FVG, l’exploit grillino tre anni dopo.

Poco più di tre anni fa, alle elezioni politiche datate febbraio 2013 ci trovammo davanti a un imprevisto exploit del Movimento 5 Stelle.

Il dato relativo al Friuli Venezia Giulia fu addirittura superiore alle percentuali nazionali, tanto da consacrare il movimento di Grillo e Casaleggio come il primo partito in regione nel collegio relativo alla Camera dei Deputati con il 27,23% dei voti e il secondo partito, a un’incollatura dal PD, nel collegio del Senato in virtù del 25,47% dei consensi.

Risultarono eletti tre veri e propri “debuttanti”: Aris Prodani e Walter Rizzetto alla Camera, Lorenzo Battista al Senato.

Il terzetto non tarderà a entrare in conflitto con i due padroni del marchio e prima di metà legislatura i tre parlamentari regionali si toglieranno le (cinque) stellette per proseguire altrove l’avventura politica.

Il senatore Lorenzo Battista verrà cecchinato sul blog dalla consultazione on line per poi approdare ben presto nel Gruppo delle Autonomie Locali diventando un prezioso supporto alla risicata maggioranza di Matteo Renzi al Senato.

Rizzetto e Prodani, assieme a un manipolo di altri dissidenti, abbandoneranno il MoVimento per fondare Alternativa Libera, un nuovo soggetto politico ispirato ai valori fondanti grillini ma senza l’eterodirezione della Casaleggio&Associati. Ben presto lasceranno entrambi questo progetto per giungere in questi giorni a una decisa biforcazione dei loro percorsi: Prodani, ora iscritto al Gruppo Misto, ha comunicato l’appoggio alla lista SI Sinistra (ambientalisti ex SEL) in corsa a Trieste alle prossime affollate elezioni amministrative; Rizzetto, dopo un lungo corteggiamento, è entrato nel Gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia.

Il bilancio è presto fatto: a metà legislatura il cospicuo voto assegnato ai 5 stelle non vede più rappresentanza, il senatore è andato in soccorso di un governo targato PD, i due parlamentari sono rimasti all’opposizione e guardano uno verso una sinistra velleitaria, l’altro verso una destra identitaria.

Quale esempio più significativo per descrivere il caleidoscopio populista inscatolato dentro il fenomeno 5 stelle? Le tre traiettorie raccontano efficacemente che la presunta diversità grillino fatica poi a confrontarsi con la realtà e che la piattaforma basic fatta di sentimento anticasta e di trasparenza naif (la retorica degli scontrini) non possono imbarcare a lungo post-comunisti e sovranisti, ambientalisti e complottisti, gli anti-tasse e quelli favorevoli al reddito di cittadinanza, dove le posizioni tra base e parlamentari non sembrano più allineate sui temi caldi dell’agenda politica come immigrazione e diritti civili.

Contraddizioni che non impediranno al MoVimento di restare il punto di riferimento del voto di protesta e di consolidarsi con percentuali importanti, ma che potrebbero deflagrare di fronte a impegni più gravosi di governo locale e nazionale.

Ma in definitiva è stato un voto buttato quello che friulani e giuliani hanno assegnato al M5S tre anni fa? Secondo me va salvato il fatto che i 5 stelle hanno aperto a degli outsider che non avrebbero trovato mai spazio in un partito tradizionale nelle aree (centro, destra e sinistra) cui hanno poi rispettivamente aderito. Seppure la qualità complessiva dei deputati pentastellati lasci parecchio a desiderare, il merito di un rinnovamento nei volti, di un abbassamento dell’età media e di un maggiore coinvolgimento femminile va riconosciuto.

Di certo però nel futuro dovranno essere affinati i criteri di selezione in coerenza con obbiettivi che non potranno limitarsi al populismo generico, visto l’emergere di altri spregiudicati competitori su un fronte che rischia drammaticamente di sovraffollarsi