Tweet di Matteo Renzi, allora in corsa per la segreteria del PD, in favore della stepchild adoption

#Ernestostaisereno, ovvero la berlusconizzazione del Renzi comunicatore.

Alessio Briganti
Feb 26, 2016 · 3 min read

L’ hashtag, con tutta la sua amarezza, è ironico e fin troppo scontato, ma la conclusione del percorso parlamentare del ddl Cirinnà si sta rivelando una volta di più l’occasione per notare la degenerazione delle strategie comunicative di Matteo Renzi. La distanza tra gli elevati intenti riformisti, conditi di annunci roboanti, e i risultati concreti della sua azione di governo, ben più modesti ma salutati con toni entusiastici dallo stesso premier, inizia ad essere veramente ampia per non essere colta da osservatori anche solo vagamente dotati di senso critico.

Se in passato abbiamo assistito a tweet autocelebrativi davanti a timidi “più zerovirgola” riferiti al PIL e all’occupazione, ieri, per la prima volta forse in questi due anni di governo, Renzi si è trovato a doversi esprimere al conseguimento di una vittoria di Pirro. Va dato atto che il suo esecutivo è realmente il primo in Italia ad essersi speso con determinazione per cercare di agganciare l’Italia all’Occidente nel campo del riconoscimento delle unioni omosessuali e delle coppie di fatto, affrontando le resistenze ultraconservatrici; va al contempo riconosciuta però una battuta d’arresto del suo schema tattico di alleanze a geometrie variabili, che consente di trovare sempre una maggioranza, seppure eterogenea e con numeri risicati, sfruttando la frammentazione e la litigiosità dei gruppi parlamentari e delle opposizioni.

Incassata la legge sulle unioni civili solo grazie a una rinegoziazione al ribasso con le varie componenti cattoliche, Renzi non ha palesato dispiaceri né per il parziale insuccesso, né pensando alle aspettative delle famiglie arcobaleno con prole, ma ha affidato al suo profilo Facebook uno status trionfalistico:

“ La giornata di oggi resterà nella cronaca di questa legislatura. E nella storia del nostro Paese. Abbiamo legato la permanenza in vita del Governo a una battaglia per i diritti, mettendo la fiducia. Non era accaduto prima, non è stato facile adesso. Ma era giusto farlo. Leggo critiche, accuse, insulti. Rispetto tutti e ciascuno, dal profondo del cuore. Ma quel che conta è che stasera tanti cittadini italiani si sentiranno meno soli, più comunità. Ha vinto la speranza contro la paura. Ha vinto il coraggio contro la discriminazione. Ha vinto l’amore. Se come minaccia qualcuno, io andrò a casa perché “colpevole” di aver ampliato i diritti senza aver fatto male a nessuno, lo farò a testa alta. Perché oggi l’Italia è un Paese più forte. Perché oggi siamo tutti più forti.

L’amore vince ribadisce Renzi su Twitter ed è impossibile non pensare a L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio, fatica letteraria dell’allora premier Silvio Berlusconi che a quelle pagine affidò la sua Weltanschauung. Con queste premesse, se già i giudici e i comunisti nell’iconografia dei nemici sono stati sostituiti dai più generici gufi, viene da domandarsi cosa, nel racconto renziano delle magnifiche sorti e progressive, prenderà il posto dei ristoranti pieni e dei voli tutti prenotati.

Più seriamente viene chiedersi quale frattura con la realtà porti a reclamare con tanta enfasi una vittoria che è poco più di un pareggio e come l’ansia di autocelebrarsi non lasci spazio a un rammarico per Ernesto, ammesso che sia mai esistito, e per tutti gli oltre centomila ernesti italiani. Perché il presidente del consiglio non può scrivere “ha vinto il coraggio contro la discriminazione” mentre in contemporanea un ministro del suo governo sostiene di aver impedito “una rivoluzione contro-natura” (peraltro a margine di un meeting europeo…). Senza dimenticare che poche ore prima un esponente della sua maggioranza, in aula, si era espresso prefigurando quale conseguenza delle unioni civili la piena legittimità di legami poliamorosi o perfino zoofili.

Insomma, davanti alle crisi la retorica iperbolica della rottamazione continua rischia di non pagare, anzi di aumentare quella distanza tra cittadino e potere politico che in Italia è fortemente percepita e che si traduce nei più bassi livelli di fiducia, tra quelli riscontrati nei Paesi occidentali, nei confronti dei partiti e delle istituzioni. Un racconto più aderente alla realtà, più onesto, potrebbe consentire a Renzi di recuperare il consenso perduto dopo l’ebbrezza delle elezioni europee e a scongiurare l’idea di trovarci di fronte a una nuova leadership completamente autoreferenziale che ha sostituito il vecchio showman televisivo con uno crossmediale.

Alessio Briganti

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Blogger, communication manager. Football addicted. Accidentalmente statale, convintamente liberale, per gli amici Ale. @LUISS_MACOM @UniTrieste