Il Pirellone racconta…

Il Pirellone, a lungo simbolo dell’efficienza amministrativa dell’area più ricca, produttiva e innovativa del Paese, oggi rappresenta perfettamente la parabola autodistruttiva dell’area politica post-berlusconiana.

Così ieri, ridotto a un tabellone luminoso con cui raccontare all’opinione pubblica che la nuova destra a trazione leghista non concepisce l’idea di un governo della cosa pubblica rispettoso delle minoranze e “istituzionalmente corretto”, punta piuttosto ad assecondare spinte radicalmente confessionali e ad usare senza esitazione i simboli del potere per strizzare l’occhio al proprio elettorato possibile.

Il Pirellone illuminato da Maroni, utilizzando risorse ottenute grazie alle tasse di tutti i cittadini, racconta che la Lega sostiene soltanto una versione della famiglia, quella cosiddetta tradizionale, probabilmente nemmeno più maggioritaria nella società italiana (soprattutto del Nord del Paese).

L’inseguimento ai settori più socialmente conservatori, l’incapacità di capire la modernità e di ascoltare le istanze provenienti da una società complessa che si struttura e ristruttura non certo in base all’impostazione oltranzista del legislatore di turno sanciscono la collocazione definitiva della destra post-berlusconiana in un recinto minoritario.

La spregiudicatezza con cui si serve dell’istituzione per esercitare militanza, nella scintillante idea di illuminare la notte milanese sfregiando milioni di italiani, racconta insomma come la destra leghista possa diffondere il buio quando ha il potere di accendere le nostre luci.