona consapevolezza delle mie possibilità.

Devo essere in grado di valutare:

  • quanto sono veramente stanco in ogni momento della giornata,
  • quanto sono veramente concentrato mentre lavoro,
  • quali sono i lavori che mi stancano di più e quali invece richiedono meno energie,
  • quanto sto veramente riposando durante una pausa, o durante una vacanza o durante una qualsiasi attività che dovrebbe non essere lavorativa.

Quando capisci queste cose, capisci come utilizzare le tecniche di cui ho parlato sopra e adattarle al tuo caso specifico. Devi essere brutalmente sincero con te stesso.

Un bel trucco è usare la meditazione per allenare la consapevolezza di te stesso. Ho scritto un articolo che può aiutare per imparare a farla. Non è assolutamente difficile. Puoi leggerlo qui.

E ora: a riposare!

Ho passato buona parte degli ultimi anni in una condizione di stanchezza cronica. È tutta colpa mia, ma ora sto recuperando.

Riesco a produrre risultati migliori e al contempo a sentirmi meglio: non ti sembra la combinazione perfetta?

Cerca anche tu di fare un’analisi sincera di come ti senti. Probabilmente ti accorgerai che potresti stare meglio. E magari anche produrre meglio.

Prova per qualche settimana a fare un po’ di meditazione per conoscerti meglio e intanto implementa qualcuna delle tecniche che ti ho descritto.

Grazie alla consapevolezza acquisita capirai l’effetto che stanno avendo su di te. Potrai così usarle più assiduamente e soprattutto personalizzarle.

Ti auguro di ottenere il meglio e stare al meglio.

Grazie di aver letto fin qui. Se questo articolo ti è piaciuto farmi un grandissimo piacere: clicca sul cuoricino qui sotto. Mi aiuterà a capire se il post è interessante e lo farà scoprire ad altre persone che potranno usarlo per migliorare se stesse.