Bob Rifo dei Bloody Beetroots: “Se dopo Parigi non troviamo la forza di suonare, hanno vinto i terroristi”

Abbiamo parlato con il produttore Sir Bob Cornelius Rifo del Bataclan, del mercato nero di internet, in preparazione al suo dj set al Fabrique di Milano del 5 dicembre


Articolo pubblicato per la prima volta su Wired il 2/12/2015

Suonerà sabato 5 dicembre al Fabrique di Milano Sir Bob Cornelius Rifo. Il produttore italiano di fama planetaria (SXSW, Tomorrowland, Coachella, Creamfields) ha preso un periodo di pausa dal progetto musicale di indirizzo rock/electro The Bloody Beetroots per prodursi in un one man show elettronico.

Abbiamo incontrato il dj mascherato, di ritorno da Città del Messico, per una chiacchierata (non solo) musicale.

Perché firmare un dj set SBCR (acronimo di Sir Bob Cornelius Rifo)?

“È un progetto musicale necessario per portarmi fuori dalla mia zona di comfort e sperimentare. Porterà nuovo sangue ai Bloody Beetroots, che nel 2017 compiono dieci anni. Sto ancora individuando la mia cifra stilistica: mi sono imbarcato nel progetto SBCR per mettermi al passo con il sound design contemporaneo e, secondo le mie previsioni, perfezionerò il mio stile entro la fine dell’anno”.

Hai qualcosa in cantiere per il dopo dj set?

“Ho tantissima musica pronta per essere pubblicata, ho riempito tutti gli hard disk che avevo; sto lottando con Dim Mak (sua etichetta discografica) per renderla disponibile in free download.

E a febbraio/marzo del 2016 uscirà il terzo Ep firmato SBCR”.

Hai guardato l’intervista agli Eagles of Death Metal rilasciata dopo gli attentati di Parigi?

“Ho visto il trailer, ma non so se la guarderò integralmente: ho suonato al Bataclan nel 2013 e sono molto scosso. La macchina terroristica ha conquistato una bella fetta: ho fatto due live dopo la strage di Parigi, in Arizona e Città del Messico. È stato difficile trovare la forza, comunicare unità, libertà, togliere l’ombra opacizzante onnipresente. Sembra una stronzata, però quell’energia l’hanno intaccata. Farò del mio meglio, ovviamente, per togliere quell’ombra. L’unica cosa che possiamo fare è tenere le persone unite; se torniamo a casa… allora hanno vinto loro. Capisco che sia rischioso, però io il rischio me lo prendo”.

Sei rinomato nell’ambiente discografico per il tuo approccio imprenditoriale. Dacci una dritta di marketing musicale.

“Diciamo che le regole son sempre quelle: fai il singolo e vedi un po’ dove vuoi posizionarlo. L’inflazione del viral marketing vanifica però le cose belle: essere qualitativamente forti non basta più. Bisogna quindi investire in azioni complesse. Ti faccio un esempio specifico: assumere un radio team che faccia diventare rilevante la tua canzone all’interno di un circuito radiofonico che sia fuori dalla bolla del web, che sta soffocando la musica. Non è vero che internet democratizzi la musica. Il nuovo mercato nero è proprio quello dei falsi numeri della rete, dove ognuno può comprarsi like e falsare i risultati”.


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