Tu chiamale se vuoi…

Via Salute.puorfemme.it

Mestruazióne (ant. menstruazióne) s. f. [der. di mestruare]. — 1. Fenomeno ciclico, tipico delle femmine dei mammiferi placentali, che consiste nella fuoriuscita periodica di sangue misto a secrezioni e frammenti della mucosa uterina e che si verifica quando l’uovo non sia stato fecondato e non si sia impiantato nell’utero: è legato al ciclo ormonale dell’estro e ha luogo durante l’intero arco del periodo riproduttivo dell’individuo; nella specie umana ha inizio con il menarca (prima mestruazione) e termina con la menopausa. (Treccani enciclopedia online)

Perché non abbiamo il coraggio di chiamare le cose con il loro nome? Nel XXI secolo le mestruazioni sono ancora un tabù e questo si intuisce prima di tutto nel linguaggio parlato. Fin da adolescenti ci viene insegnato a chiamarle con nomignoli, perifrasi e soprannomi; ad alludere e mai dichiarare. Questo è probabilmente dovuto all’immagine sgradevole legata alla parola mestruazione, l’unico vero nome corretto, che porta quindi alla ricerca di termini più allusivi.

Avere le regole: perifrasi che fa riferimento alla cadenza regolare delle mestruazioni.

Avere i parenti in visita: allude alla sgradevolezza e all’obbligatorietà delle visite dei parenti. In alternativa, “è arrivata la zia” o “è arrivato lo zio dall’America”.

Avere le giubbe rosse: termine storico e generico per riferirsi ai soldati dell’esercito britannico tra il XVII ed il XX secolo, così chiamati per via delle giacche delle divise di colore rosso. Questo modo di dire paragona il colore del sangue al colore delle casacche, ma anche i dolori mestruali alla potenza distruttiva dell’esercito inglese.

“Eh sì, è arrivato!” (via Hotelroomsearch.net)

È arrivato il marchese (quello che viene una volta al mese): oltre alla simpatica rima, si allude anche all’abitudine dei marchesi di indossare delle palandrane rosso vivo per distinguersi dal popolo e rendere evidente il loro rango nobiliare.

Auguri! Sei diventata signorina: tutte le figlie femmine si saranno sentite dire questa frase dalla mamma o dalla nonna. Ci si riferisce al menarca, la prima mestruazione, e gli auguri vengono fatti per festeggiare la fine dell’età fanciullesca e l’ingresso nell’età adolescenziale.

Ho le mie cose: per le persone più pudiche le mestruazioni sono qualcosa di davvero intimo e privato.

Il tempo della luna: questo modo di dire, usato anche in altri paesi del mondo come Giappone e Nigeria, deriva dall’idea che le fasi lunari coincidano con il ciclo mestruale e che la luna piena faccia venire le mestruazioni.

Lo squalo: chiamare le mestruazioni in questo modo fa riferimento ai malumori e all’irascibilità delle donne in quel periodo del mese.

Il tabù delle mestruazioni non è un’esclusiva italiana. Ecco i modi di chiamarle all’estero.

In Cina vengono chiamate “l’acqua della luna”, “piccola sorella rossa” o “generale che bussa alla porta”. In Australia ci sono “gli imbianchini in casa”, mentre negli USA si aspetta la visita di “zia Martha”, “zia Flo” o “zia Rosie”. In Repubblica Ceca le donne hanno il “fenomeno delle fragole”, in Finlandia le “giornate del mirtillo rosso”.

“Il fenomeno delle fragole” alias festa delle fragole a Nemi — ci dispiace (Via Roma Today.it)

Per le ungheresi “arrivano i russi”, per le francesi “sbarcano gli inglesi”. In Polonia si dice che “arriva la zia da Mosca”. In Spagna arriva “Andés (el que te visita cada mes)” che come il nostro “marchese” viene una volta al mese; In Giappone si usa “sieri” o “cose della luna”, “prima marea o primo fiore” per il menarca. In Nigeria è “orologio”, in Congo si è “nella luna”; nella Repubblica Sudafricana “sullo straccio”; madri e nonne portoricane chiedono alle ragazzine “ti ha già cantato il gallo?” e in India si parla del “fiore che cresce nel dio dell’amore”.

La varietà di nomignoli esistenti, per quanto divertenti o arguti, ci permette di prendere coscienza di quanto il tabù delle mestruazioni sia radicato negli usi e costumi di molti paesi del mondo. Per provare a sconfiggerlo possiamo cominciare col chiamare le cose con il proprio nome.

Livia Fioravanti